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I tormentoni estivi, o di quando diventammo boomer

4 ' di lettura

Che questa sia un’estate strana, è un dato incontrovertibile. Siamo passati in poche settimane dal coprifuoco alle 22 all’abbracciarci convulsamente in piazza da Campioni d’Europa. Dal tavolo da massimo quattro persone all’invasione delle località di mare in ogni luogo: lidi, bar, ristoranti. Un’estate così strana non poteva che avere una colonna sonora altrettanto sorprendente. Stiamo parlando dei classici tormentoni latini? Stiamo parlando della canzone strampalata con un balletto irresistibile? No, stiamo parlando di vecchi.

In Italia è successo un fatto abbastanza inusuale: il mercato discografico estivo è sempre stato alla ricerca di “bellocci” a cui affidare un ritornello catchy da far risuonare in tutti i localacci della penisola. Quest’anno invece il compito è affidato a dei coraggiosi ottuagenari: Orietta Berti, Ornella Vanoni, Al Bano, Gianni Morandi e Memo Remigi. Quasi come se il vaccino fosse per loro un inatteso remake di Cocoon da protagonisti, questi punti fermi della musica italiana sembrano aver dimenticato di assommare in cinque persone ben 401 anni e sono su tutti gli schermi, in tutte le radio e su tutti gli smartphone con i loro brani estivi.

L’ultima volta che sono stati tutti insieme in classifica era il 1965, quando (la carriera musicale di Al Bano non era nemmeno cominciata) Orietta Berti vinceva «Un Disco per l’Estate» con “Tu sei quello”, a cui partecipavano anche Ornella Vanoni con “Caldo” e Memo Remigi con “Innamorati a Milano”. Gianni Morandi invece usciva dal «Cantagiro» con “Se non avessi più te”. Quest’estate si presentano tutti con canzoni divertenti e belle a loro modo, eccole qui:

Memo Remigi feat. Nartico – “ComoShapira”

Memo Remigi ha ritrovato la popolarità negli ultimi anni, partecipando al programma di La7 Propaganda Live, dove intervista i suoi coetanei su temi attuali con risultati esilaranti. Il brano per l’estate è un reggaeton, e fa un po’ sorridere amaro il fatto che quest’uomo qui negli anni abbia scritto brani come “Io ti darò di più”. In realtà il tutto sembra più un tentativo del ragazzino di piazzare una collaborazione con un personaggio che di certo non chiede cifre spropositate per un featuring ma garantisce un po’ di views di curiosità visti i suoi impegni televisivi. Niente di memorabile.

Sud Sound System feat. Al Bano – “Come l’edera”

Al Bano non è nuovo alle collaborazioni con artisti della sua terra (“Vieni a ballare in Puglia” di Caparezza si apre proprio con i suoi acuti). Questa volta tocca al gruppo reggae salentino, che riesce ad inglobare i vocalizzi del leone di Cellino San Marco in un brano in levare, con un testo anche abbastanza “impegnato”, un messaggio di speranza, con tutte le caratteristiche tipiche dei Sud Sound System. Se piacciono, piace anche questa.

Gianni Morandi – “L’Allegria”

Mi azzarderei ad affermare che questo pezzo sia il meno riuscito del lotto. Scritto da Jovanotti, prodotto da Rick Rubin e registrato negli studi milanesi di Pino “Pinaxa” Pischetola, che fu il costruttore del suono di “Violator” dei Depeche Mode, il brano è in realtà irritante, senza mezzi termini. Il ritornello è “Quanto è bella l’allegria, devo ricordarmelo”. Inammissibile che venga preparato un brano del genere per Morandi proprio adesso che Gianni ha smesso i panni dell’eterno ragazzo ed ha iniziato a fare cose rock’n’roll come bruciarsi le famose manone bruciando sterpaglie durante la zona rossa. La dimensione del flop è data dal fatto che il brano non figura nemmeno tra i primi 100 singoli più venduti nella classifica settimanale della FIMI, e non è nelle playlist di Spotify, né nella Top50 né in quelle di tendenza in Italia, tampoco in quelle prettamente estive eppure è spinta tanto dalle radio. È il convitato di pietra di questa festa.

Colapesce, Dimartino e Ornella Vanoni – “Toy Boy”

In principio fu “Ragazzo giocattolo”, che Colapesce e Dimartino cantarono ad Ornella in una puntata – ancora – di Propaganda Live. Quel brano era solo un embrione, nato per scherzo, che però con le dovute modifiche (il testo “originale” sarebbe stato troppo spinto) si è trasformato in inno estivo per radical chic, come ha sintetizzato Michele Monina. Giocato tutto sull’autoironia, il brano – e ancor di più il video – vede i due siciliani cercare in tutti i modi di accaparrarsi le “simpatie” della Vanoni, restia invece a concedersi. Tra frasi ambigue e sguardi languidi, la Dea dall’alto del suo vestito Dior dimostra di essere tutt’altro che una rintronata, anzi addirittura in grado di mettersi ancora in gioco e misurarsi su terreni – per quanto il brano sia a tutti gli effetti una bossa nova, cara all’artista milanese – nuovi. La canzone è bella, è divertente, è estiva, ha tutte le carte in regola per piacere.

Fedez, Achille Lauro e Orietta Berti – “Mille”

Ma la regina indiscussa dell’estate è una sola: Orietta Berti. Dall’alto dei suoi (ora che scrivo) 34 milioni di visualizzazioni su Youtube e quasi 28 milioni di ascolti su Spotify, lascia gli altri a dividersi le briciole, persino Fedez e Achille Lauro che pur essendo i motori di questa operazione restano indietro al cospetto della signora Galimberti. Conosciamo tutti il ritornello, ma se ci chiedono le strofe siamo un po’ più in difficolta, vero? Merito di una canzone scritta da un team che di successi se ne intende: ed infatti dal 14 giugno, data di uscita, “Mille” occupa stabilmente la posizione numero 1 nelle classifiche.

Alla base di questo successo c’è una canzone spensierata, che ben si presta per qualsiasi occasione, soprattutto le stories su Instagram (il ritornello dura esattamente 24 secondi, il tempo-standard di due storie). Un’operazione commerciale a tutti gli effetti. A parte il legame con la bevanda citata nel ritornello, tanto Fedez quanto Achille Lauro e Orietta Berti sembrano godere della reputazione di personaggi “positivi”, quindi il brano non poteva non diventare IL tormentone di questa estate.

Ma c’è forse una spiegazione a un tale impiego di cantanti stagionati, tutti poi nello stesso momento? Una vera e propria invasione degna di un film di Romero che però di fatto detta i tempi oggi come 56 anni fa. Perché non esistono solo questi cinque brani a fare da colonna sonora dell’estate. Accanto, risuonano sempre i soliti Boomdabash e Baby K, Giusy Ferreri e Takagi e Ketra, Rocco Hunt e Ana Mena ma tutti in tono minore e perciò ci troviamo ad ascoltare, ballare e apprezzare gli stessi cantanti dei nostri nonni.

Come se l’attesa “rinascita” del Paese andasse a replicare il fermento degli anni ‘60. Tanto più che la colonna sonora è quella. E dunque quest’estate Orietta Berti, Ornella Vanoni, Gianni Morandi, Al Bano e Memo Remigi scendono in campo, per sancire il nuovo boom, il nuovo miracolo economico e trasformarci per contrappasso, dopo averli tanto derisi, in novelli boomer, alle soglie di un momento epocale ma con la testa che va verso pensieri molto più leggeri.

Mario Mucedola

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