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Fuori dal bosco della violenza, per le donne vittima serve una società pronta

3 ' di lettura

Continuo a pensare ad Alex, i suoi occhi sbarrati, la testa rigida sul letto. Fissa il respiro di un uomo andato fuori di sé. Dal primo minuto dell’episodio pilota di Maid, la serie tv Netflix uscita lo scorso ottobre, il tema che si delinea non è la paura, ma la consapevolezza. Specularmente, credo, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre, oggi come ogni anno, serve a sensibilizzare. A dirlo sono, prima di ogni attivista, i numeri: quelli diffusi nei giorni scorsi dal report della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato da un lato, e la relazione della Commissione d’Inchiesta al Senato basata su 1500 fascicoli processuali. Nel 63% dei casi le donne non rivelano a nessuno di subire violenza. Al 21 novembre le vittime di sesso femminile sono 109. Centonove. Per 63 volte l’omicida è il partner o l’ex.

Alex e la piccola Maddy se ne vanno

Così, Alex prende la sua Maddy dal lettino e lascia la casa mobile in cui viveva. Repubblica.it descrive con grafici le storie di chi invece, quella scelta non ha fatto in tempo a compierla. Quindi, sceglie di riportare un elenco di nomi. La lista contiene i dati essenziali delle vittime: il luogo in cui vivevano, l’età, la data del decesso. Antonia di Rosa (Vicenza) aveva 79 anni, Roberta di Caccamo (Palermo) 17. Due angoscianti estremi di un fenomeno universale. Se le ritualità devono sensibilizzare, le storie hanno il compito di offrire ogni possibile contronarrazione. Parlare di violenza non è abbastanza, senza approfondire le ragioni di un fenomeno ancora sommerso, spiegando la paura; contestualmente si cerca di affrontare la questione sul piano della consapevolezza delle vittime, come precondizione necessaria per compiere una scelta. Denunciare, andarsene, chiedere aiuto. In altre parole, ben vengano le iniziative nelle piazze, nelle scuole, nelle sale delle associazioni, ben vengano muri e volti tinti di rosso, unirsi al coro unico che dice “Basta”, perché più forte è il grido, più cresce l’esigenza di una presa di posizione forte di chiunque possiede gli strumenti per contrastare il fenomeno.

Alex e Maddy protagoniste di Maid

Alex e il sistema statale

Ricevuta da un funzionario dei servici sociali, Alex comprende che la strada verso l’indipendenza è barricata da vincoli burocratici, ma allo stesso tempo, impara in fretta a dare un nome alla sua condizione: è una vittima, pertanto deve essere tutelata. Quindi, tocca alla politica. La relazione esposta in senato dalla Commissione d’inchiesta apposita lo scorso 23 novembre, senza introdurre nessun dato di novità, conferma il dramma di fronte al quale la società tutta è chiamata a una presa di responsabilità. Presentare il dato allarmante alle massime cariche dello Stato come il Ministro delle Pari Opportunità, degli Interni e della Giustizia, significa questo: le istituzioni chiedano al Parlamento di condividere e indirizzare il Governo verso misure atte a contrastare il fenomeno. Anche perché, l’Italia è indietro da questo punto di vita. Il rapporto annuale di ActionAid, che monitora i fondi destinati ai centri antiviolenza, denuncia ritardi cronici e risorse non sufficienti: per esempio, solo l’ 1% dei 3 milioni del DL Cura Italia di marzo 2020 previsti per le spese di sanificazione, acquisto mascherine e gel disinfettante delle Case Rifugio sono arrivati a destinazione.  Il nuovo Piano Antiviolenza 2021-2023, lanciato in questi giorni, con un ritardo di quasi un anno, non è accompagnato da un piano operativo con tempistiche chiare e verificabili. Eppure, si tratta di un obbligo di legge. Con l’introduzione del Decreto-Legge 93/2013 convertito con modificazioni dalla Legge 119/2013, il nostro Paese ha introdotto l’obbligo di finanziamento annuale per le strutture di accoglienza su tutto il territorio nazionale attraverso le Regioni e l’adozione di un piano pluriennale contro la violenza di genere. In entrambi i casi la ripartizione delle risorse stanziate è in capo al Dipartimento per le Pari Opportunità (DPO).

Alex e Maddy nel bosco

Il rischio di inoltrarsi nel bosco è quello di incontrare orsi aggressivi. Alex lo spiega alla piccola Maddy ma non per questo rimarranno dove l’ombra degli alberi non può spaventarle. Si può attraversare il bosco. Oggi, Action Aid chiede sopra ogni altra cosa di rafforzare tutti i canali di comunicazione per il numero gratuito 1522 antiviolenza e stalking. «Intorno alle donne bisogna stringere una catena di protezione con protocolli condivisi, in modo che tutti, dal medico di base all’agente di polizia all’avvocato, sappiano leggere le violenza» dice la senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione. Così, il medico, l’avvocato, l’agente, ma anche i familiari, gli amici e chiunque appartenga alla rete di contatti della vittima – e potenzialmente ciascuno di noi – abbiamo il dovere di decostruire ogni pregiudizio, ascoltare, comprendere e distinguere una violenza. Ci viene chiesto di abbandonare la tendenza a giustificare l’atto di abuso, più diffuso tra gli uomini che tra le donne, e divenire capaci di “leggere un protocollo”. Per il comune cittadino può voler dire riconoscere quel codice non verbale che la vittima può compiere alzando quattro dita di una mano, poi stringendo il pollice sul palmo e richiuderla. Le adolescenti lo hanno imparato su TikTok, mentre noi tingiamo di rosso le scarpe con i tacchi. Significa imparare a distinguere un’emozione, un volto provato, abituato a silenziare il problema, negandolo. Significare infittire il bosco delle donne violentate, senza nessun raggio di sole a penetrare.

Sofia D’Arrigo

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