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Le competenze della vita che la scuola dovrebbe includere

5 ' di lettura

Nonostante la loro rilevanza, alcune nozioni non vengono insegnate a scuola. Crescendo, però, diventano un bagaglio utile e indispensabile che aiuta ad affrontare la vita di tutti i giorni.

In media, in Italia trascorriamo sui banchi di scuola circa dodici anni della nostra vita. Su questi – piegati, curvi e a volte annoiati – nonostante tutto si cresce. Tuttavia, sono poche le volte in cui la scuola ci prepara impeccabilmente alla vita: il più delle volte si imparano materie canoniche e tradizionali, dando poca rilevanza alle competenze che serviranno concretamente e professionalmente. A prescindere dalle rivoluzioni e dai mutamenti del sistema scolastico, oggi è ancora estremamente difficile che questo riesca a colmare tutte le lacune che si presenteranno con il futuro.

Questa riflessione non vuole trattare l’intero percorso scolastico – sarebbe impossibile -, ma riferirsi più specificatamente alla scuola secondaria di primo e secondo grado, gli anni critici dell’adolescenza. Gli anni in cui – con tutte le difficoltà del caso – bisogna riuscire a trovare sé stessi per decidere il proprio futuro: continuare a studiare o buttarsi nel mondo del lavoro? È la domanda più gettonata, ma anche la più spaventosa. È il primo ostacolo che incontrano i giovani e che li “obbliga” a fare una scelta che condizionerà la loro intera esistenza.

Chiaramente, non devono farsene carico da soli. Questo percorso richiede intermediari competenti: i professori, che appunto aiutano gli studenti. La vocazione di questi dovrebbe puntare alla formazione dei giovani, senza dimenticare l’ascolto. Dialogare e consigliare senza influenzare eccessivamente è il binomio perfetto.

La dura legge del diventare adulti

Il rito di passaggio che apre le porte al mondo adulto è un momento che molte volte diventa drammatico. Una condizione che difficilmente si risolverà nel giro di qualche anno. Catapultati nella vita senza più esami, note disciplinari, voti e professori, il primo shock si verifica con le primissime decisioni pratiche da affrontare. Sarà difficile scegliere, perché non si riusciranno a ponderare nel modo più giusto i pro e i contro di una data decisione.

Arriveranno i problemi riguardo alla gestione dello stress – sempre che non si siano già palesati durante la scuola -, che influenzeranno le giornate. Come se non bastasse, con un lavoro e una casa da gestire da soli, subentreranno anche le difficoltà del muoversi in questi nuovi terreni: i pagamenti delle bollette, la rata della macchina, l’interpretazione della propria busta paga.

È per questo che la scuola (media e superiore) dovrebbe dedicare spazio e tempo ad alcune competenze che aiuterebbero nella risoluzione dei problemi di tutti i giorni. Queste nozioni diventerebbero, insieme alle altre materie, un indispensabile bagaglio sempre a portata di mano. Quando un problema di qualunque natura si presenterà, poi, sarà come un libretto di istruzioni da poter consultare. A volte decifrarlo potrà essere intricato e difficile, ma alla fine si avranno le competenze base e la strada sarà tutta – o quasi – in discesa, perché la sua efficacia è una garanzia.

Imprenditoria e finanza personale

Una prima competenza essenziale che andrebbe sviluppata è la gestione del denaro. Il “dio denaro” è il più delle volte visto come un male, uno spauracchio consumistico da cui stare lontani, ma senza soldi e senza risparmiare non si campa. Perciò è importante trasmettere ai futuri adulti un’infarinatura generale: spiegare che cos’è un 730, una dichiarazione dei redditi, come aprire una partita IVA. Potrebbe spiegarlo un professore di economia, o anche un qualunque altro professore ferrato su questi argomenti. L’importante è tenere a mente che, se da un lato si insegnerà la parte pratica, dall’altro ci sarà bisogno di spiegare le leggi non scritte e implicite dell’imprenditoria, della finanza e dell’economia.

Imparare ad imparare

I giovani non hanno un buon metodo di studio. Sono affetti dal cosiddetto analfabetismo funzionale. Lo sentiamo dire continuamente, e le ricerche purtroppo lo confermano. In Italia, dai dati OCSE-PIAAC del 2016, riguarda il 27,9% degli individui dai 16 ai 65 anni. Certamente non è così per tutti, ma viene comunque da chiedersi cosa ci sia alla radice del problema. Sono pochi i professori che durante il percorso scolastico spiegano cos’è un metodo di studio, o che sottolineano come ognuno debba trovare il proprio. Inoltre la chiave per studiare – anzi, imparare ad imparare – è una competenza che non finisce quando si chiudono i libri di scuola.

Perciò un valido metodo di studio non solo è importante per ottenere un bel voto, ma anche per comprendere qualunque nozione: dalla lettura di un romanzo per semplice passatempo allo studio di un manuale universitario, fino alla comprensione di un comunicato o di una mail lavorativa. Ogni materia, poi, può richiedere l’implementazione di un preciso metodo (per esempio quelle umanistiche e più discorsive divergono rispetto a quelle scientifiche e magari più attinenti allo studio mnemonico). A questo proposito Andrea Giuliodori nel suo blog Efficacemente tratta di crescita personale, metodi di studio, motivazione e produttività. Offre guide pratiche, spazio di confronto e articoli.

Salute mentale, educazione sessuale e dipendenze

Queste tre competenze riguardano alcuni dei tabù persistenti e ancora assurdamente difficili da affrontare. Partiamo dalla salute mentale. Bisogna cercare di tenere sempre a bada questo ospite indesiderato che cerca di prendere il controllo sulla vita degli studenti. Le sue forme sono varie: disturbi alimentari (che il più delle volte compaiono in questi anni), attacchi di panico, cattiva gestione dello stress. È un argomento estremamente delicato, e solo chi ne ha le capacità può affrontarlo con gli studenti. In un’epoca in cui le malattie mentali e i loro disturbi sono sempre più comuni – e incrementati dalla pandemia -, uno specialista dovrebbe essere sempre presente. Anzi, dovrebbe essere una figura di supporto immancabile nelle scuole.

L’educazione sessuale è altrettanto importante: non basta l’incontro con la sessuologa che parla davanti a tutta la classe un’unica volta e che impacciata cerca di spiegare cosa sono i preservativi suscitando risatine e sogghigni – c’è bisogno di molto di più. In primo luogo, gli studenti dovrebbero avere la possibilità di recarsi individualmente da queste persone per sentirsi ascoltati e liberi di dire ciò che vogliono. Dal punto di vista teorico, poi, dovrebbero essere informati sulle malattie sessualmente trasmissibili e sulla presenza dei consultori giovanili che, ad esempio, in Emilia-Romagna garantiscono servizi gratuiti.

Negli ultimi anni è sempre più seguita la pagina Instagram Mysecretcase. Nata come e-commerce di sex toys, è diventata una piattaforma di educazione sessuale: inclusiva e libera da preconcetti e pregiudizi.

Infine, anche le dipendenze sono un tema delicatissimo che però ha bisogno di uno spazio particolare all’interno dell’ambiente scolastico. Potrebbe essere utile che alcuni volontari spieghino il loro lavoro all’interno di strutture di recupero, oppure fare chiarezza sui tipi di dipendenze. Si dovrebbe informare non solo riguardo alle sostanze psicoattive, ma anche su quelle meno evidenti e comunque dannose. Per esempio, le dipendenze ludiche e affettive – in modo da poterle riconoscere e potersi riconoscere in esse.

È perciò importante informare e rassicurare gli studenti. In ogni caso, che si parli di dipendenze o salute mentale, l’errore più grande che non deve verificarsi è che si sentano soli e abbandonati. Il primo passo perché ciò non avvenga è creare una situazione in cui essi siano accolti. Devono sapere di poter contare su strutture e persone pronte ad aiutarli.

Le lacune scolastiche sono il riflesso del malcontento giovanile

Forse alcuni problemi che si riscontrano nei giovani di oggi potrebbero essere mitigati e leniti se perlomeno la macchina scolastica funzionasse in queste direzioni. Formare gli studenti adolescenti sulle materie della vita, aiutarli a fronteggiare alcune delle più grandi incognite che li spaventano e li inducono – siccome soggetti a un enorme vuoto – a compiere azioni senza pensare alle conseguenze. Azioni che rientrano perfettamente in questo disagio e malcontento.

La scuola potrebbe essere un deterrente, una mano che rialza lo studente in difficoltà aiutandolo a combattere coi propri demoni, affiancato da figure competenti (psicologi, educatori, esperti) e dai classici professori. Essi dovrebbero essere non solo “insegnanti” freddi e a volte demotivati, ma persone interessate allo studente come singolo, più attenti, umani ed empatici.

Ovviamente le difficoltà non riguardano solo i professori. Quello della scuola è un problema generalizzato, che tocca vari punti differenziati: dalla mancanza di fondi alle classi troppo affollate fino ai programmi stretti che non permettono per mancanza di tempo di dedicarsi a queste competenze. Ma questa è un’altra storia.

Ciò che conta è che il tempo andrebbe comunque trovato. Ne va la salute e l’incolumità dei futuri adulti. Alla fine questa lista di competenze, se vista in un’ottica generale, rientra nel grande “vademecum di attrezzatura utile alla vita“. Esiste qualcosa di più importante?

Sara Ausilio

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