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In Lockdown con i propri demoni: Covid e salute mentale

5 ' di lettura

Che effetti ha avuto la pandemia sulla psiche degli italiani? Uno sguardo alle ricerche recenti e la testimonianza di una professionista del settore

Quella dei disturbi mentali è una pandemia di cui non si parla, per la quale il solo “vaccino” è l’informazione. Eppure, nel silenzio generale, molti italiani, chiusi nelle proprie case, hanno dovuto fare i conti con altri nemici invisibili, quelli che abitano la mente. Alcuni li hanno incontrati per la prima volta, altri li hanno trovati più forti che mai. Quando i vaccini saranno distribuiti e tutti i locali riaperti ci sarà da fare i conti con queste conseguenze. L’Italia sarà pronta?

“Ansia, irritabilità, scarsa concentrazione e indecisione, deterioramento delle prestazioni lavorative, disturbi da stress post-traumatico, elevata angoscia psicologica, sintomi depressivi e insonnia”. Sono questi alcuni dei sintomi causati direttamente dalla quarantena, secondo uno studio dell’università di Torino. La dottoressa Luciana Del Grosso, psicologa e psicoterapeuta marchigiana, ha offerto la sua testimonianza professionale. L’intervista offre uno spunto di riflessione su questa problematica e racconta come il mondo della psicoterapia è cambiato a causa del COVID-19.

La ricerca

È spettato ad alcuni ricercatori del capoluogo piemontese, in collaborazione con la Città della Salute e della Scienza di Torino, il compito di quantificare questo complesso fenomeno. I dati raccolti, tramite un’analisi a campioni, sono stati pubblicati agli inizi di luglio sotto il titolo “Effetti del Lockdown per Covid-19 sulla salute mentale e sui disturbi del sonno in Italia”. I ricercatori torinesi hanno poi confrontato tali risultati con altri studi successivi e le conclusioni sono state raccolte in un ulteriore articolo pubblicato il 9 ottobre.

Lo studio è basato un campione di 1.515 questionari provenienti per la maggioranza dal nord Italia, dove la pandemia ha inizialmente colpito più duramente. Le percentuali che ne risultano sono preoccupanti: una presenza di sintomi depressivi nel 24,7% e di disturbi d’ansia nel 23,2% dei partecipanti. Infine, il 42,2% ha dichiarato di aver sofferto di disturbi del sonno. Il tutto riferito a un gruppo con età media relativamente bassa: 42 anni. L’età di coloro che si sono dichiarati affetti da questi disturbi è, in ciascuno dei casi, inferiore alla media. Più bassa fra tutti quella riguardante i disturbi d’asia, dove scende a 37 anni.

Queste cifre sono ancor più preoccupanti se confrontate con gli ultimi dati disponibili prima della pandemia, pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica, relativi agli anni 2015-2017. La percentuale relativa ai disturbi depressivi, ad esempio, veniva fissata al 5,4% degli italiani sopra ai 15 anni. Nonostante ciò, ad oggi un Report aggiornato e completo ancora non esiste.

Un problema giovane

Al centro di questo fenomeno in crescita troviamo sempre gli adolescenti e i giovani adulti, generalmente nella fascia d’età fra i 15 e i 44 anni. Già indicati come coloro maggiormente affetti dalle conseguenze più gravi dei disturbi mentali, dalla tossicodipendenza al suicido. “Nella classe di età tra i 20 e i 34 anni, il suicidio rappresenta una rilevante causa di morte (12% dei decessi)” riportava l’ISTAT nel 2018 “i ricoveri per diagnosi droga-correlata sono in aumento nell’ultimo triennio soprattutto tra i giovani di 15-34 anni”.

Una recente testimonianza di Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, per IlGiornale.it offre uno sguardo diretto sul fenomeno. Secondo Vicari infatti, dal mese di Novembre, con le nuove restrizioni del periodo invernale, i ricoveri per tentativi di suicidio e autolesionismo negli adolescenti sono aumentati del 30%.

La dottoressa Del Grosso conferma i dati delle ricerche sopracitate. “Quella dei giovani adulti, includendo le persone fino ai 40 anni, è una categoria in cui queste problematiche e questi sintomi sono molto frequenti – racconta – ho molti pazienti la cui età si aggira sui 30, 35 anni che presentano disturbi d’ansia e attacchi di panico. Per qualcuno magari queste problematiche erano già presenti, ma questa situazione ne ha sicuramente acutizzato i sintomi.”

Allo stesso tempo però, è la categoria ad essersi dimostrata la più in grado di reagire, adattandosi alle nuove forme di aiuto, come conferma la psicologa. Parlando della terapia online racconta: “coloro che si sono dimostrati più disponibili sono stati ovviamente i giovani, alcuni dei quali stranieri e quindi abituati a comunicare con i propri cari tramite queste piattaforme.”

Terapia Online?

Ebbene sì. “Il mio lavoro a causa della pandemia è cambiato molto. È cambiato quello che noi definiamo il setting, il modo di lavorare – spiega Del Grosso – mi sono trovata a dover utilizzare diverse piattaforme, alcune delle quali per la prima volta.” Una decisione non dettata dalla legge, per la quale la categoria degli psicologi, che rientra in quella medica, poteva continuare ad operare in presenza. “Abbiamo deciso di non farlo come ordine nazionale solamente per una questione di tutela, nostra e dei nostri pazienti, anche se non c’era un divieto.”

L’introduzione di questo nuovo strumento è stata una sorta di doccia fredda. “Era la primissima volta. Ci siamo veramente dovuti reinventare. Il sostegno psicologico online è qualcosa che nella nostra zona ha preso piede solo in tempi recenti, a differenza dell’America, e questo nelle fasi iniziali del lockdown ha impedito alle persone di chiedere aiuto.” Tuttavia, “dopo il lockdown, quando c’è stata di nuovo la possibilità di muoversi, ci sono stati nuovi accessi, sia per quanto riguarda me che per i miei colleghi.” I motivi sono quelli riportati dalle ricerche: “principalmente disturbi d’ansia, attacchi di panico e insonnia.”

Nonostante il disagio iniziale, la terapia online si è rivelata efficace, per chi ha deciso di provare. “Mi sono stupita di come anche restando dietro uno schermo io sia potuta arrivare a toccare degli argomenti molto caldi con alcuni pazienti, come ad esempio la morte di un genitore o un aborto non elaborato. Questo perché la persona, trovandosi dentro la sua casa, si sentiva in un certo senso protetta.” Del Grosso afferma che questo l’ha portata a riflettere. “Mi ha permesso di capire che forse, per quanto la mia categoria sia spesso fissata sul setting tradizionale, se c’è alla base una relazione forte tra due persone il messaggio arriva lo stesso.”

Resta, comunque, il desiderio di tornare alla normalità: “dipende molto dall’approccio che si ha nei confronti di questa tecnologia. Anche noi terapeuti, se potessimo scegliere, sceglieremmo le sedute in presenza, soprattutto per i primi colloqui. Se siamo agli inizi e ci stiamo conoscendo la modalità online rende indubbiamente tutto un po’ più faticoso.”

Problemi d’ansia…

Sembrano essere proprio quest’ultimi i protagonisti del lockdown italiano. Del Grosso spiega: “Quello che personalmente ho potuto notare è che la stragrande maggioranza delle persone soffre di attacchi d’ansia e attacchi di panico. Ma è qualcosa di cui non si parla, tant’è che quando i pazienti riescono ad accettare e convivere con questo loro stato emotivo, si stupiscono di quanto questi problemi siano diffusi.”

A fare da aggravante, secondo la dottoressa, il terrorismo psicologico da parte dei media: “È aumentata molto la paura dell’altro – dice Del Grosso, ricordando i periodi iniziali e la xenofobia nei confronti della popolazione cinese – prima è stato l’altro in quanto straniero, poi l’altro in generale.

Tutte le restrizioni hanno portato a perdere un po’ il contatto con la realtà.” Questo porta ad una percezione del rischio amplificata, per il quale il rispetto delle regole non basta a tranquillizzare. “È aumentata la paura di ammalarsi e la paura di essere ricoverato in ospedale senza i propri cari, che è poi il meccanismo dietro l’attacco di panico: ho paura di sentirmi male ed essere solo.”

Più che parlare di un aumento di patologie, secondo la psicologa “questa situazione non ha fatto altro che far emergere condizioni sommerse che magari non si volevano manifestare o esprimere.” Una testimonianza confermata anche dal report sul consumo di medicinali pubblicato a fine luglio dall’OsMed (Osservatorio Nazionale sull’impiego dei Medicinali). Infatti, secondo i dati, nei tre mesi successivi al primo lockdown l’acquisto di ansiolitici è incrementato significativamente.

…e depressione

Del Grosso afferma di aver assistito ad un peggioramento anche per quanto riguarda i disturbi depressivi. “La situazione non permette di poter sperimentare nuovi stimoli, tutte le interazioni sociali e le attività esterne sono interrotte. Tutto ciò che potrebbe essere un incentivo ad agire è limitato. Non avere nuovi sbocchi o possibilità di cambiamento ti porta ancora di più ad una situazione di depressione, a vivere il momento presente come se tutto il tuo futuro sarà così.”

Ma l’aiuto esiste

Nonostante ciò, la dottoressa offre un invito a guardare avanti. “La terapia a distanza c’è, è uno strumento che noi psicologi abbiamo potuto sperimentare e che funziona. Ricordiamoci che il supporto psicologico è sempre disponibile, anche in zona rossa. Nel momento in cui sentiamo che la situazione ci sta sfuggendo di mano, che stiamo perdendo il controllo e il contatto con noi stessi è bene provare a chiedere aiuto”

L’invito è rivolto anche a chi sembra non trovare la voglia di ricominciare. Quando, nonostante aver sofferto il lockdown, si fa fatica a riprendere le proprie attività, per rassegnazione, paura o semplice pigrizia “è bene chiedere aiuto rivolgendosi a dei professionisti che possono aiutarci a riprendere in mano la vita che avevamo prima.”

Cosa può insegnarci tutto questo?

Il futuro, per la dottoressa “dipende molto da quello su cui focalizziamo l’attenzione. Se mi focalizzo su quello che ho perso, che mi è stato tolto, non ne uscirò migliore. Se invece mi focalizzo su quello che questo periodo, tutto sommato, mi ha dato, questa esperienza può essere motivo di crescita.” A tal proposito Del Grosso parla di come la necessità di interrompere o semplicemente cambiare i propri ritmi ha forzato tutti a fare i conti con sé stessi.

La riflessione finale che offre è importante: “forse il lockdown ci ha insegnato proprio questo: possiamo avere controllo solo sulla nostra vita e non sul mondo o su quella degli altri.”

Federica Morichetti

One Comment

  1. Luana Spernanzoni giornalista Luana Spernanzoni giornalista 21 Gennaio, 2021

    Molto interessante lo studio in un campo ancora poco indagato e approfondito. Certamwnte le conseguenze del Covid sono molteplici e queste affrontate nell’ articolo poco affrontate. Risultano molto utili le osservazioni. Complimenti.

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