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Affitti in Italia: le nuove strade del mercato immobiliare

3 ' di lettura

Neanche la realtà degli affitti in Italia si può sottrarre alle conseguenze della pandemia. Se per molti esiste un prima e un dopo Coronavirus, anche il mercato immobiliare ha dovuto fare i conti con le drammatiche conseguenze degli anni passati.

Chi scrive questo pezzo ha presente le difficoltà e il caos che muovono gli affitti in Italia. Sono stato uno studente fuorisede per due anni, e nel corso di quel periodo ho capito che le modalità di affitto e contratto variano da persona a persona. Non c’è un regolamento specifico. I proprietari degli appartamenti hanno le loro regole. Fine. Giuste o sbagliate che siano (aggiungo anche strane), il contratto da rispettare resta quello.

L’esperienza di un affittuario fuorisede

Come detto, sono stato un fuorisede. E con mia grande sfortuna ho stipulato il mio primo contratto d’affitto a settembre 2019. Pre-pandemia, insomma. Subaffitto, pagamento del mese corrente e caparra, una cifra di poco inferiore ai mille euro. Per annullare il contratto: preavviso di almeno sei mesi.

Queste condizioni, attualmente, sarebbero impossibili per chiunque. E attenzione: il prezzo non è il motivo principale. Con l’arrivo della pandemia, infatti, questo tipo di contratto per i fuorisede è impossibile da sostenere. In un momento storico dove l’Italia, l’Europa e il mondo aprono e chiudono tutto, chi si impegnerebbe in contratti del genere?

A prescindere dalla flessibilità dei proprietari (non sempre accade ma vogliamo pensare di sì), l’incertezza degli affitti ci mette nelle condizioni di affrontare ulteriori ragionamenti. Già dall’anno scorso infatti, complice la didattica a distanza per gli universitari e lo smart-working per moltissimi settori lavorativi, coloro che possedevano un contratto d’affitto hanno preferito annullarlo e cercare una situazione immobiliare più consona ai lockdown. Molti altri hanno resistito, complice anche l’aiuto stesso dei proprietari degli immobili, con pagamenti e disdette di contratto più coerenti alla situazione. La resistenza si è piano piano affievolita, e già dal 2021 i contratti si muovono su altre rotte.

Gli affitti in Italia tra pandemia e smart-working

Se nel 2020 il mercato degli affitti in Italia ha subito una frenata importante, le conseguenze si sono protratte anche al 2021. Questo perché tra la fine del 2020 e la metà del 2021 il sistema dei colori bianco, giallo, arancione e rosso ha limitato il nostro quieto vivere. E anche i nostri spostamenti. Smart-working e didattica a distanza hanno fatto il resto, sistemando davanti a un computer milioni di italiani. Questo perché la necessità di abitare vicino all’azienda o all’università non era più tale.

Di conseguenza, si è capovolta la situazione: l’offerta ha superato la domanda degli affitti. Chi scrive ricorda bene le difficoltà nella ricerca di una casa in affitto tra luglio e agosto 2019. Ora questo problema è superato. Anzi, l’offerta degli affitti ha subito, tra il 2020 e il 2021, un +1,8% – a discapito di un -6% della domanda.

Meglio un contratto breve

Sempre più spesso, studenti e lavoratori – coloro che muovono una fetta importante del mercato degli affitti – decidono di stipulare un contratto breve. Il tipico contratto pluriennale lascia il posto a una tipologia più alla mano e incline all’esigenza del cliente. L’affitto breve o temporaneo si differenzia dal contratto classico principalmente per la durata. Viene definito “contratto di locazione ad uso transitorio”, in quanto si differenzia dal contratto breve di tipo turistico.

I vantaggi del contratto breve

I vantaggi dell’affitto transitorio si sposano perfettamente con la situazione lavorativa e universitaria. Questo perché il contratto può essere stipulato per una durata inferiore a quella minima stabilita dalla legge per le locazioni a canone libero (quattro anni con la possibilità di rinnovo per altri quattro) o per i contratti d’affitto a canone concordato (tre anni rinnovabili per altri due). L’esigenza di una sistemazione transitoria, temporanea e breve, quindi, è vista come la soluzione migliore per chi, ad esempio, ha bisogno di una casa temporanea per ristrutturazioni o calamità naturali. O per chi assiste familiari in città diverse da quella di appartenenza. Non solo studenti e lavoratori, insomma.

Un lavoro della durata di qualche mese e con un grosso punto di domanda sul possibile rinnovo di contratto. Oppure lo studente universitario fuori sede che si sente sbalzato come una pallina da tennis tra una lezione in presenza e una davanti allo schermo del computer. Per queste due tipologie di affittuari la flessibilità è fondamentale, e un contratto di questo tipo danneggia meno anche economicamente.

Questa situazione si contrappone a un problema – o meglio, a una riflessione legittima. Nel mercato immobiliare e in particolare degli affitti, in Italia, non esiste una regolamentazione precisa. Ogni contratto d’affitto assume termini e modalità diverse a seconda dei proprietari. Una normativa a livello nazionale per regolare i contratti d’affitto e rendere omogenea una situazione che, alla luce dei cambiamenti imposti dalla pandemia, riserverà delle novità nel futuro del mercato immobiliare.

Andrea Cicalò

One Comment

  1. Gismondo Gismondo 22 Febbraio, 2022

    Però noto come i fuorisede vogliono sempre stare in centro a Parma. Basterebbe prendere magari un’utilitaria di qualche anno, andare ad abitare nella prima periferia o campagna di Parma e con 400 euro uno ha bilocoale dignitoso, anzichè una stanza che è un loculo dove si condivide persino il bagno con gente sconosciuta.

    I contratti italiani, se comparati con quelli dei paesi dell’unione europea, sono tra i più flessibili e anche meno cari.

    Però c’è la voglia del fuorisede (in particolare le ragazze) di andare a fare l’aperitivo fuori in centro e scendere a piedi per trovarsi già davanti al bar, fare l’immancabile foto lennonistica radical chic in piazzale della Pace mentre si legge un libro. Se uno che studia al campus va ad abitare a Felino ed è già al campus in macchina in pochissimi minuti. Se uno che studia in via Kennedy va ad abitare a Pontetaro in 15 minuti arriva e paga affitti molto bassi sui 350/400 euro per un bilocale.

    Ma il fuorisede vuole fare quella vita da studente tipico dell’università di bologna, trovarsi alla sera in casa di altri, e stare in centro. Io ricordo che quando facevo l’università stavo dalle 8 alle 20 a studiare e non passavo il tempo a fare gli aperitivi o al parco ducale con i professori a disquisire del nulla cosmico (come anche nelle biblioteche e librerie radical chic del centro).
    Non solo. Volete stare a Parma in città? Benissimo: anche se qualche professore si fa immortalare solo in piazza Garibaldi e in strada Duomo nel salotto bene di Parma (salvo poi andare giusto per una serata al Parco nevicati a Collecchio per la festa multiculturale e mangiare un tondino di riso etiope prendicando a parole l’integrazione, il “volemose bene”) ci sono appartamenti che costano pochissimo in via palermo, via Trento, via brennero, via Venezia dove non solo si paga meno ma si può fare la famosa integrazione magari andando al bar nigeriano, dal parrucchiere della Costa D’Avorio. Posti dove qualcuno io non vedo mai anche se critica sempre la Meloni e Salvini.

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