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Se possiedi vecchie schede telefoniche potresti avere per le mani un tesoro

5 ' di lettura

Usata fino a qualche anno fa, oggi la scheda telefonica è caduta nel dimenticatoio. Dagli anni ’80 sino alla prima metà del nuovo millennio, è stata lo strumento che ha permesso, insieme alle cabine, di telefonare fuori casa, quando ancora i cellulari non avevano invaso le tasche degli italiani. Oggi sono oggetto di culto per molti collezionisti o semplici appassionati. Ma occhio perché, senza saperlo, potreste avere in casa un tesoretto.

scheda telefonica

Un rettangolo che ha fatto la storia

Nel 1975 la SIP, la vecchia compagnia telefonica italiana, propose un sistema di schede prepagate, da integrare insieme al classico sistema a gettoni. Fu la prima al mondo a proporre tale modalità. Tuttavia, la gente continuò a preferire i gettoni, soprattutto perché le schede si deterioravano facilmente. Negli anni ’80 arrivarono le carte telefoniche dalla doppia colorazione gialla e azzurra. I costi andavano dalle 2000 alle 9000 lire (più la scheda era costosa, maggiore era la durata della telefonata). Non sono molto note queste schede perché, una volta raggiunto il limite di durata, il telefono risucchiava la carta al suo interno e non veniva restituita al proprietario.

Con l’avvento del Rotor, il telefono pubblico rosso dalle linee spigolose, la scheda telefonica raggiunse il successo sperato dalla SIP. Per rilanciare la carta, inoltre, arrivarono le prime serie tematiche. In questo contesto rientrano le serie “Turistica” e “Fasce orarie” (con i prezzi delle tariffe dei telefoni pubblici a seconda della loro fascia oraria d’uso), le più vecchie e le più rare. Nei primi anni ’90 arrivarono anche le prime schede pubblicitarie (sponsorizzavano, ad esempio, i cellulari Italtel, le penne Pentel o la Peugeot 306), le schede con le promozioni della SIP o quelle che promuovevano il territorio italiano. Nel 1991, una scheda festeggiava i 150 milioni di carte telefoniche prodotte dal 1988. Nel 1994 la SIP diventa Telecom Italia e anche le schede si adeguano a questo cambiamento. Nello stesso anno si celebrano le 500 milioni di carte telefoniche prodotte dal 1988.

Nell’estate del 1999 il retro della carta, in cui sono presenti il prezzo, la tiratura e la data di validità, si rinnova, accompagnando il prezzo in lire con il valore in euro, la moneta unica in vigore dal 1° gennaio 1999. Il prezzo in euro sostituirà quello in lire a partire dal 2002. Nello stesso anno arriva il nuovo telefono pubblico, il Digito (tutt’ora in uso), che permette di lasciare messaggi nella segreteria telefonica di chi non risponde alla chiamata e di inviare SMS, fax ed e-mail. Tuttavia, da quel periodo, comincia il calo delle schede telefoniche, a causa della diffusione della telefonia cellulare. Nel 2018 viene venduta l’ultima scheda telefonica.

scheda telefonica
Fotogramma del film “Fantozzi alla riscossa” (1990). Nell’immagine è possibile vedere uno dei primi Rotor adibiti anche per l’uso delle schede telefoniche

La tipologia delle carte

In ambito collezionistico, le schede telefoniche possono essere divise in varie categorie:

  • Carte ordinarie: sono le schede più comuni, emesse in un numero elevato e spesso presentano i servizi che offre il gestore telefonico (esempio, la serie dedicata ai prodotti Insip);
  • Schede tematiche: sono carte legate ad un tema particolare di qualsiasi tipologia (esempio, la serie Telecom dedicata ai fiori);
  • Carte pubblicitarie: schede commissionate da un’azienda per motivi promozionali. Spesso hanno tirature basse (esempio, la scheda che promuoveva il dolcificante Misura);
  • Schede speciali: sono le carte emesse per celebrare eventi, manifestazioni o ricorrenze (esempio, le carte prodotte per promuovere il Motor Show del 2001);
  • Carte di impegno sociale: sono delle schede prodotte per sensibilizzare le persone su temi di interesse sociale (esempio, la serie di carte “Campagna contro l’illegalità”).

Caccia al tesoro

Sin dagli anni ’90, le schede telefoniche sono state oggetto di collezione per molti italiani. Per essere perfetta, la carta deve essere in ottime condizioni e non deve essere graffiata, piegata o smagnetizzata. Bisogna controllare se c’è l’angolino: se è presente significa che la scheda è intonsa, se mancante è stata usata, quindi vale di meno. Altro elemento per decretare la rarità di una carta telefonica è la tiratura, più bassa è meglio è per il collezionista. La Telecom Italia ha chiuso il suo servizio di collezionismo nel 2009. Oggi, per poter raccogliere le schede più rare e desiderate, sono d’aiuto gli annunci web o i classici mercatini dell’usato. Ma quali sono le schede più rare e dal valore più ricco?

  • Le prime carte telefoniche, quelle gialle e azzurre, che vanno dal 1977 al 1988, se nuove possono valere dai 550 euro ai 16 euro (se usate, i prezzi vanno dai 400 ai 4 euro). In questo caso, quelle più vecchie hanno un valore maggiore rispetto alla serie finale del 1986-1988.
  • La serie “Urmet bianca” può valere, se nuova, dai 450 ai 30 euro (se usata i prezzi variano dai 300 ai 20 euro). In questa serie, bisogna vedere il taglio della scheda: il valore più alto riguarda la scheda da 5000 lire, mentre quella dal valore più basso è la carta telefonica da 20000 lire;
  • La “Serie turistica” è la serie più ricca nel mondo delle carte telefoniche italiane. Già solo con le 5 schede-prova, usate per uno studio di questo nuovo tipo di schede, abbiamo un valore totale di 6700 euro. La serie ufficiale, realizzata in collaborazione con gli Assessorati al Turismo delle regioni, hanno un range di prezzo che va dai 170 ai 11 euro per le nuove e dai 70 ai 10 euro per quelle usate;
  • Le schede dedicate alle Pagine Gialle del 1990 sono 12 e se possedute tutte valgono ben 2365 euro da nuove e 1395 euro da usate.
  • La serie di carte che promuovono i prodotti della Italtel è composta da 4 elementi che valgono, da nuove, oltre le 1000 euro (usate 104 euro). Solo la scheda che mostra il telefonino Italtel della linea Sky-Link vale ben 600 euro da nuova e 60 euro da usata;
  • La carta “Labirinto” della serie “La scheda enigmistica” è una delle schede di culto per i collezionisti, soprattutto per la sua bassa tiratura. Risulta molto rara perché, a causa di un contenzioso, le schede vennero subito ritirate, ma 6500 carte furono distribuite ai collezionisti, iscritti al servizio apposito del gestore telefonico. Se è intonsa il suo valore è 300 euro, ma anche se è usata vale tanto, ben 250 euro;
  • Anche la serie dedicata ai prodotti d’ufficio Pentel può fruttare un bottino rilevante. Composta da 6 pezzi, se posseduti tutti fruttano, da nuovi, circa 130 euro. Se le carte sono usate, il valore è di 30 euro.
Conviene sbagliare

Occhio perché anche un semplice puntino, un prezzo differente oppure un errore potrebbe stravolgere il valore della vostra scheda:

  • La carta da 5000 lire della Merit Cup, se presenta una boa rossa in basso, vale 60 euro da nuova e 23 euro usata (altrimenti 8 euro nuova e 3 euro usata);
  • La scheda della serie “parlate con più gusto” da 10 mila lire, in cui è raffigurato un lungo panino, vale, da nuova, quasi 6 euro. Se sono presenti, sul retro della carta, due punti dopo la parola “oltre” il suo valore sale fino a 90 euro;
  • Un discorso simile riguarda la scheda della serie “Non cercatela lontano”, in cui il soggetto è un sub in fondo al mare. Se vicino al disegno della scheda telefonica è presente un puntino bianco il suo valore arriva a 80 euro da nuova (anziché 5,50) sino a 25 euro da usata (anziché 50 centesimi);
  • La scheda su Helsinki della serie “Euro” vale 3 euro da nuova e 50 centesimi usata. Ma se presenta sul lato A un punto nero a sinistra del simbolo €, le quotazioni salgono a 62 euro nuova e 8 euro usata;
  • Nella scheda da 10000 lire in cui è presente la Nazionale di calcio italiana di Italia ’90 tenete d’occhio il portiere Walter Zenga perché se ha un puntino rosso nella sua maglia, la carta vale 90 euro da nuova (quella classica vale 40 euro) e 20 euro se usata (anziché 7 euro).

Quindi cercate le schede telefoniche in soffitta, in qualche vecchio giubbotto o nelle raccolte di qualche familiare perché, questa caccia al tesoro potrebbe fruttarvi un bottino inaspettato.

Raffaele Pitzalis

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