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Aliano: dove il tempo non è arrivato

3 ' di lettura

Le scene di una quotidianità passata e le espressioni colorite degli abitanti creano particolari quadri folkloristici che trasportano in un’altra realtà. Uno spazio

sospeso fuori dal mondo, che ancora oggi evoca le parole con le quali Carlo Levi lo descrisse nel celebre libro Cristo si è fermato a Eboli.

L’arrivo ad Aliano, un piccolo comune in provincia di Matera, in Basilicata, è molto suggestivo. Il paesaggio che ci si trova attorno è quello dei calanchi, grandi solchi creatisi a seguito di un particolare processo di erosione del terreno argilloso.

Nel paese, che conta circa 900 abitanti, regna un silenzio e una pace estranei al resto del mondo. Le persone sembrano non appartenere al tempo, sembrano essere lì, incontaminate, da sempre.

Quella che Levi fa conoscere a tutto il mondo attraverso il suo libro è una realtà ammaliante e tragica al tempo stesso. Vi è un fascino insito nella miseria. Come egli stesso scrisse, “Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo”.

È il 15 luglio del 1935 quando la Regia Prefettura di Roma ordina l’assegnazione al confino che Levi avrebbe dovuto scontare a Grassano in Basilicata, a causa dell’attività politica che svolgeva in opposizione al regime fascista. Dopo poco tempo, per questioni di sicurezza, viene trasferito ad Aliano.

La stesura del libro, tuttavia, si colloca diversi anni dopo: esso infatti fu scritto a Firenze dal Natale del 1943 alla fine di luglio del 1944, nel momento più drammatico della guerra, quando la chiusura clandestina e la minaccia della morte, riportarono l’autore a rivivere ancora una volta quei valori umani fondamentali che egli aveva trovato negli anni del suo confino nel paese della provincia di Matera.

Fu proprio ad Aliano che Levi volle essere sepolto, in quel paese che gli aveva dato modo di entrare in contatto per la prima volta con la realtà meridionale a lui fino ad allora del tutto sconosciuta e dalla quale rimase profondamente colpito.

Vi è uno straordinario archivio fotografico risalente al 1960, quando Levi tornò in visita ad Aliano, disponibile sul sito www.museialiano.it.

Il libro fu tradotto in moltissime lingue e venne distribuito dalla Cina alla Francia, dagli Stati Uniti all’Unione Sovietica, dall’Islanda alla Grecia, all’Inghilterra, dal Giappone all’America Latina. Esso inoltre ha ricoperto un ruolo di primo piano nella storia della Basilicata perché alla sua uscita, nel 1945, suscitò l’interesse di intellettuali, artisti, politici e sensibilizzò di fronte ai gravi problemi socio-economici della regione.

Un posto che non soffre più delle pietose condizioni denunciate dall’artista piemontese ma che mantiene la stessa strana sospensione fuori dallo spazio reale e che senz’altro merita una passeggiata.

Aliano, oggi, punta ad essere anche una meta turistica, con i musei e i luoghi legati al soggiorno di Carlo Levi. Ma soprattutto mira ad attirare il turismo, non proprio facile per una realtà di questo tipo.

Se si decide di acquistare il biglietto per visitare la casa di Levi, è possibile conversare con due donne che si occupano del tour -della casa e del museo contadino sottostante- e che raccontano tutto ciò che sanno sul luogo e sull’autore. Ma anche più di questo: raccontano com’è vivere ad Aliano e quali sono i problemi legati al turismo.

“Aliano è poco conosciuto perché poco valorizzato, basti pensare a quanto è difficile raggiungerlo” dicono.

Il paese infatti può essere raggiunto solo con l’auto. L’unica alternativa potrebbe essere il bus, tuttavia il viaggio sarebbe molto più complesso, sarebbero necessari diversi cambi, più tempo, e soprattutto non vi sono più di uno o due bus al giorno.

“Ma ancor prima di questo -proseguono le guide- è difficile che si senta il desiderio o anche solo la curiosità di visitare un luogo se nemmeno lo si conosce. Gli enti regionali si occupano di far pubblicizzare solo le mete turistiche principali, senza valorizzare le piccole realtà. In Basilicata l’unico luogo che il turista vuole visitare è Matera e tendenzialmente non sa che attorno ad essa ci sono luoghi altrettanto suggestivi nei quali trascorrere qualche altra piacevole ora. Il tutto riconduce chiaramente all’importante problema dei collegamenti e dei trasporti, ma non solo. Bisognerebbe iniziare affiancando al nome di Matera quelli degli altri paesi quantomeno per renderli noti e per incuriosire”.

“Si potrebbe fare sicuramente di più, ed è difficile per noi farlo da soli. Ne abbiamo visti di turisti, provenienti anche dall’estero, che hanno scoperto Aliano per caso o che la conoscevano per via della vicenda legata a Carlo Levi, immensamente affascinati dai luoghi e dai paesaggi unici, mai visti. Da un lato è bello perché il nostro paese resta uno scrigno socchiuso, visibile solo a chi è predisposto a guardarlo, e forse ancora incontaminato proprio per questo. Aliano non conosce la confusione e le masse di gente, se così fosse nessuno potrebbe più godere della pace che esso regala e la magia un po’ si spezzerebbe. È anche vero però che la bellezza va fatta conoscere il più possibile. Insomma, opterei per una sana via di mezzo, una promozione turistica fatta con criterio e rispetto”.

Aliano e i calanchi lucani costituiscono quindi un patrimonio inestimabile, un piccolo gioiello nascosto nel cuore della Basilicata, ancora poco conosciuto -in primis dagli stessi lucani- e molto penalizzato dalla posizione geografica e dagli enti locali. Forse, però, le sfaccettature di questo diamante riescono a trasformare gli svantaggi in punti di forza e al momento parlarne sembra il modo migliore per valorizzarlo.

Giulia Ala

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