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Nero su tela: un viaggio e tanti misteri nel romanzo di Ciro Bertinelli

3 ' di lettura

Un giallo non convenzionale. Così lo scrittore Ciro Bertinelli definisce il suo primo romanzo Nero su tela. Edito da Massimo Soncini Editore è una delle prime opere della collana Giallo Parma e racconta una storia ricca di misteri intrecciati, ma non impossibili da sciogliere per il lettore più attento. Si tratta infatti, di un romanzo narrato in prima persona, in cui il protagonista, Marco Giusti, mette insieme i pezzi che compongono il fitto enigma al centro del libro, e insieme a lui chi sta leggendo.

Un gioco fra amici il primo libro di Bertinelli

Presentato al pubblico il 26 giugno scorso alla biblioteca Civica di Parma, si tratta di un romanzo “nato quasi per gioco”, una sfida tra amici che Bertinelli ha spuntato, scrivendo l’incipit di una storia, la più interessante, tanto da meritare un seguito, sfociato nel libro vero e proprio.
Una trama densa, ma resa leggera da una scrittura agile, non appesantita da lunghe descrizioni di luoghi e soprattutto dei personaggi, che si rivelano attraverso i dialoghi e le proprie azioni. Primo tra tutti Marco, chiamato da una amica di vecchia data, Giulia, a svelare cosa ci sia dietro all’omicidio del suo amante Antonio. Da qui inizierà un viaggio più grande di lui, che prenderà pieghe inaspettate, arrivando a coinvolgere la polizia, la ricerca di due quadri, di un bambino sequestrato. Nuove storie tra loro diverse ma in qualche modo strettamente correlate, corredate da innumerevoli colpi di scena e un inaspettato (per il lettore disattento!) plot twist finale.
Ciro Bertinelli approfondisce così la genesi e il contenuto della sua opera prima, che a quanto pare non sarà anche l’ultima…

Come mai la scelta di scrivere proprio un romanzo giallo?
La risposta è semplice, ho fatto una scelta un po’ egoistica: ho cercato di scrivere un romanzo nello stile, nel contenuto e nel soggetto, che avrei amato leggere io stesso. Sono sempre stato un lettore onnivoro fin da ragazzo, affinando i miei gusti con il tempo. Mi sono così appassionato soprattutto ai gialli, thriller, polizieschi ed ecco che si è trattato così di una scelta quasi scontata.

Nero su tela

Quanto è affezionato al personaggio di Marco quando c’è di biografico nella sua caratterizzazione?
C’è tantissimo di biografico nel personaggio di Marco. Intanto porta il nome del mio primogenito, così come un altro personaggio che mi è piaciuto molto, l’ispettore Luca Valente, ha il nome del mio secondo figlio.
Oltre a questo direi che mi assomiglia molto, ma allo stesso tempo è l’esatto contrario di me. È una persona poco tecnologica all’opposto da me, è poco introspettivo, diversamente da come sono io. Ma ha la mia ironia, la capacità di mettersi in gioco. In parte è quello che io avrei voluto essere, ha una leggerezza nella vita che avrei voluto per me ma non ci sono riuscito.

È presente un aspetto metaforico dietro l’intreccio narrativo del romanzo, vero?
 Sì, mi sono posto sempre una domanda che forse ci poniamo in tanti, ovvero quanto la nostra vita sia dettata dal caso. Siamo convinti di avere un totale libero arbitrio oppure crediamo che ci sia un grande architetto, chi crede in Dio o in qualcos’altro. La nostra esistenza può cambiare per qualcosa che succede per caso o perché è già scritto nel nostro “libro”. Il cattivo principale, ad esempio, ha subito un torto per una scelta presa in modo totalmente casuale, come con un tiro di dadi, covando rancore e meditando vendetta.

Quanta ispirazione proviene dalla realtà e quanto è frutto della sua immaginazione?
Ho un bagaglio di film e di romanzi che in modo inconsapevole mi ha comunque condizionato. Per la parte in cui entra in gioco la polizia, che ha un ruolo abbastanza marginale, ho cercato di documentarmi, ma ho voluto lasciare più sfumata la parte più procedurale del loro lavoro, anche per non rischiare di cadere nel già visto. Perciò per alcuni elementi mi sono ispirato a cose viste, ma senza scendere nel dettaglio.

Nero su tela


Quanto è importante essere pubblicato, per il proprio romanzo d’esordio, in una collana che porta il nome della propria città, Parma, anche sfondo di parte della storia?
Moltissimo, sono stato veramente onorato quando Massimo Soncini mi ha proposto di pubblicarlo. Sento uno spiccato senso di appartenenza alla terra in cui sono nato e ho sempre vissuto. Ho sempre viaggiato sia per lavoro che per piacere, ma ogni volta ho agognato il ritorno a casa, ai suoi profumi e sapori. La storia inizia e finisce in questo territorio anche se passa da diversi per diversi luoghi d’Italia.

Alla presentazione del suo libro ha parlato di un sequel, può anticipare qualcosa?
C’è già un titolo provvisorio e si tratterà di un romanzo diviso in tre parti. Sarà una ricerca di vendetta, una storia d’odio. Ho già scritto una settantina di pagine, ma c’è sempre tempo per tornare indietro. Ritroveremo Marco, ma non solo. Per il momento lascio il tempo ai lettori di godersi il primo, anche se non ha bisogno di essere letto come sequel. Nonostante parta da alcuni fili lasciati volanti nel finale del primo romanzo…

Chiara Verra

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