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Come la cultura può aiutarci a capire il valore della sostenibilità

2 ' di lettura

Siamo scesi nei sotterranei di Parma per visitare i percorsi dell’antico acquedotto

Dalle prossime settimane sarà possibile visitare a Parma le gallerie dell’antico acquedotto farnesiano, esito di un progetto di ripristino con finalità culturale ed educativa. Un percorso di 200 metri circa collega i luoghi ipogei del Palazzo Comunale della città con la vicina via Farini, da cui sbuca il percorso. “Parma Territorio d’Acque” è ideato e coordinato da ArcheoVea Impresa Culturale srl e Azienda Agraria Sperimentale Stuard. Il progetto, frutto di uno studio tuttora in corso, vuole approfondire il ruolo della risorsa idrica nella formazione della cultura e dell’economia parmense rendendo fruibili, con finalità didattica e culturale, i luoghi del racconto di Parma, punti d’incontro efficaci per parlare di sostenibilità e di sfide del futuro. Fondamentale la collaborazione di Iren e Ireti, del Comune di Parma, dei Musei del Cibo, di Arpae. Il progetto si estende anche ad altri 13 comuni del parmense da Traversetolo a Colorno, con l’obiettivo di creare un’infrastruttura turistica, culturale e didattica dedicata al tema dell’acqua, intesa come risorsa, e che ne metta in evidenza l’importanza.

Acqua, risorsa tra cultura e sostenibilità

Il legame tra acqua e territorio si declina in vari aspetti, riconducibili a un’unica matrice storica: la nascita di un acquedotto ha significato per ogni città l’inizio di una crescita e di uno sviluppo. L’acquedotto di Parma, realizzato per la prima volta nel 1774, è stato il primo nel cuore della pianura padana, non ancora dotata di questo prezioso servizio, non di una lunghezza tale almeno da soddisfare il bisogno di una società in via di espansione. La stessa infrastruttura ha presentato criticità nel tempo, fino alla sua implementazione nel 1840, sotto il Ducato di Maria Luigia, quando venne costruita una galleria ulteriore, capace di risolvere il problema delle perdite, e base di costruzione del futuro acquedotto moderno. Ricomprendere gli eventi storici, oggi a portata del cittadino grazie all’intervento di ripristino dei sotterranei, illumina la questione della sostenibilità della risorsa idrica: “Abbiamo scelto il tema delle acqua declinato in vari aspetti, dagli impianti, alla sacralità come elemento culturale finalizzato alla sensibilizzazione dell’utenza” – così Francesco Garbasi, Responsabile Area progettazione e Sviluppo di ArcheoVea.

Quando la nobiltà costruiva opere

I lavori hanno fatto riemergere diverse stanze medievali, che potrebbero avere avuto un ruolo nella piazza del tempo di Parma. Inoltre, è stato ritrovato un pozzo, in corrispondenza con gli appunti medievali che in effetti raccontano di due pozzi presenti: uno di fronte al Palazzo del Governatore e l’altro proprio dinanzi l’attuale ingresso del Palazzo Comunale, ora accesso agli scavi. L’acquedotto farnesiano ha un antecedente in quello romano, i cui resti sono ancora visibili lungo via Traversetolo. Non stupisce che proprio Parma avesse già in epoca romana degli acquedotti, considerata la presenza di un teatro e di un anfiteatro che dimostrano l’importanza della città in epoca imperiale. Nell’alto Medioevo vengono realizzati dei pozzi che intercettano la condotta dell’acquedotto per raccogliere più acqua possibile. Con l’intento di portare acqua al Palazzo Ducale, Ottavio Farnese nel 1570 fa costruire quindi un palazzetto delle acque, nella parte centrale del giardino, oggi in veste ottocentesca.  Fu un’opera di sfarzo, ma non efficace abbastanza da portare acqua a sufficienza. Fu allora che il Comune di Parma cominciò a costruire un nuovo acquedotto dividendo le spese. Dal nome di Farnese prese il titolo l’acquedotto. Tramite allacci, la nobiltà di Via Farini poteva avere accesso all’acqua.

Come visitare Parma sotterranea

All’interno dell’esposizione sono custoditi oggetti di interesse storico, oltre a un itinerario informativo con l’ausilio di video e mappature esplicativi. Tra gli altri, il Giulio di Parma, la moneta d’argento di diametro grande quanto il tubo attraverso cui correva l’acqua per la fornitura. All’epoca, il servizio idrico non si pagava a consumo, ma una tantum: l’allaccio di un Giulio costava 80 scudi d’oro. Erano possibili anche allacci sottomultipli: una targa in via Farini parla di una concessione di mezzo Giulio d’acqua. Riscoprire un luogo di fascino e leggenda – si narra che i sotterranei fossero la via di fuga sicura per la Duchessa Maria Luigia, certamente furono utilizzati come bunker dal Comune durante la Guerra – sarà possibile a partire da sabato 22 ottobre prenotando, tutti i giorni, le visite guidate all’indirizzo www.mylocaltour.it e al numero 3534337984. Il luogo rappresenta l’hub principale di un itinerario che col tempo ricomprenderà anche altri acquedotti e percorsi culturali.

Sofia D’Arrigo, Federica Morichetti

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