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Halloween: le vere origini della notte più fraintesa dell’anno

4 ' di lettura

Si avvicina anche quest’anno la notte di Ognissanti e, con essa, la festività di Halloween, la più controversa del calendario. Questa ricorrenza porta con sé una serie di forti luoghi comuni che vengono annualmente riproposti dalle numerose campagne di protesta. Torna alla mente la scena di Mario Giordano che grida “io Halloween non lo voglio festeggiare” spaccando zucche intagliate durante il suo programma “Fuori dal coro”. Un episodio che divenne virale e lungamente parodiato, ma che rispecchia un sentimento comune basato su stereotipi. In questo articolo proviamo a sfatarne qualcuno sperando che, anche se non si voglia festeggiare Halloween, lo si faccia per motivi ragionevoli.

Le origini storiche

Partiamo dallo stereotipo più comune, spesso usato come motivazione da chi rifiuta questa festa: “Halloween è un’americanata, non ha nulla a che vedere con noi”. Niente di più sbagliato: Halloween non solo nasce in Europa – o in quel territorio che oggi chiamiamo così – ma in America ce l’abbiamo portato noi.

candela halloween

Le parole hanno il potere di racchiudere in sé secoli di storia, dunque partiamo con un po’ di sana etimologia. Halloween è un termine scozzese, nato tra il 1600 ed il 1700, che contrae l’espressione “All hallows’ eve”, ovvero “notte di tutti gli spiriti sacri”. Da questo nome nasce quella che i cristiani chiamano “notte di tutti i santi”, o “Ognissanti”. Il concetto è lo stesso: la notte del 31 si pregano gli spiriti di coloro che possono proteggerci dall’aldilà: gli antenati per i pagani, i santi per i cristiani. Tuttavia, le radici della festa sono molto più antiche, e derivano dal popolo dei Celti. Anch’essi durante la notte fra il 31 ottobre e il primo novembre celebravano gli “spiriti sacri”, ma la loro festa ha un nome gaelico: Samhain (pronunciato “sow-in”), ovvero “fine dell’estate”.

La festa del Samhain

Comprendere le festività celtiche richiede un minimo di immedesimazione. Si parla di un tempo antico in cui gli uomini non godevano di lunga vita e comfort. La quotidianità era scandita dalla natura: le stagioni sancivano la reperibilità delle risorse e l’inverno era spesso una minaccia per la sopravvivenza. Anche la morte faceva parte di questo equilibrio e non era temuta: morire con onore era essenziale per i celti, così come avere rispetto per i propri antenati. A tutto ciò era dedicato il Samhain.

teschio halloween

Per i celti la notte del 31 ottobre era parte del “giorno che non esiste”. Essa si trovava in un punto fuori dal tempo che non apparteneva né all’anno vecchio né a quello nuovo. Per questo era considerato il capodanno, che nel calendario celtico coincideva con la fine dell’estate (samradh) e l’inizio dell’inverno (geimhredh). La costellazione delle Pleadi era ben visibile in cielo e iniziava il dominio della notte sul giorno. In quel momento, il velo che divideva la terra dei vivi con quella dei morti si assottigliava, e i due regni potevano comunicare. Tuttavia, assieme ad essi anche le forze del caos, o spiriti maligni, vagavano fra i vivi, e per questo era importante non attirarne l’attenzione.

Si trattava di un periodo di rituali volti ad assicurarsi che l’inverno in arrivo non fosse troppo rigido e che il nuovo anno iniziasse con il piede giusto. Ci si prendeva cura degli antenati lasciando loro ricche offerte di frutta, cacciagione e fiori. Si accendevano fuochi, si facevano danze, banchetti e orge – considerate all’epoca normalissimi rituali di fecondità.
Nel frattempo ci si preoccupava di proteggersi dagli spiriti malevoli: si spegnevano tutti i fuochi domestici, lasciando accesi solo quelli sacri, e ci si travestiva con pellicce, ossa e maschere ricavate dalle prede di caccia per confondersi con loro. Ricorda qualcosa?

balli samhain halloween

Chi erano i celti e perché ci riguardano

Nonostante ciò è ancora possibile pensare che la festività, in quanto italiani, non ci appartenga. Sarà allora importante sapere che i celti – nome che identifica un insieme di popoli indoeuropei – conquistarono gran parte dell’Europa pre-cristiana arrivando fino al nord Italia intorno al 400 a.c. Inoltre, grazie agli scambi commerciali, il loro impatto si è esteso ben oltre le aree conquistate. Questo popolo sembrerà forse più familiare se ricordato con il nome “Galli”, come li chiamavano i romani. Non furono neanche di breve passaggio: il loro dominio e stanziamento in Italia è durato secoli, lasciando un forte impatto sul folklore e la cultura dei popoli autoctoni. Basti pensare a Senigallia, il comune marchigiano che deve il suo nome proprio all’antica capitale gallica. Per quanto riguarda il Samhain, i celti insubri del nord Italia lo chiamavano Samonios.

rovine celtiche

Dopo il loro periodo di splendore, i celti furono lentamente assimilati dai romani e da altri popoli quasi ovunque, tranne che in Irlanda e in alcune zone della Gran Bretagna, dove vivono ancora eredi di quelle antiche tradizioni. Grazie a loro è giunta fino ai giorni nostri una delle poche lingue di origine celtica ancora parlate: il gallese.

Da Samhain ad Halloween: come ci siamo arrivati?

Ciò che le forze romane non soppressero venne cancellato durante il processo di cristianizzazione dei popoli pagani, o meglio, camuffato. I missionari si resero presto conto che era impossibile separare quelle civiltà dalle loro tradizioni secolari. Per avvicinarli alla fede, o per semplice contaminazione da contatto, diverse festività pagane sono state inglobate nel calendario cristiano, fornendone una lettura religiosa. È questo il caso del Samhain e anche del Natale, Sol Invictus per i romani pre-cristiani. Anche in quest’ultimo caso i celti hanno lasciato la loro impronta: prima dell’anno zero, erano proprio i druidi celtici ad addobbare gli alberi e a deporre offerte sotto le loro chiome durante il solstizio d’Inverno (21 dicembre), così come facciamo noi la notte della vigilia.

zucca halloween

Persino la zucca è un’idea europea. In Irlanda l’intaglio di rape e barbabietole era una pratica comune, così come in molte civiltà antiche. Durante la notte del Samhain questa pratica veniva adattata al tema intagliando sagome di teschi, simbolo volto ad esorcizzare la morte. Stessa storia per il trick or treat (dolcetto o scherzetto): ai tempi dei romani i mendicanti bussavano alle porte durante la notte di ognissanti in cerca di carità e così avveniva anche nella pratica medievale anglosassone chiamata souling. Durante la colonizzazione, gli irlandesi hanno esportato queste tradizioni nel nuovo continente: le rape sono diventate zucche (più facili da tagliare), le pellicce sono diventate costumi spaventosi e il capitalismo ha pensato al resto. Di quella festa celtica, nell’attuale Halloween, resta ben poco.

Festa di paura o di speranza?

Oggi sappiamo che non dobbiamo mascherarci per difenderci dagli spiriti maligni e non dobbiamo offrire sacrifici per un inverno mite, ma questo non ci impedisce di festeggiare e ricordare chi non è più con noi. La notte del 31 è un momento per riflettere e meditare, ma anche per giocare con la propria identità, lasciarsi andare e divertirsi preparandosi ai mesi più duri. Che si tratti di Ognissanti, Halloween o Samhain, ciò che è importante capire è che le nostre usanze sono spesso frutto di contaminazioni che formano un folklore comune definito dalle stesse paure e speranze. Anche l’Italia, famosa per le sue differenze regionali, conserva antiche tradizioni legate a questa notte. Il blog “Le vere origini di Halloween” ne ha raccolte diverse, ottimi spunti per provare a celebrare un Halloween diverso, magari più autoctono. E chissà, forse portando a questa festa il rispetto che merita, qualche antico spirito verrà a bussare alla nostra porta.

Federica Morichetti

One Comment

  1. Annamaria Cavalli Annamaria Cavalli 1 Novembre, 2021

    Bell’articolo, molto ben documentato.
    Comunque, molti complimenti

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