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Terra desolata: gli allevamenti intensivi sfruttano le risorse naturali – parte II

4 ' di lettura

L’essere umano è responsabile del surriscaldamento globale

Le attività dell’uomo che maggiormente fanno aumentare la temperatura terrestre sono tre: la combustione di combustibili fossili, la deforestazione e l’allevamento di bestiame. Perché? Producono enormi quantità di gas serra che alimentano il riscaldamento globale e l’effetto serra.

La combustione di carbone, petrolio e gas producono anidride carbonica e ossido di azoto, la deforestazione abbatte la funzione naturale dell’albero; assorbire CO2 (anidride carbonica) che poi il bel legname la rilascerà. Bovini e ovini nei grandi allevamenti intensivi producono durante la digestione metano. Ebbene anidride carbonica, metano, ossido di azoto e altri gas creano uno strato che non permette ai raggi solari di tornare nello spazio ed è così che si surriscalda la terra. Sinteticamente e non assumendo i ruoli di una scienziata ecco che abbiamo la nostra cappa di calore responsabile ad esempio dello scioglimento dei ghiacciai. Chi non ha mai visto l’immagine di un orso polare galleggiare su un pezzo di ghiaccio?

Il danno degli allevamenti intensivi

allevamenti intensivi

A suscitare attenzione sono gli allevamenti intensivi. Il metano prodotto è responsabile per il 19% del surriscaldamento globale, nel 2019 se n’era occupata anche Milena Gabanelli nel suo Dataroom, i dati sono di ISPRA, Istituto Sanitario per la Produzione e la Ricerca Ambientale, è risultato che lo stoccaggio degli animali nelle stalle e la gestione dei reflui inquina più di automobili e moto (9%) e più dell’industria (11,1%).

Più recente è il briefing di Greenpeace, una sintesi del rapporto Farming for failure, how european farming fuels the climate emergency . L’Organizzazione non governativa informa come all’interno del comparto agricolo, il settore zootecnico sia responsabile del 70% di tutte le emissione dirette a livello globale, non sono contate quelle legate alle coltivazioni destinate ad uso mangimistico come ad esempio l’uso di fertilizzanti. Le emissioni globali derivanti dall’allevamento, spiega Greenpeace, sono paragonabili a quelle dell’intero settore dei trasporti. La produzione intensiva di carne e latticini a livello italiano è la seconda causa della formazione di polveri sottili e dal 1990 al 2018 è aumentato.

Ad occuparsi dell’ insostenibilità degli allevamenti intensivi è anche Richard Oppenlander scrittore e saggista impegnato sul fronte alimentazione e sostenibilità, in Regimi Alimentari “smaschera” la lobby mondiale dell’industria zootecnica, senza nessun velo parla, con i numeri ai lettori, denunciando. «Per produrre 1 Kg di carne bovina occorrono circa 15.000 litri di acqua. Il 70% delle foreste pluviali è stato abbattuto o bruciato per lasciare sempre più spazio agli allevamenti intensivi». I suoi studi sono stati d’ispirazione per Kip Andersen e Keegan Kuhn autori di Cowspiracy , il segreto della sostenibilità ambientale, documentario uscito nel 2014 disponibile anche su Netflix. I registi non hanno paura nel dire che molto spesso gli allarmi lanciati da Istituti come FAO vengono ignorati, muoiono in silenzio perché l’industria alimentare ha una grossa influenza nell’economia del mondo.

La sostenibilità della zootecnica in Italia: l’analisi dell’Università della Tuscia

Nell’autunno dello scorso anno l’Università degli studi della Tuscia ha indagato l’insostenibilità degli allevamenti italiani, i risultato è uno studio dal titolo: La sostenibilità della zootecnica in Italia: un’analisi a scala regionale attraverso l’impronta ecologica, l’autore è Silvio Franco, docente di Marketing e Economia dell’innovazione presso Tuscia. È di nuovo Greenpeace a riportarne i dati con il report Il peso della carne, quante risorse naturali stanno consumando gli allevamenti intensivi?.

Cosa vuol dire “attraverso l’impronta ecologica?” L’impronta ecologica, in questo contesto, misura l’impatto degli allevamenti confrontandolo con la capacità del territorio italiano di compensare le emissione degli animali allevati.

«In Italia il sistema agricolo e zootecnico sono nel loro insieme insostenibili e creano un deficit fra domanda e offerta di risorse naturali. L’impatto ambientale dell’insieme delle attività di coltivazione e di allevamento – spiega Silvio Franco nell’intervista a Greenpeace – è pari a circa una volta e mezza le risorse naturali messe a disposizione dai terreni agricoli italiani». Un sistema, quindi, «nel suo complesso insostenibile, all’interno del quale la zootecnia gioca un ruolo rilevante. Gli allevamenti stanno consumando il 39% delle risorse naturali messe a disposizione dal territorio agricolo italiano».

Quali sono le regioni italiane che consumano più risorse?

Al primo posto la Lombardia dove il settore zootecnico «sta divorando il 140% della biocapacità agricola della regione». Per assorbire le emissioni degli animali allevati sul suo territorio dovrebbe avereuna superficie agricola di quasi una volta e mezzo quella attuale. Tale impatto, si precisa nello studio, «risulta oltre un quarto di quello nazionale e contribuisce per oltre il 10% nel determinare l’insostenibilità complessiva dell’agricoltura italiana». A seguire il Veneto, dove gli allevamenti consumano il 64% delle risorse naturali agricole, e il Piemonte per il 56%. In Emilia-Romagna, invece, il consumo è del 44% non perché il numero di capi allevati non sia elevato, ma proprio perché
la superficie agricola è molto ampia. «Più della metà dell’impronta ecologica del settore zootecnico dipende dalle regioni del Bacino Padano».
Tra le regioni del Mezzogiorno è la Campania per il 52% specializzata in zootecnica bufalina.

L’ allevamento come l’agricoltura consumano più risorse naturali di quanto il territorio agricolo sia in grado di rigenerare. Un eterno debito nei confronti della natura, a pagarlo saranno le generazioni future. A tale proposito Silvio Franco dice: «Il processo è semplice: stiamo
immettendo nell’ambiente più emissioni e scarti di quello che l’ambiente è in grado assorbire,
quindi stiamo regalando a chi verrà dopo di noi una serie di problematiche ambientali senza dare loro le risorse per riuscire a gestirle».

La soluzione all’allevamento intensivo

La soluzione proposta dall’esperto è quella di adottare tecniche di allevamento meno impattanti. Ma, come sottolinea Greenpeace, è necessario una riduzione di produzione e consumo di prodotti di origine animale. Sono le istituzioni scientifiche a dirlo. Se la missione del Green Deal è arrivare alla neutralità climatica entro il 2050, ridurre la produzione è solo il primo passo. Il dato è chiaro: «In tutti i Paesi europei almeno l’80% delle emissioni di CO2 equivalente del settore agricolo è dovuto agli allevamenti. Per limitare questo contributo si devono usare tutti gli strumenti disponibili, tra cui anche la riduzione dei capi» a dirlo è Adrian Leip, dell’Unità Food Security del JRC ( servizio scientifico interno della Commissione Europea).

Non basta però ridurre il capo di bovini allevati, continua Leip, se la riduzione non sarà accompagnata da un calo della domanda di carne la soluzione resterà quella di importare dall’estero. «Diete a basso consumo di prodotti di origine animale possono aiutare a ridurre le emissioni globali tra le 3 e le 8 gigatonnellate di CO2 l’anno».

Potrebbe essere questo uno degli obiettivi della nostra nuova Transizione ecologica? Sensibilizzare il cittadino ad un consumo consapevole, il pianeta terra è stremato. L’overshoot day 2020 – il giorno che segna la fine delle risorse prodotte dalla terra, quando è tutto esaurito – è caduto il 22 agosto. Non basta un pianeta per soddisfare i nostri bisogni.

Si è parlato solo di dati; quanto una mucca, un maiale, una pecora o un pollo possono inquinare il nostro mondo? Per parlare di etica dell’animale è necessario un altro capitolo, dedicato a coloro che preferiscono la parole animale o essere vivente a quella di carne.

Giorgia Persico

One Comment

  1. Mario Mario 24 Marzo, 2021

    Finalmente un articolo interessante, brava Giorgia Persico. Forse per come è strutturato e per la sintesi l’articolo migliore del sito per ora.

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