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I mercenari fantasma del Cremlino

6 ' di lettura

Le compagnie mercenarie di Putin rappresentano una componente essenziale per il rafforzamento degli obiettivi strategici del Cremlino. Ufficialmente non esistono, eppure combattono “guerre occulte” e compiono missioni segrete in almeno 30 paesi in conflitto nei quattro continenti.

Mercenari sotto copertura

I mercenari russi sono sparsi davvero in tutto il globo: dall’Ucraina alla Siria, dalla Libia alla Repubblica Centrafricana, dal Mali al Venezuela, per un totale di 30 paesi coinvolti nei quattro continenti. Si tratta, stando ad un rapporto stilato dal Csis (Center for Strategic & International Studies), di gruppi mercenari assoldati dal governo russo, il cui intervento in determinati scenari di guerra è finalizzato ad estendere l’ambito d’ influenza del paese in tutto il mondo, senza però che il Cremlino compaia ufficialmente come promotore. In altre parole, la Russia, attraverso delle “guerre occulte”, realizza obiettivi politici e promuove interessi di sicurezza nazionale senza intervenire direttamente all’interno dei conflitti.

Contractors

Sempre secondo il rapporto del Csis, le compagnie di ventura russe offrirebbero al governo un modo per espandere la propria influenza commerciale ed economica nei paesi in via di sviluppo, e questo per costruire dei flussi di reddito tramite petrolio, gas ed estrazioni di minerali, riducendo così le sanzioni che potrebbero essere applicate. Questi mercenari, chiamati anche contractors, hanno alcuni compiti fondamentali da svolgere: addestrare e fornire un equipaggiamento adeguato alle forze di sicurezza oppure alle milizie locali del paese in cui si recano; mettere in salvo le autorità locali; svolgere azioni di sabotaggio o intelligence; proteggere le infrastrutture energetiche o i siti minerari. Insomma, non si tratta semplicemente di organizzazioni paramilitari, ma di vere forze armate parallele.

Il gruppo Wagner

Il gruppo Wagner è forse la più importante delle organizzazioni militari private che operano per il Paese. Chiamato anche Grupa Vagnera o ChVK Vagnera, questo gruppo si è reso partecipe di numerosi conflitti come la guerra siriana e quella nel Donbass in Ucraina. Non è mancata la sua impronta nemmeno in Libia e soprattutto nella Repubblica Centrafricana, dove è intervenuto a sostegno dell’ elezione del presidente Faustin-Archange Touadéra e del governo di Bangui. La proprietà della compagine è di Evgenij Prigožin, un imprenditore russo che ha legami strettissimi con Putin, detto anche “lo chef di Putin” in quanto garantisce il servizio catering ad ogni ricevimento al Cremlino. Il vero fondatore del gruppo è però Dmitrij Valer’evič Utkin, un ex tenente colonnello e comandante di brigata di un’unità delle forze speciali della Direzione principale dell’intelligence russa (GRU), ritiratosi da quest’ultima nel 2013. I mercenari che ne fanno parte sono dei militari russi in pensione, di età compresa tra i 35 e i 55 anni, obbligati a firmare un accordo di riservatezza di 10 anni, la cui violazione comporta la risoluzione immediata del contratto senza pagamento di commissioni.

L’ organizzazione è stata registrata ufficialmente in Argentina, ma avrebbe uffici sia a San Pietroburgo che a Hong Kong, così come in alcuni paesi africani tra cui Lesotho, Botswana e Swaziland. La formazione dei suoi membri avviene presso una struttura del Ministero della Difesa russa vicino al villaggio di Molkino, nel territorio di Krasnodar, nella Russia meridionale.

Tutto comincia in Ucraina

La prima comparsa di mercenari russi in territorio internazionale risale al 2014, quando in Ucraina era appena scoppiato il conflitto russo-ucraino incentrato sullo status della Crimea e del Donbass, regioni appartenenti sì all’ Ucraina ma rivendicate dalla Federazione Russa. Stando a quanto riferisce il Csis, tra i 2500 e i 5000 contractors sono stati impegnati a fianco delle forze separatiste russe nell’operazione di annessione della Crimea, molti dei quali appartenenti proprio al gruppo Wagner capitanato da Utkin. A partire dal 2015, il gruppo si è poi spostato nella regione del Donbass, dove il conflitto è tutt’ oggi in corso e i mercenari della Wagner combattono a fianco dei separatisti.

Mercenari russi in una trincea nel Donbass, Ucraina

Ciò che è avvenuto e avviene in Ucraina rappresenta un caso emblematico di applicazione della dottrina della guerra ibrida: secondo tale modello, il contingente militare dello Stato è integrato da mercenari ingaggiati da compagnie militari private. Questo strumento è fondamentale per la Russia: quest’ultima può, all’apparenza, ridurre la presenza militare in numerosi conflitti, mentre le forze schierate in campo risultano essere molto più numerose rispetto a quanto dichiarato ufficialmente. Non è però solo una questione di apparenza, la guerra ibrida ha uno scopo per la Russia: consente al Paese di negare l’esistenza di interessi nazionali in regioni dove il suo esercito non è formalmente presente. Questo contribuisce alla costruzione di un’ immagine distorta dello Stato di fronte alla comunità internazionale.

Gli affari in Siria

Con la perdita d’intensità del conflitto russo-ucraino, nel 2015 la compagnia Wagner viene schierata in Siria per sostenere il regime di Bashar Al-Assad. Insieme all’esercito regolare russo, combattono tra i 1000 e i 3000 contractors. L’ obiettivo? la messa in sicurezza delle infrastrutture energetiche, indispensabili al regime di Assad per riconquistare il potere sul territorio. L’intervento si rivela un fallimento: equipaggiati malamente, i mercenari subiscono non solo numerose battute d’arresto, ma anche un numero ingente di morti sul campo.

Nel febbraio del 2018, un battaglione filogovernativo siriano – composto da milizie locali e contractors della Wagner – tenta un assalto al giacimento petrolifero di Conoco, nella piana di Deir el-Zor, presidiato dalle forze speciali statunitensi: si stima che in una sola notte, a causa di un raid aereo dell’ USAF (United States Air Force), almeno 200 miliziani abbiano perso la vita, su un totale di circa 3000 volontari schierati sul territorio. Il fatto sconcertante è che la Casa Bianca chiese spiegazioni al Cremlino circa l’accaduto, ma quest’ultimo negò la presenza di mercenari nel Paese. Difficile da credere. In rete circolano foto che ritraggono “civili” russi in divisa mimetica, abbronzati dal sole del deserto, sbarcati in Medio Oriente con voli provenienti dalla Russia. Tuttavia, l’ intera vicenda è ancora avvolta nel mistero. L’ unica certezza, è il fatto che il gruppo Wagner svolse un ruolo attivo nelle azioni di combattimento dell’ esercito siriano andando a proteggere un sito di forte interesse economico per la Russia.

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Mercenari russi sbarcati in Siria

La Libia

Nel 2019, la compagnia di ventura viene inviata in Libia a sostegno del generale Khalifa Haftar e dell’esercito nazionale libico, quest’ultimo contrapposto al governo riconosciuto dalla comunità internazionale. In questi territori, ora come allora, la Russia ha un obiettivo preciso: riempire lo spazio vuoto lasciato dagli Stati Uniti per accreditarsi, assieme alla Turchia, il ruolo di “Stato guida” in grado di liberare la Libia dallo stato di perenne violenza che la attanaglia. Anche questa volta, però, il Cremlino smentisce la presenza di mercenari in Libia, dichiarando che se in quest’ultima dei soldati sono presenti, allora non rappresentano la Russia né tantomeno sono pagati da quest’ultima.

Secondo le dichiarazioni rilasciate al Moscow Times dall’analista russo Peter Kaznacheev, “qualsiasi cosa abbia a che fare con il Nord Africa ed il Medio Oriente è strategico. Prendersi uno spazio in Libia, attraverso Khalifa Haftar o la NOC libica o la produzione di petrolio, può rendere la Russia essenziale sul territorio senza doversi sporcare le mani come ha dovuto fare in Siria”. Inoltre, riferisce ancora Kaznacheev, “la presenza dei mercenari russi in Libia ha rafforzato la posizione geostrategica e l’influenza diplomatica russa”, rendendo quindi Mosca una pedina fondamentale nella risoluzione del conflitto in atto.

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Alcuni soldati del gruppo Wagner a Tripoli, Libia

L’ Africa dei diamanti

L’ Africa è un paese in cui il gruppo Wagner ha decisamente trovato un buon numero di clienti: Mozambico, Madagascar, Sudan e soprattutto la Repubblica Centrafricana. Con la sua lunga storia di instabilità, quest’ultima rappresenta un terreno fertile per i mercenari. Nel corso delle sue operazioni, il gruppo Wagner è riuscito ad appropriarsi di aree strategiche ricche di oro e diamanti, ma ha anche preso di mira le minoranze musulmane e di etnia peul, e si è scontrato diverse volte con la Minusca, la missione delle Nazioni Unite formata da 15000 caschi blu.

La presenza russa non manca di essere ben visibile a Bangui, dove uomini in uniforme girano a bordo di veicoli militari corazzati. Come negli altri paesi, i soldati hanno un incarico: garantire la sicurezza personale del presidente Touadéra, il cui consulente è Valerij Zakharov, ex funzionario dei servizi segreti russi. Ancora una volta tutto è avvolto dal mistero dato che il primo ministro Henri-Marie Dondra nega la presenza dei mercenari. Il fatto è bizzarro, soprattutto perché vi è un accordo stipulato tra Russia e Bangui, un accordo del 2018 in cui la Russia ammette di aver inviato almeno 175 addestratori militari non armati.

A fare eco alle parole di Dondra è il ministro degli esteri di Mosca, il quale dichiara che i suoi istruttori operano legalmente nella Repubblica Centrafricana ed hanno contribuito a un “significativo aumento della capacità bellica dell’esercito nazionale, che risulta evidente dalle numerose perdite inflitte ai gruppi armati”. Sorcha MacLeod, il quale fa parte del gruppo di lavoro sui mercenari del consiglio per i diritti umani dell’Onu, sostiene che i russi “siano coinvolti in violazioni dei diritti umani e forse in crimini di guerra”.

Queste parole vengono successivamente confermate dallo stesso governo di Dondra. Questo ha fatto pensare ai funzionari stranieri, così come agli esponenti dell’opposizione e della società civile, che il governo di Bangui sia, per un verso o per l’altro, ostaggio del gruppo Wagner, da cui dipende per mantenere sicurezza e potere.

La condanna dei crimini

Secondo quanto dichiarato dall’ufficio stampa del Parlamento europeo, il gruppo Wagner è stato condannato per violazione dei diritti umani e altri crimini nelle zone di conflitto. Nel comunicato, si legge che i deputati “condannano con la massima fermezza gli efferati crimini commessi dall’organizzazione paramilitare russa Gruppo Wagner e relative entità militari private in varie aree di conflitto”. “Lo Stato russo sembra essere responsabile del finanziamento, della formazione, della gestione e del comando operativo di questi gruppi paramilitari”.

Così hanno riferito gli eurodeputati, ribadendo che le attività dei mercenari “corrispondono alla diffusione dell’influenza della Russia nelle zone di conflitto. Il Gruppo Wagner e altri appaltatori della sicurezza guidati dalla Russia, dovrebbero essere trattati come organizzazioni per procura dello Stato russo”. La risoluzione esorta inoltre tutti i Paesi che si servono del gruppo Wagner, in particolare la Repubblica Centrafricana, a tagliare qualsiasi ponte con la compagine russa. Il comunicato specifica, infine, che i fondi dell’UE “non devono, in nessun caso, essere utilizzati dai Paesi beneficiari per finanziare società militari private” che commettono crimini contro i diritti umani.

Lorenzo Zamana

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