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Tweet transfobici: J.K. Rowling esclusa dalla reunion di Harry Potter

4 ' di lettura

Alcuni tweet di Rowling sono stati etichettati come transfobici, scatenando una vera e propria bufera mediatica. Per questo motivo, l’autrice di Harry Potter è stata esclusa dalla reunion tra registi e membri del cast.

L’esclusione di Rowling dalla reunion e i primi tweet transfobici

Per celebrare il ventesimo anniversario del primo film del franchise di Harry Potter, “Harry Potter e La Pietra Filosofale”, lo scorso 1° gennaio è andata in onda “Return to Hogwarts”, una retrospettiva che ha proposto la reunion fra Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, i registi e altri membri del cast. Unica, grande assente, la madre dell’intera saga: J.K. Rowling.

Il motivo? Rowling è stata presa di mira all’inizio del giugno 2020 per aver pubblicato alcuni tweet transfobici. Precisamente, il 6 giugno 2020, l’autrice di Harry Potter ha ritwittato un editoriale che parlava di “persone che hanno le mestruazioni”, rifiutando l’accuratezza della frase e criticando il fatto che l’articolo non usasse la parola “donne”.
Il denso minestrone di reazioni negative conseguite al primo tweet della scrittrice, tuttavia, costituisce solo un leggero antipasto. Rowling, infatti, non ha ceduto alle critiche, e ha spiegato le sue opinioni in modo più dettagliato. 

La risposta della scrittrice e l’ira dei fan

La breve arringa della scrittrice non ha contribuito a migliorare la sua posizione sul famoso social network. Rowling è stata etichettata da molti come TERF, acronimo di Trans-Exclusionary Radical Feminist – ovvero femminista radicale che esclude dalla corrente le donne transgender. La risposta dell’autrice di “Harry Potter” è arrivata in modo tempestivo: il 10 giugno 2020 ha pubblicato un lungo post sul suo sito Web e ricondiviso un tweet con la scritta “TERF Wars”. Successivamente, ha spiegato che si è interessata alle questioni transgender mentre faceva ricerche per un nuovo personaggio, ma ha anche delineato “cinque motivi per essere preoccupati per il nuovo attivismo trans”. 

I tweet transfobici iniziali di Rowling hanno suscitato molta ira sia da parte degli attivisti trans, sia da parte degli stessi fan di “Harry Potter” – molti dei quali hanno trovato conforto nella storia di un ragazzino emarginato che ha trovato un posto in cui poter essere se stesso:

J.K Rowling ci casca ancora: il nuovo tweet transfobico

Da quel giugno 2020, nonostante abbia perso la simpatia di molti dei suoi accaniti lettori, la scrittrice non sembra per nulla intenzionata a spegnere l’incendio generato dalle sue posizioni. L’ennesimo tweet transfobico di Rowling risale a poche settimane fa: la donna ha espresso il suo disappunto per la decisione della polizia inglese di classificare gli stupratori in base all’identità di genere dichiarata da questi ultimi, anche qualora non avessero completato il percorso di transizione.

A commento dell’articolo dedicato del “Sunday Times” – facendo un chiaro riferimento al celebre libro “1984” ha scritto: “La Guerra è Pace. La Libertà è Schiavitù. L’Ignoranza è Forza. L’Individuo munito di pene che ti ha violentata è una donna”.
Dunque, mentre il governo scozzese sta considerando di cambiare alcune parti della sua legislazione in modo trans-inclusive, l’autrice ha definito invece la nuova politica dello stupro “un’assurdità”.

La reazione del cast di “Harry Potter”

In generale, la questione ha innalzato un grosso polverone, e gran parte delle persone che hanno lavorato al nuovo progetto di “Harry Potter” hanno fin da subito preso le distanze dalle parole dell’autrice. Primo fra tutti il protagonista della saga, Daniel Radcliffe, seguito da Emma Watson e Rupert Grint. Il celebre trio di maghetti ha così riunito le forze, stavolta per combattere l’autrice dei personaggi che hanno regalato loro la fama.

Radcliffe – Harry Potter in persona – è stata la prima star del franchise a rilasciare una dichiarazione (tramite The Trevor Project ) sui commenti di Rowling: “Le donne trans sono donne. Ogni affermazione contraria cancella l’identità e la dignità delle persone transgender”. Inoltre, riferendosi ai fan della saga, aggiunge che è dispiaciuto per il dolore che questi commenti hanno causato, e che auspica che queste persone non perdano l’ispirazione che hanno tratto dai libri e dai film.

Anche Emma Watson è d’accordo: “Le persone transgender meritano di vivere la loro vita senza che siano altri a definirli”. Così come Rupert Grint: “Bisogna rispettare chiunque anche se si è in disaccordo riguardo alcune tematiche”.

La diatriba tra J.K. Rowling e Stephen King

A loro, si aggiunge un altro celebre scrittore: Stephen King. Un anno fa, l’autrice di Harry Potter ha bloccato Stephen King su Twitter. Lo scrittore, su invito di un fan, aveva dichiarato che sì, “le donne transgender sono donne”. Il messaggio non era indirizzato direttamente al profilo di Rowling, ma ne faceva riferimento in maniera implicita. Rowling non solo ha bloccato subito il collega, ma ha persino cancellato un tweet precedente in cui lo elogiava. A confermarlo è proprio King, in un’intervista al “Daily Beast”.

Stephen King risponde indirettamente ai tweet transfobici della Rowling
Stephen King risponde indirettamente ai tweet transfobici della Rowling.


La transfobia di Rowling è una controversia di lunga data

Sulla presunta transfobia della scrittrice corrono voci ormai da anni. Tra le prove portate a dimostrazione della tesi, la comunità transgender presenta il “follow” di Rowling a una femminista radicale, Magdalen Berns. A marzo 2018, fu trovato un suo like a un tweet che descriveva le donne transessuali come “uomini in vestito”. Un addetto stampa dell’autrice disse che le era scappato il pollice per errore. In realtà, nei suoi post ha spesso scritto commenti anti-trans, sostenendo di amarli/rispettarli ma allo stesso tempo mettendo continuamente in discussione la loro validità.

In passato, ha difeso una donna che, a suo dire, avrebbe perso il lavoro “a causa della retorica anti-trans” – come ha dichiarato. Inoltre, ha dipinto i diritti transgender come in conflitto con i diritti delle donne, e spesso le sue parole sono state utilizzate da alcuni politici conservatori per sostenere le loro posizioni transfobiche.

Il movimento gender-critical e la diatriba sul concetto di genere

L’ipotesi che Rowling abbia delle posizioni “gender-critical” prende così sempre più fondamento. Le opinioni gender-critical (GC) si riferiscono alla visione secondo cui il sesso di un individuo, che sia maschio o femmina, è biologico e immutabile, per cui non si riconosce la validità dell’identità di genere – a prescindere dal fatto che ci si identifichi come uomo o donna. La convinzione che l’oppressione patriarcale delle donne trovi fondamento nel sesso biologico rappresenta un filone di lunga data del pensiero femminista radicale. Altre correnti d’opinione non sono d’accordo, perché affermano che il costrutto sociale del genere sia invece fondamentale per l’identità di un individuo.

Per molte persone, la disforia di genere esiste, ma è vista ancora come un disturbo psichico: una donna trans, dunque, non potrebbe comprendere a fondo le esperienze di una donna biologicamente tale poiché risentirebbe ancora di una socializzazione maschile. Da qui la diatriba: bisogna davvero sminuire il concetto di genere fino ad abbatterlo perché il sesso biologico è l’unica cosa che conta nell’oppressione, oppure vogliamo considerare che, comunque sia, noi siamo anche definiti dal nostro genere, e che di conseguenza una donna transgender può comunque subire misoginia?

Perché i tweet di Rowling sono prova di una grave discriminazione

È difficile stabilire tra le due quale sia la prospettiva che più merita di essere ascoltata (pochi mesi fa, anche il “Guardian” ha pubblicato un editoriale in cui difende la libertà di espressione delle opinioni gender-critical). Ciò nonostante, nel momento in cui le due posizioni si scontrano, è importante saperne costruire un dialogo, nel rispetto della libertà di espressione.

La visione di Rowling, come quella di molte persone gender-critical – ovvero che al mondo esistano solo uomini e donne in relazione al loro sesso biologico -, sembrerebbe non supportare neanche il non-binarismo, negando l’esistenza di identità diverse da “uomo” e “donna”. Difatti, con “transfobia” non ci si riferisce solo a discriminazioni contro le persone trans binarie, ma – in questo caso – soprattutto nei confronti di persone non-binarie.

Seguendo questa ipotesi, non è difficile capire perché l’utenza di Twitter (e non solo) reputi il pensiero della madre di Harry Potter indice di una grave discriminazione.

Pasquale Ambrosino

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