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Maradoneide

4 ' di lettura

Meritava tutte quelle prime pagine sui giornali di tutto il mondo? E quei lunghissimi inizi di tg più gli speciali in prima serata? E quegli omaggi di folla a Napoli e in Argentina a dispetto delle precauzioni antivirus…?

Diego Armando Maradona era “solo” un calciatore. Forse il migliore calciatore di tutti i tempi (se la vede con Pelè che era più forte fisicamente), certamente il miglior creatore di calcio. Ma chi fermasse a questo il suo pre-giudizio dimenticherebbe che attraverso il calcio Diego Armando ha scritto qualche pagina che va oltre lo sport: è arrivato sul tetto del mondo partendo dai quartieri poveri di un sobborgo povero di Buenos Aires e ha firmato da protagonista un’impresa sportivamente e socialmente più difficile che altrove, come vincere due scudetti a Napoli.

Ma soprattutto, il suo calcio è stato vissuto e interpretato come un’Arte, che ha trasmesso in tutto il mondo grande gioia ai miliardi di innamorati di questo sport. Una sorta di Pavarotti del pallone, anche se i suoi vizi lo farebbero accostare musicalmente più a un John Lenon o meglio ancora al mancino Jimi Hendrix. Ovvero, quel “solo” calciatore ha in realtà dispensato emozioni planetarie che possono lasciare indifferenti i “no calcio” ma che non possono essere sottovalutate da chi sa che lo sport è, proprio insieme alla musica, il più universale linguaggio nelle attività e nei mestieri inventati dall’uomo.

Certo, sempre e solo calcio rimane. Anzi, già sul campo iniziano gli aspetti più oscuri e più sgradevoli di Maradona: come il clamoroso furto del gol di mano ai danni dell’Inghilterra, nel mondiale poi vinto dalla sua Argentina nel 1986. Furto con destrezza, seppur di mano mancina: perfino oggi, nel rivederlo a velocità normale non ti accorgi che non si tratta di un colpo di testa. E ancora non esisteva il Var: come perfidamente hanno invocato alcuni giornali inglesi che nel giorno della morte, ricordando che quel giorno lui parlò di gol segnato dalla “mano de Dios”, gli hanno titolato quasi compiaciuti “In the hands of God”. E però, quasi a farsi perdonare quel furto e quella scorrettezza, pochi minuti dopo il gol di mano Maradona ne segnò un altro, talmente bello da essere unanimemente definito il gol del secolo. Come a dire: è vero, l’ho fatta grossa ma in realtà non ho bisogno di mezzucci per essere il migliore, e sono qui per farvi felici con il mio talento.

Ma quel colpo di mano è nulla rispetto alle ombre vere di Maradona: la cocaina, i rapporti mai ben chiariti con alcuni boss della camorra napoletana, i guai con il fisco (qui in buona compagnia con tanti idoli sportivi nostrani e non). Ombre che alla lunga hanno ucciso, e non certo aiutato, il suo immenso talento, e che hanno poi finito per minarne la salute probabilmente fino alla morte. E che ovviamente incidono pesantemente sul giudizio sul Maradona uomo. Del quale i giornali hanno ricordato anche taluni aspetti politici: su tutti l’amicizia con Fidel Castro, pur se la politica è stata a sua volta fonte per Maradona di scelte e amicizie contraddittorie.

Quando in gennaio per la prima volta sono stato a Napoli, innamorandomene, avevo toccato con mano un vero culto, anche a distanza di tanti anni da quegli scudetti. Magliette, murales, perfino – in una pizzeria – esposte alla parete le mutande di Maradona (!). E i tg ci hanno mostrato il negozio-santuario del suo barbiere, con esposta in teca una ciocca dei capelli del Pibe de oro quasi come un secondo sangue di San Gennaro, oppure il ragazzo che (accanto alle centinaia di coetanei che furono battezzati “semplicemente” come Diego Armando) porta il nome ancora più esteso che il padre registrò all’anagrafe a insaputa della moglie: Diego Armando Maradona Mollica, ove l’ultima parola è cognome e le prime tre sono il nome…

Si potrà ironizzare o vedere tutto ciò come prova di ignoranza popolare. Ma chi non conosce i Napoletani e la loro particolare ma profonda cultura (è lì che ho sentito parlare l’italiano più elegante anche dalla gente semplice) forse non può afferrare che dentro quel pallone Napoli potè mettere e realizzare i suoi sogni, quotidianamente negati dalle lacune delle istituzioni, dai retaggi della storia, dalle intrusioni della criminalità organizzata, e infine certamente anche da una certa filosofia diffusa. Maradona, seppur in quel settore apparentemente minore e futile, rifece di Napoli una capitale, vincente e rispettata. E per una città come quella non fu e non potrebbe tuttora essere cosa da niente.

E allora? Allora, mettendo insieme il rigore intellettuale che dovrebbe guidare un docente di Giornalismo ma anche l’amore per il gioco più bello del mondo e l’innamoramento per Napoli, io dico che sì: era giusto, a parte qualche eccesso qui e là, di minutaggio e di toni, parlare tanto di Maradona. O meglio, era giusto soprattutto ripercorrere la favola del bambino Diego Armando che a un microfono sbucato nei quartieri mentre lui accarezzava coi piedi il pallone rivelava che il suo sogno di scugnizzo argentino era quello di giocare (attenzione a questo verbo, che mise prima di “vincere”) la finale dei Mondiali. Era giusto ripercorrere la favola che visse in quegli anni Napoli (“Che vi siete persi!” fu scritto sul muro del cimitero dopo il primo scudetto).

Ma sarebbe stata anche una straordinaria occasione giornalistica per un longform televisivo di vero aprofondimento che, dribblando santificazioni e demonizzazioni, ci raccontasse oggettivamente nel bene e nel male la parabola che portò quel Diego Armando a diventare Maradona. E ci raccontasse la sua Napoli. Affinchè i bambini di oggi possano cercare anche in un pallone, ma in modo sano e corretto, la strada per crescere e per imparare a fare squadra. Come soprattutto a Napoli seppe fare, diversamente dal divo narciso del calcio di oggi, Diego Armando Maradona, il calciatore campione che non smise mai di essere bambino. E il suo segreto di campione-bambino è racchiuso nella sua frase secondo cui anche al pranzo di nozze, vestito completamente di bianco, se gli fosse arrivato un pallone sporco di fango non avrebbe esitato un attimo e avrebbe cercato, come sapeva fare lui, di stopparlo di petto, per poi cercare il gol e vedere la gente sorridere, felice per lui e con lui.

Di Gabriele Balestrazzi

(il collage delle prime pagine è stato pubbblicato su eurosport.it )

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4 Comments

  1. Mario Mario 16 Dicembre, 2020

    sinceramente penso che sia una riflessione semplice e non coraggiosa, anche inutile, e un lettore si aspetterebbe molto di più da uno che fa gioralismo, parlare di Maradona lascia il tempo che trova.

    In Italia per uno che faceva uso di cocaina (più di Maradona), che ha evaso il fisco (più di Maradona) e che doveva restituire soldi allo Stato, che tradiva la moglie ed era un donnaiolo più di Maradona (con uno figliastro illustrissimo pure a Parma), che ha un nipote misteriosamente morto nessun operatore dell’informazione a livello nazionale e parmigiano non ha detto niente, ed era a suo modo coinvolto nel mondo del calcio.

    • Redazione Redazione Post author | 16 Dicembre, 2020

      Perbacco, non ci avevo pensato: “parlare di Maradona lascia il tempo che trova”. Lo ha scritto solo a noi o anche ai direttori dei quotidiani di tutto il mondo che hanno parlato di Maradona (ma giusto poche righe…)? La ringrazio anche per l’illuminante spunto culturale sul t”raditore della moglie e donnaiolo”: forse ha sbagliato indirizzo e pensava di scrivere a Novella 2000…? Quanto alle morti misteriose, se lei ha elementi spero che sia andato a presentarli e documentarli in procura. Buona serata, anonimo Mario: come ho già detto, la capisco se su commenti del genere non si sente di metterci anche cognome e faccia. (Gabriele Balestrazzi)

  2. Mario Mario 16 Dicembre, 2020

    Si sbaglia: non è sbagliato parlare di Maradona come fatto di cronaca comehanno fatto in tanti, ma fare della filosofia sull’argomento di Maradona e farsi le domande che si è posto nell’articolo tra il giocatore fenomeno e una vita di eccessi e se è giusto ricordarlo.
    Questa filosofia e queste riflessioni sono inutili, non gli articoli di cronaca di direttori di giornali.

    Non mi dica che non ha capito chi è il donnaiolo (con figliastro illlustrissimo a Parma…..), che ha abusato (per sua ammissione) di cocaina (per cui come Maradona) anche se diceva per uso terapeutico e che deve (ri)dare tanti soldi al fisco italiano a cui lo Stato fa pure i funerali. Sono queste le riflessoni scomode che un lettore vorrebbe leggere, ma mica la riflessione inutile, scontata, semplice su Maradona. E’ lecito fare i funerali di Stato ad un cocainomane, donnaiolo, che è cresciuto con i sussidi statali e anche ai vertici di club calcistico siccome parliamo di calcio?

    • Redazione Redazione Post author | 17 Dicembre, 2020

      Le spiego una cosa del giornalismo: si può in effetti parlare di tutto e scrivere tutto. Però occorre il coraggio di metterci una firma e la faccia…Quando lei scriverà su un suo blog le cose che dice e ovviamente le documenterà, perchè il codice penale non prevede le chiacchiere da bar ma divide fra verità provate e diffamazione, allora verremo tutti a prendere lezioni da lei. Per ora vedo solo un anonimo, quindi pavido e per di più supponente. E io le lezioni sono abituato a prenderle da chi posso guardare negli occhi. Quanto a Maradona, non mi pare che il nostro sito contempli l’obbligo di leggere ciò che non interessa a lei. A me invece interessava, con sua buona pace. Buone Feste ! (Gabriele Balestrazzi)

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