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Facciamo chiarezza su (quasi) tutti gli spin-off riguardo a vaccini e Covid-19: due chiacchiere con il dottor Traversini

5 ' di lettura

Vaccini: una delle parole più pronunciate nell’ultimo anno. Abbiamo sentito dire “Non farò il vaccino” o abbiamo chiesto “Quale vaccino ti hanno fatto?”, “Ti ha fatto male il vaccino?”, “Perché non vuoi fare il vaccino?”. Da mesi ormai si assiste a nuove polemiche quotidiane, nuovi retroscena, nuove domande e dubbi sul vaccino anti Covid-19. Domande a volte lecite, altre meno, che non fanno altro che accrescere incertezze, preoccupazioni, scetticismo e soprattutto contribuiscono a diminuire la fiducia che dovremmo avere verso l’efficacia del vaccino, come unica (o quasi) soluzione per contrastare la pandemia.

Un destabilizzante overload informativo riguardo a COVID e vaccini

Nel marasma di informazioni diventa ragionevolmente difficile prendere decisioni, scegliere con ratio e capire l’importanza di una piccola fiala e un ago minuscolo. In questa tempesta di informazioni e nozioni alcuni decidono di affidarsi agli “esperti“, medici, ricercatori che credono fermamente nella scienza pur sapendo e ammettendo che non è infallibile, tutt’altro, ma sottolineano che i progressi medici hanno salvato milioni di vite in tutto il mondo. Altri, per svariate motivazioni, non ritengono che il parere degli esperti sia rilevante oppure reputano più competenti altri medici e dunque altre convinzioni. Tra questi, alcuni sostengono fermamente “la libertà di scelta degli individui” più che la scienza, e dunque sostengono che sottoporsi al vaccino debba rimanere facoltativo.

Come spiega La Repubblica in un suo articolo, si tratta del concetto di esternalità negativa: “Non possiamo imporre alle persone di vaccinarsi. Ma, come abbiamo fatto con il fumo, possiamo disincentivare le esternalità negative di chi si mette nella condizione di danneggiare gli altri”.

In un’epoca in cui autorevolezza e competenza dipendono più dai seguaci sui social che dagli studi e dalla preparazione di un medico, un infettivologo o un virologo è difficile vedere la luce in fondo al tunnel. Con la “scusa” che ognuno può pensarla come vuole, la libertà di non fare il vaccino finisce per inficiare su chi la libertà la intende come libertà di tornare a fare tutto quello che si poteva fare prima della pandemia, ma vaccinandosi e soprattutto senza danneggiare gli altri. E’ questa la vera libertà.

L’intervista al medico Filippo Traversini

Fatta questa lunga ma doverosa premessa, parliamone con Filippo Traversini. Dopo la laurea in medicina, esercita la professione con sostituzioni e lavora in Emilia Romagna come libero professionista. Infine, dovrebbe essere scontato, ma non lo è, crede nella scienza.

Partiamo dal concetto di “esternalità negativa”, secondo te è una giusta interpretazione?
Non mi trovo molto d’accordo con quanto dice Repubblica. Innanzitutto è possibile obbligare alla vaccinazione, è già stato fatto in passato e tutt’ora esistono molte vaccinazioni obbligatorie. Inoltre, mettere delle limitazioni non elimina il problema: chi realmente non si vuole vaccinare, preferirà rinunciare a determinati servizi, consentendo il mantenimento di nicchie suscettibili.

Molti medici credono più nella libertà dell’individuo che nella scienza.
Libertà e scienza non sono elementi in disaccordo tra loro. Non si può confondere una misura sanitaria a favore della collettività con la “libertà” di ledere il prossimo sulla base di credenze non corrispondenti alla realtà.

Si discute molto sull’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari.
Sono assolutamente d’accordo. Il personale sanitario non solo deve tutelare se stesso, in quanto necessario per far fronte a queste malattie, ma deve anche parimenti tutelare i suoi stessi assistiti. Non vaccinandosi, non solo mette a rischio la tenuta del sistema stesso durante una successiva ondata, ma diventerebbe complice della stessa.

E l’introduzione del Green Pass obbligatorio per accedere a luoghi di cultura, ristoranti, mezzi pubblici, scuole ecc. è una misura che inciterà a vaccinarsi o aumenterà divisioni e malcontenti?
Il Green Pass e l’obbligo vaccinale, sono misure politiche volte a cercare di garantire il raggiungimento di una copertura vaccinale adeguata. Il loro scopo è limitare il più possibile la diffusione (e soprattutto la pressione sanitaria) del virus cercando di mantenere il più alto livello possibile le libertà individuali. Se questa misura viene vista con malcontento e con spirito divisivo, è soltanto il riflesso di una comunicazione fallimentare.

I numeri aggiornati della campagna vaccinale, da giugno in poi, hanno registrato un rallentamento. Pensi che questo abbia contribuito all’aumento dei casi e al propagarsi della variante Delta?
Possibile che se si fosse raggiunta una copertura maggiore, avremmo registrato meno casi, ma con il senno del poi è facile fare affermazioni.

Molti sostengono che anche indipendentemente dai vaccini le varianti si sviluppano. Come stanno realmente le cose?
Questo è un argomento che hanno trattato già persone molto più competenti di me. Provando a riassumere: più un virus ha la possibilità di infettare e replicarsi, più la probabilità di emersione di nuove varianti aumenta. Ne consegue che le varianti si sviluppano a prescindere dalla vaccinazione. Le analisi di datazione sulle principali varianti, tra l’altro, le hanno fatte risalire alla fine del 2020, prima ancora dell’inizio delle campagne vaccinali.

I nuovi dati dell’ISS affermano che i vaccinati con due dosi sono molto più protetti dei non vaccinati. Ma chi è scettico nei confronti del vaccino, non si rassicura nemmeno leggendo questi dati. Anche nella scienza non c’è nulla di efficace al 100%.
Nessun farmaco e nessun dispositivo di sicurezza può avere efficacia 100% e rischio 0. Ogni azione che compiamo è un rapporto tra rischi e benefici. Ad esempio, bere l’acqua può essere mortale se dovesse andare nei polmoni. Tuttavia ogni giorno accettiamo questa eventualità, poiché i benefici apportati dalla sua assunzione superano infinitamente qualunque rischio.

COPERTURA VACCINALE NELLA POPOLAZIONE ITALIANA DI ETÀ >12 ANNI (AL 26 GIUGNO) E
CASI DI COVID-19 DIAGNOSTICATI, OSPEDALIZZATI, RICOVERATI IN TERAPIA INTENSIVA E DECEDUTI NEGLI
sULTIMI 30 GIORNI, PER STATO VACCINALE E CLASSE D’ETÀ
(Dati ISS)

I rarissimi casi di trombosi continuano a spaventare e a essere usati come motivo per non vaccinarsi. Addirittura ci sono medici che consigliano alle donne di fare gli screening trombofilici e genetici prima della vaccinazione, dobbiamo diffidare?
Esattamente. Si tratta di sprechi di denaro che rischiano di ritardare la vaccinazione. Il meccanismo alla base delle trombosi che si sono riscontrate dopo le vaccinazioni viene definito Vaccine-induced immune thrombotic thrombocytopenia (VITT). Si tratta della produzione di un autoanticorpo diretto contro determinati antigeni delle piastrine: ciò attiva e consuma le piastrine portando alla formazione di trombi. La VITT fa parte di uno spettro di disturbi di cui fa parte anche la HIT (Heparin Induced Thrombocytopenia). Ovviamente, nessun test di quelli che vengono proposti può valutare questo evento.

Puoi spiegarci come funzionano in poche parole questi vaccini contro il Covid-19?
A prescindere dalla tecnologia utilizzata, questi vaccini funzionano come ogni altro: forniscono al sistema immunitario le informazioni per “costruire” delle difese attive in maniera preventiva. Inoltre, evitano il rischio derivante dall’esposizione al patogeno naturale.

Astrazeneca, Pfizer, Moderna, J&J. Ormai sappiamo i nomi dei vaccini a memoria, ma cosa li diversifica tra loro?
La principale differenza riguarda la tecnologia alla base dei singoli vaccini: ad mRNA il Pfizer e il Moderna, a vettore virale AZ e JJ. Ciò poi si traduce in diverse modalità di stoccaggio e distribuzione e diverse tempistiche nelle somministrazioni delle dosi. Come efficacia e profilo di sicurezza si stanno dimostrando tutti ottimi vaccini.

E’ sbagliato aver paura del vaccino Astrazeneca? Cosa ci dicono i numeri?
I numeri dicono quello che è già stato più che ampiamente ribadito. Si tratta di un vaccino molto sicuro (esattamente quanto tutti gli altri) ed efficace.

Quindi, dopo i numerosi “valzer su Astrazeneca”, non reputi giusta la decisione della sua somministrazione solo agli over 60?
Sono decisioni politiche che ogni Stato ha assunto in base alla propria situazione epidemiologica. Finché questa decisione non impatta in maniera negativa sul raggiungimento della copertura vaccinale, si può tranquillamente applicare il principio di precauzione, riservandolo a determinate fasce di età e lasciando comunque alle altre la possibilità di usufruirne.

Per chi ha già avuto il COVID molti medici consigliano di fare un test per gli anticorpi prima di vaccinarsi e nel caso in cui ne siano presenti molti, di rimandare la vaccinazione. E’ giusto?
Come affermato anche dagli organi competenti, il sierologico prima della vaccinazione non ha alcuna utilità. Il sierologico è un test che ci fornisce indicazioni solo sulla presenza in circolo di anticorpi diretti contro il virus, rendendo noto un eventuale contatto con esso. Non ci fornisce alcun tipo di indicazione riguardante la componente cellulare del sistema immunitario (tra cui anche le cellule della memoria) che è quella che attivamente si occupa di far fronte ad una seconda esposizione. Chi ha contratto il virus, viene vaccinato dopo per una questione di tempo trascorso dal contagio, per consentire una migliore gestione delle dosi, privilegiando soggetti non ancora esposti, in virtù della minore probabilità di re-infezione dei guariti entro un determinato lasso di tempo.

Se dovessi convincere o comunque aiutare a far capire a chi ancora è indeciso o indecisa se fare o meno il vaccino, cosa diresti?
Io e tanti altri professionisti, sia nel campo sanitario che nel campo della ricerca, abbiamo speso mesi cercando di rassicurare le persone, facendo chiarezza su ogni eventuale dubbio di natura clinica. Ad ogni passo fatto in avanti, seguivano una marea di informazioni fuorvianti da parte dei media. Non solo vanificavano gli sforzi fatti, ma azzeravano ogni fiducia. Oggi si fa più fatica a parlare con la gente, che difficilmente cambierà idea.

Sara Ausilio

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