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«Per tutto il resto dei miei sbagli»: l’umile capolavoro di Camihawke

2 ' di lettura

Il 20 aprile è stato il giorno di Per tutto il resto dei miei sbagli, l’attesissimo romanzo d’esordio di Camilla Boniardi, content creator di successo conosciuta da tutti come «Camihawke». L’annuncio di un suo libro era stato accolto con grande entusiasmo dai suoi follower (oltre 1 milione su Instagram), che infatti, all’uscita del romanzo, si sono precipitati in libreria per acquistare la loro copia.  

L’autrice

Camilla Boniardi è nata a Monza nel 1990 e ha iniziato a farsi conoscere sul web nelle pause che la facoltà di Giurisprudenza le concedeva. Terminati gli studi, si è dedicata interamente al mondo della comunicazione dove, grazie alla sua semplicità ed ironia, è diventata uno dei personaggi più amati e seguiti. Dopo aver mostrato le sue capacità sul web, in radio e in televisione ha deciso di affidare la sua creatività alla carta. Ancora una volta si è dimostrata all’altezza delle aspettative.

Il libro

Per tutto il resto dei miei sbagli è innanzitutto una storia d’amore, quella di Marta e Leandro, due anime pure che si sono trovate nella loro inusuale non-contemporaneità. Il loro è infatti un amore d’altri tempi, fatto di attese e vissuto all’insegna di una lentezza e una riflessività a cui il mondo di oggi non è più abituato. Ma il romanzo è anche, e forse soprattutto, la storia di accettazione e crescita personale della sua protagonista. Una giovane donna alla costante ricerca della perfezione e dell’approvazione degli altri, ma che col tempo imparerà ad abbracciare le proprie fragilità e che a inseguire l’immagine che gli altri hanno di noi si rischia soltanto di perdere sé stessi.

La crisi di mezza gioventù

Uno degli aspetti più interessanti e originali del romanzo risiede nella scelta di raccontare i 25 anni, quelli che ha Marta e gli stessi che vengono sempre descritti come i migliori della vita. La verità però è che, soprattutto oggi, quest’età porta con sé anche tante paure e insicurezze a cui raramente si presta attenzione. Boniardi invece dà voce a questo aspetto, tratteggiandone ogni sfumatura. Come ha spiegato lei stessa sono anni difficili, dominati da una fragilità silenziosa, ma non per questo meno vera.

È il momento in cui solitamente si conclude l’università e si è costretti ad affacciarsi ad un mondo che mentre pretende un tuo contributo, difficilmente ti offre la possibilità di fornirlo; il tutto vissuto con la sensazione, spesso illusoria, di essere l’unica persona a navigare a vista in un mare di coetanei che invece procedono a vele spiegate. Il risultato è un desolante senso di smarrimento e immobilismo, lo stesso che prova Marta e che, in passato, ha attraversato anche l’autrice. Leggere della fragilità di questi anni che molti affrontano nell’indifferenza dei più è sicuramente confortante. Ma vederla descritta con l’onestà e l’ironia che da sempre contraddistinguono Camihawke è perfino terapeutico.

«La vita, come questa storia, non è altro che una lunga battaglia contro la sindrome dell’impostore»

Queste sono le parole che accompagnano la presentazione del libro e descrivono perfettamente quello che è il filo conduttore del romanzo. Seguendo le vicende di Marta, infatti, ci si imbatte più volte nel suo senso di inadeguatezza e inafferrabilità, una sensazione che la rende insicura e la convince di non essere abbastanza brava o affascinante per meritarsi affetto e soddisfazioni. Per quanto sia difficile ammetterlo, si tratta di una condizione piuttosto comune che permetterà a molti di riconoscersi facilmente nelle paure e nelle incertezze di Marta.

Boniardi questo lo sa bene e così ha deciso di raccontare una storia che non solo normalizza questo stato d’animo, ma che offre anche una soluzione per imparare a conviverci: circondarsi delle persone giuste, quelle che ti amano per quello che sei, senza sottolineare o approfittare delle tue fragilità; le stesse che, semplicemente, non desiderano altro che restarti accanto per tutto il resto dei tuoi giorni, e dei tuoi sbagli.

Giulia Battista

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