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Zingaro, cuore bruciato e rinato di Sicilia e d’Italia

2 ' di lettura

L’Italia è un fusto bruciato di palma nana. La Sicilia è un fusto bruciato di palma nana con in cima la chioma verde rinata. La Riserva dello Zingaro è tanti fusti bruciati di palma nana con in cima la chioma verde rinata e con lo sfondo azzurro del mare.

Riserva dello Zingaro: verde, calette, memoria

E’ una escursione che è come una metafora: di un luogo, di una regione, di un intero Paese. Una passeggiata fra natura, verde e calette deliziose, e memoria storica di piccoli ma importanti musei, sul tonno e sulla civiltà contadina. Quasi un miracolo in una terra dalla storia travagliata: in auto non è lontanissima la stele di Capaci che ci ricorda dove potè (e potrebbe?) arrivare il contro-stato mafioso, quando trovò avversari in grado di sconfiggerla come Falcone e poi Borsellino, polverizzati insieme alle rispettive scorte con azioni di guerra. Non è lontano neppure Punta Raisi, che di Falcone e Borsellino offre una foto già al ritiro bagagli ma che non può far dimenticare che proprio quello fu il luogo del tradimento: qualcuno avvisò dell’arrivo di Falcone, qualcuno fiancheggiò e coprì gli attentatori a Capaci come poi in via D’Amelio.

Itinerario d’incanto in Sicilia

Eppure, a poche decine di minuti da questi luoghi di tragedia e di sconfitta, e forse a pochi minuti da tutto ciò che protegge e protrae la latitanza infinita dell’attuale capo Matteo Messina Denaro, la Sicilia delle meraviglie e delle contraddizioni ha creato e protetto, ormai più di 40 anni fa, una straordinaria “Riserva  naturale orientata”: lo Zingaro. Da San Vito Lo Capo a Scopello (o viceversa) è un incanto continuo: un tratto di camminata e una cala verso cui scendere. Risalita e camminata, e poi un’altra cala: sono sette in tutto, splendide e davvero incontaminate. Qui e là, luoghi da fiction: c’è una tonnara che ha ospitato Montalbano, dalla parte di San Vito, e c’è il ristorante intorno al quale ruota molto di Makari, che esiste davvero (ma è Macari, con la c) con tanto di villa e vista mozzafiato. E ben vengano libri e fiction, se servono a farci conoscere questa terra d’Italia, e a innamorarcene e a farcela sentire davvero nostra, di tutti.

Bellezza in fiamme

Lo Zingaro è un preziosissimo ecosistema con un cuore verde: una macchia di palme nane. Ed è appunto al cuore che hanno colpito i vigliacchi, quelli che davvero vorrebbero la Sicilia gattopardo nella quale “nulla cambi”. Un incendio doloso appiccato nell’agosto 2020, appena fuori dalla prima ondata della pandemia: un rogo disastroso, quasi mortale visto che mandò in fumo 1400 ettari di macchia mediterranea su 1600.  Una strage di animali e di verde, un mare di cenere fino alla riva del mare: quasi a rappresentare il confine fra il mondo azzurro e quello sporcato dagli uomini. Il mondo dove si vuole che a dettare legge non sia la legge ma la violenza e la prepotenza.

Rinascita

C’è voluto quasi un anno per riaprire la Riserva. E i segni sono ancora ben visibili in larghi tratti dell’area. Ma il segno più paradossale e incoraggiante è proprio quello delle palme nane: hanno conservato il fusto annerito, quasi a voler mostrare insieme la cicatrice della Natura e la stupidità della violenza umana. Ma su quei tronchi è tornato il verde, quasi a sottolineare che la Natura sa essere più forte della ignoranza e della prepotenza. Ed è in quelle palme dal verde testardo, rinate e cresciute sul cuore carbonizzato dall’incendio, che stanno la sfida del presente e la speranza del futuro, perché quel verde possa moltiplicarsi e congiungersi ancora con l’azzurro limpido del mare: allo Zingaro, nella Sicilia e nell’Italia intera.

Gabriele Balestrazzi

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