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La vita è un raccolto: immensamente Agnès Varda

3 ' di lettura

L’Antidiva della Nouvelle Vague – che come una Monet del cinema –   ha saputo fissare in eterno su pellicola i molteplici fenomeni della vita marginale, il modo in cui le cose intorno mutano il loro aspetto. Lasciandosi avvolgere dalla decadenza dell’inutile corpo fatto da capelli “divenuti cenere grigia” e rughe che con le sue increspature mostrano il fondo miracoloso e soprannaturale dell’essere al mondo.

Chi è Agnes Varda

Agnès Varda, nata in Belgio ad Ixelles il 30 maggio 1928, è stata una regista, fotografa, sceneggiatrice ed artista. Trasferitasi in Francia con la famiglia, iniziò a lavorare come fotografa a Parigi. Nel 1955, debuttò come regista – a 27 anni – con il suo primo film: Le pointe Courte, manifesto programmatico ed anticipatore della New Wave francese. Dietro i monumentali nomi di François Truffaut, Jean Luc Godard, Eric Rohmer si cela quello di una donna che ha saputo vedere oltre ben prima, tanto da essere definita “nonna della Nouvelle Vague”. La sua prima pellicola, è la storia di un cinema spontaneo ed immediato, una storia d’amore in crisi, di una coppia che parla troppo per essere felice. Sullo sfondo Sète, un paese di provincia a sud della Francia abitata da pochi uomini, pescatori e parecchi gatti. Puro neorealismo, in quei volti delle classi subalterne – quasi Pasoliniani –  che ricalcano la crudezza del mondo. Ma è la fotografia a fare la differenza nel film: il bianco e nero non impedisce di dare profondità agli sguardi ardenti degli amanti, alla danza poetica delle lenzuola che fluttuano, per far intravedere il tempo che scorre nelle strade ferocemente vissute. Sarà poi Bergman cineasta dell’istante insieme a Sven Nykvist a rendere totalmente giustizia alla natura del cinema, cioè al primato dell’immagine sulla parola e sulla sceneggiatura e la Varda avrà sicuramente raccolto molto dai suoi film. Perché sapeva bene che la vita fosse un raccolto.

La vita è un raccolto:  documentario politico e poetico

Catturare lo splendore del vero, Agnès sapeva farlo maestralmente. Niente è banale se filmi le persone con empatia ed amore, se lo trovi straordinario lo erano. Le persone reali sono al centro delle sue opere, e se aprissimo queste persone troveremmo al loro interno dei paesaggi. Les Glaneurs et la glaneuse (2000) – tradotto in Italiano La vita è un raccolto – è un film documentario, che ha come protagonista lo spigolatore, colui che conosce l’arte di vivere degli avanzi degli altri. La spigolatura incarna lo spirito di un tempo passato, in cui il pane era poco e non si poteva sprecare nulla. Ma il gesto sopravvive anche oggi nella società iper-consumistica che di pane ne ha troppo. Ed è qui, nel presente, che il film diventa cronaca umanista e osservazione poetica-politica del mondo. Il racconto è il raccolto di chi vive ai margini, di chi si inchina per prendere da terra, religiosamente e senza vergogna. Spigolatori di campagna e di città diventano i salvatori di un cibo destinato a marcire, facendosi portavoce di una condanna sociale che parla di Antropocene: problema dei rifiuti, ecosostenibilità, riciclaggio, sprechi alimentari e povertà dilagante.

Ed eccola qui – sommersa da delle vere e proprie montagne di patate – Agnès Varda: telecamera a mano, la sua voce fuori campo o lei stessa in scena che parla, intervista e fa commenti. Inquadra uomini scavare e scava pure lei alla ricerca di patate che hanno la forma di un cuore. Ci porta per i vigneti francesi che producono costosissimi vini, macchiandosi di sangue. Il Sangue di quell’uva rinsecchita che non può essere spigolata, tutto questo per proteggere il capitale. E poi li fuori c’è chi fruga tra i cassonetti: “l’uomo dai grandi stivali” – ha un lavoro, uno stipendio persino la previdenza sociale – eppure recupera il suo cibo dalla spazzatura, condannando la leggerezza degli uomini nei confronti delle cose. Il racconto di una scelta etica diventa il pretesto per denunciare attraverso le immagini le catastrofe dell’Erika. Un gabbiano morente avvolto dal petrolio è il segno di una società alla deriva, fuoricontrollo. Così universo urbano e rurale, sfera politica e personale s’intersecano alla ricerca degli spigolatori. C’è un’altra donna che spigola in questo film, e questa sono io. La regista è la prima che cerca frammenti del reale che sfuggono, ed è proprio questa per lei l’inedita bellezza della quotidianità. Ma Per far cosa? Per conservare il passato? No, solo per giocare.

Immensamente Varda

La Varda – Donna dagli occhi curiosi- è la prima ad aver ricevuto un oscar alla carriera nel 2017. Oggi nel giorno della sua nascita, consacriamo un’artista femminista ed eterna che ci ha lasciato un’eredità massiccia.  Cleo dalle 5 alle 7, Il verde prato dell’amore, Senza tetto né legge sono soltanto alcuni titoli dei suoi viaggi interiori che ha amato condividere con il suo pubblico, consapevole che i film non si fanno per guardali da soli ma per mostrarli al mondo. La sua amata danza della realtà catturata dall’inizio alla fine, immensamente.

Maria Cristina Mazzei

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