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Da baritono a rider, chi ha cambiato vita per colpa della pandemia

3 ' di lettura

La pandemia ha cambiato la vita delle persone più di quanto quelle stesse persone avrebbero mai immaginato. Basti pensare alle tante coppie che si sono spezzate perché costrette a vivere nello stesso ambiente per più di tempo di quanto avessero mai fatto, o alle persone che si sono ritrovate sole, inadeguate e impreparate ad affrontare il disfacimento totale del mondo. Qualcuno, però, ha provato a “reagire”.

Da baritono a rider

Anche Sébastien Soules fa parte di quelle persone che sono state travolte dallo tsunami della pandemia. Come molti, difronte alla necessità di tirare avanti, ha dovuto cambiare totalmente vita, sperando che i tempi possano migliorare.

Sébastien, di lavoro, fa il cantante d’opera. Come baritono, famoso in patria e all’estero, ha recitato e cantato nei ruoli più celebri – Figaro, Don Giovanni, Don Alfonso, Scarpia –, e ha calcato i palchi di tutto il mondo. Nel 2008, inoltre, ha avuto una piccola parte in Quantum of Solace – il ventiduesimo film di James Bond –, interpretando un attore che interpretava un cantante lirico durante una scena d’azione.

L’anno scorso, non potendosi esibire ma avendo bisogno di guadagnare, ha pensato di dare lezioni di canto a chi ne avesse voglia. L’iscrizione all’ufficio di collocamento, però, non ha portato i risultati sperati, così Soules si è reinventato ancora: sfruttando la sua passione per la biciletta, ha deciso di diventare un rider. Oggi pedala 30 ore a settimana, guadagna quasi 1200 euro al mese ed è felice.

Lo tsunami della pandemia

Non tutti, costretti a cambiare vita, sono stati fortunati come Sébastien. Prendiamo la storia di Adriano Urso, di cui avevamo parlato qualche tempo fa. Questo jazzista romano – come Soules – si era reinventato rider, ma purtroppo è venuto a mancare durante un turno. L’aveva fatto non tanto per le ristrettezze economiche, ma perché non riusciva a stare in casa da solo, ogni sera – lui che era abituato alla gente e che faceva un lavoro che consisteva nello starci in mezzo.

Adriano ha dovuto cambiare totalmente vita per poter tirare avanti, ma non è stato fortunato come Sébastien. Come lui, tanti altri artisti e tanti altri lavoratori hanno dovuto affrontare la situazione così com’è arrivata, impreparati e senza bussola.

Cambiare vita durante la pandemia

Riccardo Rossi – quarantenne di Classe, in provincia di Ravenna – ha fatto il gommista per metà della sua vita, poi ha perso il lavoro ed è arrivata la pandemia. Seguendo la sua passione come ha fatto Soules – in questo caso il mare –, Riccardo ha cominciato a raccogliere i legni lasciati sulla spiaggia dalle maree. Da questi, sistemandoli e aggiungendo delle lampadine, ricava lampade artigianali che oggi occupano il loro posto in vetrine e abitazioni fra Forlì e Ravenna.

“Gli strumenti che uso sono un piccolo martello, chiodi e tanta fantasia” – dice – “Come sottofondo utilizzo sempre i Pink Floyd, la loro musica mi rilassa e mi ispira”. E aggiunge: “Io sono arrivato a 43 anni e mi sto chiedendo se è ora di dare una svolta… Magari potesse diventare il mio lavoro quello delle lampade”.

Sempre a Ravenna, il signor Graziano ha deciso di occupare il tanto tempo vuoto a cui il lockdown ha costretto in un modo un po’ particolare. Senza lavoro da anni a causa di un’invalidità, si è reinventato mobiliere: prende i bancali che di solito si usano per trasportare la merce e li trasforma in mobili, divani, letti.

“Ero a casa senza far niente e ho pensato che qualcosa si deve pur sperimentare” – dice – “Durante il lockdown ho anche recuperato un vecchio boiler da ristorante, l’ho ripulito per bene e ho realizzato un barbecue di quasi due metri che poi ho regalato a mia figlia”. Tra l’altro, ora fa anche mobili su misura per chi glielo richiede.

Sopravvivere

La pandemia ha impattato sulla vita delle persone più di qualsiasi altra cosa. Fare i paragoni con la Seconda Guerra Mondiale è un modo semplicistico di vedere le cose, perché era un altro contesto, un mondo diverso, una situazione differente.

Forse prendere ispirazione da chi è riuscito a resistere è un ottimo modo per contrattaccare, ma ricordarsi anche chi non ce l’ha fatta è altrettanto necessario. Senza dimenticare che non per forza si deve essere forti e invincibili a tutti i costi. Anzi, i dati sull’incremento degli effetti psicologici relativi alla pandemia non sono per nulla rassicuranti – molti di noi non incontreranno mai più, nella vita, altri anni difficili come questi –, e chiedere aiuto è un diritto sacrosanto.

Alessandro Mambelli

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