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Ma che musica maestro! (e tutto ciò che è Raffaella Carrà)

2 ' di lettura

Ci sono alcune persone così importanti nella mitologia di un Paese da meritarsi l’appellativo “nazionale”. Gianni-Nazionale quando si parla di Morandi, Paolo-Nazionale quando si ricorda il Mondiale dell’82… Raffaella-Nazionale, ovviamente, e cioè Raffaella Carrà.

È impossibile spiegare in poche parole – ma neanche in tante – quello che il personaggio e la persona Carrà hanno fatto e significato per l’Italia. È un pezzo di cultura popolare e cultura tout court così immenso che difficilmente esiste qualcuno, nello Stivale, che non conosca i suoi momenti televisivi più celebri. Non esiste nessuno, in Italia, che non conosca a memoria le sue canzoni. Davvero: nessuno

Non c’è persona che in un modo o nell’altro non abbia incontrato Carrà in un programma, in un video su YouTube, in qualche spezzone mandato in onda in televisione. Raffaella Carrà è stata un simbolo, un’icona, una superstar globale. Dagli anni ’60 in poi, bene o male, è sempre stata presente, ha sempre raccolto successi. È entrata nell’immaginario collettivo di un Paese spesso brutto e molte volte in disaccordo su tante cose, che si odia e si spezza di continuo, ma che nell’affetto per Raffaella Carrà, come in poche cose, si ritrova unito.

Più che riassumere tutto ciò che è stata o ciò che ha significato – magari sminuendo in una mini-biografia ciò che non deve essere sminuito e che non può essere riassunto –, è forse meglio far parlare lei stessa. Ripercorrere in maniera sparsa la sua televisione perché le vogliamo così bene, perché è impossibile spiegare il motivo di questo affetto, perché è e sarà per sempre Raffaella-Nazionale.

Ciò che è stata Raffaella Carrà

L’edizione del 1970 di Canzonissima ebbe particolarmente successo, sia per la conduzione di Corrado e Raffaella Carrà, sia per la sigla cantata da quest’ultima. Si trattava di Ma che musica maestro!, ed è rimasta nella Storia perché fu la prima volta che un ombelico venne mostrato in tv.

Dall’83 all’85 condusse Pronto, Raffaella?, un programma rivoluzionario. Fu la prima trasmissione Rai nella fascia di mezzogiorno, la consacrò come conduttrice e portò per la primissima volta gli spettatori in tv grazie alle telefonate in diretta. Soprattutto, però, ha creato uno dei pezzi di cultura pop italiana più famoso: il barattolone pieno di fagioli di cui chi i concorrenti dovevano indovinare il numero esatto.

Nel 1991, Raffaella Carrà condusse Fantastico 12 insieme a Johnny Dorelli. Rimase nella Storia – anche se all’epoca gli ascolti furono deludenti – per il siparietto con Benigni.

Raffaella Carrà è conosciuta in tutto il mondo. Compare in una puntata di Doctor Who questa –, e in Sud America è poco sotto il rango di una divinità.  

Giusto per capire quanto sia famosa nel mondo: nel 2020, in Spagna – ma globalmente disponibile su Prime Video – è uscito Ballo ballo, un film ispirato alle sue canzoni.

Insomma, l’affetto che si prova per Raffaella Carrà non è un affetto facilmente spiegabile. È voler bene a un personaggio e a una persona solo perché esiste, perché faceva quel programma che guardavamo da giovani o perché cantava quella canzone così allegra che era impossibile non fischiettare. È una specie di sollievo, anche, questo affetto; la consapevolezza che Raffaella Carrà c’è stata, e nessuno può negarlo. Qualcosa di così insito nel tessuto dell’Italia da diventare “Nazionale”.

Alessandro Mambelli

One Comment

  1. […] Raffaella Carrà è stata la diva anti-diva, il vip anti-vip, l’icona anti-icona. È stata -anti perché ha sempre mostrato se stessa, in tutte le sue sfaccettature e debolezze. Perché Raffaella Carrà entrava nelle case degli italiani con energia e garbo, senza mai strafare. La risposta al quesito, pensandoci bene ora, è no. Raffaella Carrà ci ha lasciato col corpo, ma vivrà sempre grazie al suo spirito. […]

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