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Lisa Biondi, la Elena Ferrante della cucina italiana

4 ' di lettura

Ha destato scalpore la premiazione di Carmen Mola, autrice spagnola di best-sellers dall’identità misteriosa, durante l’ultima edizione del premio Planeta. A ritirare il premio, davanti al re Felipe VI, si sono palesati tre uomini (Antonio Mercero, Jorge Diaz e Agustin Martinez), destando la curiosità di tutta la platea. Una vicenda che rimanda alla nostrana Elena Ferrante, la scrittrice di libri di successo la cui identità resta ancora avvolta nel mistero. Ma anche nel mondo dell’editoria gastronomica c’è una Elena Ferrante, anch’essa autrice di libri e ricettari famosi. Stiamo parlando di Lisa Biondi.

Chi l’ha vista?

Chiunque di voi ha visto almeno una volta nella vita un libro di cucina scritto da Lisa Biondi. È una figura che da decenni insegna come usare al meglio i cibi industriali e come fare ricette semplici ma d’effetto, diventando quasi come una di famiglia. Tutti la conoscono grazie ai suoi volumi ma nessuno sa chi è e come è fatta dal vivo. Anche i disegni stilizzati che apparivano nei primi libri pubblicati non sono d’aiuto per l’identificazione della donna. Resta il fatto che la sua rappresentazione classica era quella di una donna sempre in ordine i cui tratti richiamavano quelli di Grace Kelly.

Le prime notizie della misteriosa Lisa Biondi si hanno negli anni ’60, quando la Gradina comincia a regalare dei piccoli ricettari a coloro che acquistavano la margarina. Leggenda vuole che fu proprio il capo della Gradina, l’olandese Simon van den Bergh, a lanciare l’idea di una cuoca dall’identità non nota, in grado di creare un legame positivo tra la ditta e gli acquirenti. Prendiamo, ad esempio, il ricettario “Gradina vi invita ai primi piatti” distribuito durante l’autunno del 1968.  La Biondi realizzò 80 primi ed è così che li presenta nella prefazione del libretto:

Anche queste ricette sono state provate nella mia cucina con cura ed ho notato che Gradina si è dimostrata un ottimo condimento sotto tutti i punti di vista […] Ve la posso consigliare con tutta tranquillità. Non mi resta che incoraggiarvi a provare questo gruppo di ricette per riscuotere così nuovi successi fra i vostri famigliari e l’ammirazione dei vostri ospiti.

Nella prefazione è palese la parte promozionale del prodotto, scopo primario delle aziende durante il periodo d’industrializzazione degli anni’60. Ma è importante il modo in cui Lisa Biondi si rivolge ai suoi lettori. Essa si propone come una parente o un’amica da cui attingere tutti i segreti dei piatti. Una figura che invita a provare le ricette proposte nel libretto, anche perché sono di riuscita sicura dato che lei stessa le ha testate. La Biondi aveva anche un filo diretto con i consumatori della margarina Gradina, che potevano scriverle per ricevere dei consigli gastronomici, per richiedere piatti particolari o per risolvere qualche problematica in cucina.

Uno dei primi ricettari firmati dalla misteriosa Lisa Biondi.

Simbiosi

Negli anni successivi, Lisa Biondi ha prestato la sua maestria anche per altre aziende come Gallo, Milkana, Calvé, Bertolli e Lagostina. Questi grandi marchi sfruttavano la figura della Biondi in modo da raggiungere il seguito di pubblico che si identificava con le ricette realizzate dalla misteriosa donna. È una tecnica che le aziende hanno sempre usato, anche con persone reali.

Prendiamo l’esempio di Wilma De Angelis, conduttrice di programmi di cucina dal 1979 al 1997 sui canali Telemontecarlo e Odeon TV. In ogni puntata dedicava sempre uno spazio per presentare un cibo/elettrodomestico-sponsor da usare durante la preparazione di una ricetta. Proprio come la Biondi, la De Angelis proponeva qualsiasi tipo prodotto (dalle fette integrali Wasa all’olio per friggere Friol, dalle teglie antiaderenti Maitre Noir alla panna vegetale Creme Cuisine) raccontandolo sempre con un tono confidenziale, quasi come un conoscente che ti consiglia un qualcosa che lui ha provato e con cui si è trovato bene. Anche nei suoi due libri di cucina, “Le mille meglio” (1988) e “Quando cucina Wilma” (1992), numerose ricette sono state realizzate con prodotti sponsorizzati.

Nei suoi programmi di cucina, Wilma De Angelis usava le stesse tecniche persuasive di Lisa Biondi quando presentava i prodotti sponsor

Anche i cuochi venivano adoperati per questi scopi commerciali. Negli anni ’80 Vincenzo Buonassisi, cuoco che collaborò con la rivista “Gioia”, firmò un ricettario per i prodotti Santa Rosa. Lo chef Gualtiero Marchesi, invece, realizzò nel 1987 una linea di surgelati d’autore “Un’idea di Gualtiero Marchesi” per la Surgela e anche due libretti con dei piatti realizzati con i prodotti congelati della stessa marca.

Altre aziende hanno realizzato delle figure mascotte, utili per essere maggiormente riconoscibili dai consumatori rispetto agli altri prodotti similari in commercio. La Star, ad esempio, ha scelto da decenni di inserire nelle confezioni dei dadi per brodo l’elegante signora con le perle al collo. Altro esempio è la donna che tiene sulla testa un cesto di frutti che campeggia sui bollini blu dei frutti Chiquita, rendendolo un marchio famoso in tutto il mondo.

Questo processo d’associazione è una caratteristica tipica del marketing, il cui successo o no di un marchio è dovuto alle risposte positive che vengono elaborate dal cervello sulla base di esperienze pregresse con il brand. Come per i marchi, possiamo traslare questo discorso anche per il caso Lisa Biondi. Chi leggeva o preparava con successo i piatti proposti dalla donna, faceva un’associazione positiva con la Biondi. Grazie a questa alleanza le persone avrebbero ricomprato i volumi pubblicati dalla misteriosa signora o acquistato nuovamente i prodotti da lei utilizzati. E questo era un bene per le aziende.

Una delle tante

Ma la domanda più importante di tutte è: chi è davvero Lisa Biondi? La risposta non è semplice, anche perché nel corso degli anni si sono alternate diverse Lisa Biondi. Ma comunque una certezza c’è: dal 1980 al 2013 sotto lo pseudonimo di “Lisa Biondi” c’era la maestra di cucina Paola Rancati. Con il suo vero nome ha firmato diversi volumi gastronomici e ha preparato ricette per varie riviste come “Buona Cucina”, “Cucina Moderna” e “Sale & pepe”.

Paola Rancati, Lisa Biondi dal 1980 al 2013

Tuttavia, è ancora avvolto nel mistero la questione su chi sia stata la primissima Lisa Biondi. Secondo l’esperta di gastronomia Stefania Aphel Barzini, nel libro “Fornelli d’Italia” (Mondadori 2014), la prima firma nascosta sotto lo pseudonimo “Lisa Biondi” è stata Stella Donati. La donna fu autrice di noti manuali di cucina e collaboratrice di riviste specialistiche di cucina, come il settimanale “Guida Cucina” in cui, dal 1993 al 1994, rispondeva alle domande dei lettori nella rubrica “Botta & risposta”. Ma la certezza matematica sull’identità della prima Lisa Biondi non è assoluta. Anche l’attuale identità della Biondi, dopo la fine del periodo Rancati, resta ignota. Forse certi misteri bisogna lasciarli così come sono, perchè alla fine c’è un po’ di Lisa Biondi in tutti gli amanti della cucina.

Raffaele Pitzalis

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