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Divorzio in casa Gates: dubbi sul futuro della loro fondazione

5 ' di lettura

Come un fulmine a ciel sereno, lo scorso 3 maggio è arrivata via Twitter la notizia del divorzio fra Bill Gates e Melinda French. La coppia, tra le più famose del pianeta, dovrà ora accordarsi su come spartirsi un patrimonio congiunto di oltre 150 miliardi di dollari. I dubbi più grandi, però, riguardano il futuro della Bill & Melinda Gates Foundation, la fondazione filantropica fondata dai Gates nel 2000 e tra le più importanti e influenti al mondo.

L’annuncio della separazione

Gli ormai ex coniugi Gates hanno affidato la notizia del loro divorzio all’uccellino più famoso del web. Nel tweet che ha reso nota la loro decisione si legge: «Dopo molte riflessioni e tanto lavoro sulla nostra relazione, abbiamo deciso di porre fine al nostro matrimonio […] non crediamo più di poter crescere insieme come coppia nella prossima fase delle nostre vite».

Per quanto l’annuncio abbia colto di sorpresa l’opinione pubblica globale, alcune dichiarazioni passate della ex Mrs. Gates e di persone vicine alla coppia rivelano come in realtà le tensioni fra i due andassero avanti da tempo. L’ipotesi più probabile è che i Gates abbiano preferito aspettare almeno fino alla maggiore età della loro ultima figlia – raggiunta dalla ragazza lo scorso settembre – evitando così il problema dell’affidamento dei figli.

Un matrimonio (e un divorzio) lontano dai riflettori

Bill e Melinda si sono conosciuti nel 1987 proprio tra gli uffici della Microsoft, il colosso dell’informatica fondato da Bill Gates e Paul Allen nel ’75. I due si sono poi sposati nel ’94 e hanno avuto tre figli che oggi hanno tra i 18 e i 25 anni. La coppia ha sempre mantenuto una certa riservatezza sulla propria vita coniugale. Alcuni aneddoti della loro relazione sono però emersi di recente grazie al documentario Netflix Inside Bill’s Brain (2019), dove è la stessa Melinda a raccontare alcuni retroscena della loro storia.

La privacy caratterizzerà ovviamente anche il loro divorzio. Quel che sappiamo al momento è che fra i Gates non c’è nessun accordo prematrimoniale e che, in seguito alla separazione, Melinda avrebbe definito il pagamento degli alimenti come «non necessario» (del resto, con il suo patrimonio personale, sostenere il contrario sarebbe stato difficile). Tuttavia, stando a quanto afferma Bloomberg, tramite un trasferimento di titoli Bill Gates avrebbe già versato alla ex moglie un assegno di 1,8 miliardi di dollari, ufficializzando di fatto il loro divorzio. Per ulteriori dettagli – sempre che vengano resi pubblici – bisognerà comunque attendere l’udienza in tribunale, prevista per aprile 2022.

Che ne sarà della Bill & Melinda Gates Foundation?

È la domanda che tutti si sono posti difronte alla notizia del divorzio dei Gates. D’altronde, negli ultimi vent’anni la coppia si è distinta notevolmente per il suo impegno, soprattutto economico, nel sociale. Investendo una media di 5 miliardi di dollari l’anno, con la loro fondazione i Gates hanno infatti finanziato migliaia di progetti benefici per combattere la povertà, le diseguaglianze e le malattie a livello globale.

Tra questi, il più importante è GAVI (Global Alliance for Vaccines and Immunization), un ente a partecipazione pubblica-privata nato proprio grazie a un primo finanziamento della Gates Foundation. Il progetto, che oggi coinvolge diversi paesi e organizzazioni private, ha distribuito vaccini per malattie come poliomielite, colera e malaria nelle aree più povere del mondo, contribuendo a salvare almeno 6 milioni di vite. Nell’ultimo anno la coppia ha inoltre investito 1,75 miliardi di dollari nella lotta alla pandemia da Covid-19.

Il timore adesso è che la separazione dei Gates possa compromettere il futuro della fondazione, mettendo così a rischio i numerosi progetti in cui è coinvolta. Stando alle dichiarazioni degli ex coniugi, però, la fine del loro matrimonio non si ripercuoterà sulle loro attività filantropiche. In una nota, è lo stesso ente a far sapere che «Mr. e Mrs. Gates rimarranno entrambi co-presidenti e fiduciari» della fondazione e che continueranno a lavorare insieme per definirne le strategie e i progetti.

Qualche dubbio però rimane. Soprattutto perché la coppia ha sempre diretto la fondazione in modo piuttosto personale, cercando di conciliare gli interessi di Bill, legati sostanzialmente all’ambito sanitario, con quelli di Melinda, più attenta invece alla questione dell’emancipazione femminile. Questo già in passato ha portato a discussioni interne alla fondazione ed è difficile non pensare che la fine del loro matrimonio possa, almeno in parte, acuire eventuali contrasti. Oltreoceano, infatti, sono in molti a ipotizzare la creazione di una nuova organizzazione filantropica da parte di Melinda. In questo modo, la ex Mrs. Gates potrebbe dedicarsi ai progetti che le stanno più a cuore in totale autonomia. La scelta sarà sua, anche perché di certo i fondi non le mancano.

Luci ed ombre della fondazione

Le preoccupazioni sul futuro della Gates Foundation sono indicative della sua importanza a livello mondiale. Del resto, la fondazione investe in salute, ricerca e istruzione più di interi paesi ed è, dopo il Governo USA, il principale finanziatore dellOMS (Organizzazione mondiale della sanità). Quella dei Gates è di fatto una piccola multinazionale, con circa 1.600 dipendenti, ed esercita una fortissima influenza sull’azione di governi e organizzazioni di vario tipo.

gates

Negli scorsi giorni, però, sono tornate alla ribalta anche tutte le criticità che la Gates Foundation porta con sé, come la mancanza di trasparenza e, soprattutto, l’arbitrarietà delle sue decisioni. Sebbene sia legittimo che ognuno scelga da sé come usare il proprio denaro, è anche vero che la salute, principale ambito d’intervento della fondazione, è qualcosa che ci riguarda tutti. Inoltre, si tratta di un settore in cui le decisioni non posso che essere prese sulla base di dati scientifici.

È dunque lecito chiedersi, per esempio, come mai i Gates si siano fortemente impegnati nella lotta alla poliomielite invece di concentrarsi su altri problemi che, numeri alla mano, risultano più urgenti, come le epidemie di diarrea in India. Forse il motivo è che la poliomielite – beninteso, comunque da contrastare – è più conosciuta e temuta in Occidente. In ogni caso, questa e altre domande legate al funzionamento della Gates Foundation rimangono al momento senza risposta.

Si riaccende il dibattito sul filantrocapitalismo

La vicenda dei Gates ha però posto nuovamente l’attenzione anche sul grande fenomeno del filantrocapitalismo. Elogiato da molti, potremmo definirlo la «beneficienza dei Paperoni»: miliardari che investono parte dei loro ingenti patrimoni in progetti umanitari per garantire salute, istruzione e benessere per tutti. Massima espressione di questa forma di altruismo è il Giving Pledge, un’iniziativa filantropica creata lo scorso agosto dallo stesso Bill Gates e Warren Buffett. Il progetto impegna i super-ricchi che vi aderiscono (oggi circa 50 miliardari in tutto il mondo) a devolvere almeno il 50% del loro patrimonio in cause benefiche. Un’iniziativa sicuramente lodevole, in cui chi può investe ciò che gli è superfluo per garantire a tutti ciò che gli è necessario.

C’è però anche l’altra faccia della medaglia. A uno sguardo attento, infatti, non può sfuggire come il denaro investito da questi grandi benefattori provenga proprio da quel sistema che genera le storture a cui vorrebbero porre rimedio. Non dimentichiamo che i generosi filantropi di oggi (Gates, Musk & co.) fanno parte non solo del famoso 5% della popolazione che detiene il 95% della ricchezza, ma anche di quella prestigiosa élite dell’1% che si arricchisce grazie a un monopolio esercitato in determinati settori. Esattamente come quello della Microsoft.

Il problema di fondo quindi rimane, ed è il nostro sistema economico-finanziario. Un sistema che si regge su un’iniqua distribuzione della ricchezza e che è costantemente alla ricerca di nuovi mercati – che poi è ciò che di fatto si va cercando nei paesi destinatari della maggior parte degli aiuti. Ancora una volta si guarda solo al problema e non alla causa che lo ha generato. Di conseguenza, per quanto non abbia senso distinguere tra una buona e una cattiva beneficienza, non si può negare che la filantropia del nuovo millennio nasconda in sé una certa ipocrisia.

I Gates di ostacolo alla filantropia?

Ovviamente no. Il mondo ha sicuramente giovato del contributo fornito dalla Gates Foundation, così come dei finanziamenti degli altri «Paperoni» del pianeta. Il punto, però, è che i buoni risultati delle loro donazioni non sono sufficienti e soprattutto non cancellano gli aspetti più controversi delle loro attività (benefiche e non). Ma dato che dei loro aiuti continuiamo ad avere un disperato bisogno, prestare attenzione a come vengono elargiti è il minimo che possiamo fare.

Giulia Battista

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