Press "Enter" to skip to content

L’UE approva gli insetti a tavola: cibo del futuro o flop?

3 ' di lettura

Il Tenebrio Molitor, più comunemente tarma della farina, dal 3 maggio è la prima specie di insetti approvata dalla Commissione Europea per il consumo alimentare umano.
Nel 2013 a fare da spartiacque è stata la FAO, l’organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite, che nel Report Edible insects: future prospects for food and feed security definisce gli insetti “alimento sicuro e nutriente”. Successivamente, lo scorso gennaio, anche l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) con sede a Parma ha dato l’ok sulla sicurezza.

Gli insetti, con questa Autorizzazione, entrano così nella cerchia dei cosiddetti novel food. L’espressione comprende tutti gli alimenti o ingredienti che prima del 15 maggio 1997 non sono mai stati consumati in modo significativo in Europa.
Per quanto riguarda l’impiego, la Commissione è stata chiara: le larve essiccate del tenebrione mugnaio saranno messe in commercio come insetto essiccato intero, snack o farina. Inoltre, ha precisato che l’Autorizzazione prevede etichettature particolari per l’allergenicità. L’insetto potrebbe provocare reazioni negli individui allergici agli acari della polvere e ai crostacei.

Una fonte di proteine a basso impatto ambientale

Rispetto agli allevamenti ittici e di carne sembrerebbe sia possibile allevare grandi quantità di insetti consumando energia e producendo gas serra in quantità abbastanza ridotte. Un risultato non da poco, considerando che oggi tra le cause maggiori di inquinamento e di emissioni di gas serra ci sono gli allevamenti zootecnici, soprattutto intensivi. Per questa ragione gli insetti sono un “cibo del futuro“, cioè un alimento con un basso impatto ambientale, e rientrano nella transizione ecologica della produzione alimentare Ue, il Green Deal europeo.
L’avvicinamento all’idea dunque, per gli uomini di consumare insetti, è una scelta ben precisa e ponderata che si allinea perfettamente con la strategia “Farm to Fork”. È il piano d’azione dell’UE 2020-30, in italiano “Dal produttore al consumatore”, con cui si impegna a promuovere alimenti sani, sicuri, economicamente accessibili e sostenibili.

Tra diffidenza e disgusto

Il mercato globale degli insetti nel 2017 ha superato i 55 milioni di dollari e da una stima di Global Market Insight potrà arrivare a 710 milioni nel 2024.
Attualmente, milioni di persone nei paesi dell’Africa centrale, dell’Asia centrale e meridionale, si cibano di insetti. Essendo una valida fonte di proteine, vitamine, minerali e grassi contribuiscono a far fronte al fabbisogno nutrizionale e in più sono accessibili perché a prezzo basso. In questi paesi gli insetti sono consolidati nella piramide alimentare e sedimentati nella cultura, ma per l’Europa sono appunto una novità. Tutti questi presupposti positivi non bastano, molti italiani storcono il naso e lo scetticismo regna sovrano. Infatti, secondo la Coldiretti il 54% degli italiani pensa che gli insetti siano estranei alla cultura alimentare nazionale e soprattutto non adatti ad essere portati a tavola.

La svolta plant-based come punto di partenza

Un fil rouge collega l’approvazione di nuovi alimenti e le alternative delle proteine animali: la minaccia costante di perdita di biodiversità alimentare. La fauna ittica, la carne, i derivati animali e molti altri alimenti sono in grave pericolo. In un futuro prossimo rischiano di non essere più cibi che contempleremo nella nostra dieta. 
Ma uno spiraglio di luce sembra intravedersi. Si stima, per esempio, che nello scorso anno di pandemia, il consumo di carne è crollato circa del 30%. Inoltre, molti fast-food, ristoranti e persino multinazionali (Nestlé e Danone) stanno proponendo alternative vegetali. E’ di pochi giorni fa la notizia della rivoluzione compiuta dall’ Eleven Madison Park, lussuoso ristorante a New York tre stelle Michelin. Dopo la chiusura per le restrizioni, ha deciso di riaprire rivoluzionandosi e diventando completamente vegano. Daniel Humm, chef e proprietario del locale, in un’intervista alla National Public Radio ha affermato che:

Il modo in cui si produce il nostro cibo, in cui lo consumiamo, in cui mangiamo carne, non è sostenibile. Questa non è un’opinione, è semplicemente un fatto. Dopo tutto ciò che è accaduto lo scorso anno, non si poteva più riaprire allo stesso modo.

Modificare le abitudini alimentari non significa pugnalare alle spalle la tradizione

La cultura alimentare, le tradizioni culinarie sono il pilastro di ogni Paese e per alcuni un credo religioso che si costudisce con ferrea rigidità e gelosia.
Il cibo vegan è infatti giudicato da molti come un vilipendio alla cucina della tradizione. Gli insetti, oltre a questo limite, in Occidente devono superare anche l’ostacolo del “disgusto”.
Con la crisi climatica con cui ci stiamo confrontando è però fondamentale allargare gli orizzonti ed essere più flessibili anche nell’alimentazione. E’ importante perciò attuare strategie che facciano sempre più abituare le persone ai “nuovi alimenti”.

C’è urgente bisogno di una cultura e una coscienza alimentare che sia sempre più sostenibile e circolare, con cibi in prevalenza plant-based e green. Il consumatore deve informarsi e preoccuparsi assiduamente del cibo che finisce sulla propria tavola. Deve conoscere la gerarchia degli alimenti in cui alcuni cibi hanno un impatto maggiore e altri hanno un effetto minore sull’ambiente. Mangiare un hamburger di bovino è molto meno sostenibile rispetto a un burger con proteine di insetto o vegetali.
Il futuro del piatto è un cibo buono, sicuro e pulito.

Sara Ausilio

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Mission News Theme by Compete Themes.