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In un mondo che non ci vuole più

2 ' di lettura

L’aumento dei costi di produzione e il cambiamento climatico hanno portato ad un rincaro dei prodotti alimentari. La prima prova è stata la spesa per la vigilia di Natale, con un aumento rincaro del 25% rispetto all’anno precedente.

Coldiretti spiega il perché

L’ associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana lancia diversi allarmi che giustificano l’aumento dei prezzi. Una prima causa è il cambiamento climatico: gli sbalzi termici hanno danneggiato le colture invernali di cavoli, verze, cicorie e broccoli, non abituate a temperature improvvisamente così rigide. La domanda aumenta ma i prodotti sono sempre più scarsi.

Alluvioni, uragani, siccità e improvvise glaciazioni hanno fortemente spogliato i campi. Si pensi alla produzione di caffè in Brasile e in Colombia impoverita non solo dal fenomeno meteorologico della Niña , ma anche dalla politica di deforestazione del presidente brasiliano Bolsonaro. Altra nazione danneggiata è l’Etiopia, dove la produzione di caffè non sembra essere priorità, dato lo stato di emergenza causato dalle manifestazioni dei ribelli.

La produzione agricola italiana e le importazioni sono inoltre danneggiate da un forte aumento dei costi dell’energia. Infatti, “i rincari hanno un impatto devastante sulla filiera”, denuncia Coldiretti. “Dal campo alla tavola, in un momento in cui con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di accaparramenti, speculazioni e aumenti dei prezzi dei beni essenziali che deve spingere il paese a difendere la propria sovranità alimentare”.

Problema energia

Il settore agricolo richiede un grande consumo di energia. Si registra un rincaro fino al 50% per il gasolio necessario per le lavorazioni dei terreni, a cui si aggiunge l’aumento del 143% dell’urea (fertilizzante impiegato in agricoltura per la nutrizione del terreno, fondamentale nella fase post-semina). I produttori di grano, quest’anno – secondo l’analisi Coldiretti -, devono spendere 400 euro in più all’ettaro, dalla semina fino alla mietitura.

Un aumento dei costi che riguarda anche l‘alimentazione del bestiame e il riscaldamento delle serre per ortaggi e fiori: “Molti – sottolinea Coldiretti – sono costretti a spegnere, mettendo a rischio la produzione del florovivaismo nazionale”. Si aggiunge un aumento dei costi sulla produzione di imballaggi dalla plastica (+72%) per i vasetti dei fiori, dei banda stagnata per i barattoli (+60%), del vetro (+40%) per i vasetti, della carta (+31%). E ancora: le etichette dei prodotti che incidono su diverse filiere, dalle confezioni di latte alle bottiglie per l’olio, dai succhi e alle passate, dalle retine per gli agrumi ai barattoli smaltati per i legumi.

Dal produttore alla tasca del consumatore

L’amento dei costi per i produttori si traduce con un aumento dei prezzi per il consumatore che, avvicinandosi agli scaffali, nota prezzi strepitosi.

Interessante è la dichiarazione di Vincenzo Divella, amministratore delegato dell’omonimo gruppo pugliese, riportata sul “Sole 24Ore”: “Un chilo di pasta, che a settembre la grande distribuzione comprava a 1,10 euro, ora ne costa 1,40. E per la fine di gennaio arriverà a 1,52 euro. Un aumento del 38%”.

Aumentati anche lo zucchero (29,8%), i grassi vegetali, (65,8%), i prodotti lattiero-caseari (16,9%) e la carne (12,7%)

Esaurito, affranto e desolato. Sono questi gli ultimi sentimenti del nostro pianeta e dei suoi ospiti. Anche se siamo stati preparati dai notiziari e da Cingolani, le ultime bollette e i cari prezzi dei prodotti alimentari più amati sono stati un duro colpo. Si attendono nuove misure e nuovi provvedimenti.

Giorgia Persico

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