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San Tommaso: piccolo villaggio custode di memoria

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Appena oltre il piccolo villaggio di San Tommaso, nel comune di Caramanico Terme in Abruzzo, si estende la vallata, di fronte il Morrone. Nelle sue pendici si trova il tempio di Ercole Curino, dio venerato dalle genti d’Abruzzo come testimonia la cripta custodita nella chiesa della piccola località.

Il bosco sacro

La piana senza confini è chiamata del “luco”, dal latino lucus, bosco sacro. La sua vena è il fiume Orta, linfa vitale e sostentamento per le antiche coltivazioni. Camminando fra distese d’erba e sentieri padroni di spine e piccoli arbusti si erge un’antica costruzione, l’abitazione di Luigi De Acetis, un contadino che negli anni del dopoguerra decise di allontanarsi dal villaggio e dedicare la sua vita alla campagna.

La casa costruita in pietra, caratteristica tipica delle abitazioni appenniniche, è dominata dal camino al centro, il cui fumo scandiva il quotidiano; di fianco i resti di una piccola vasca che, in mancanza di acqua corrente, era utilizzata per lavare le stoviglie. Al piano inferiore una botte di vino e un attrezzo di lavoro con la funzione di raccogliere il fieno, creando piccole balle. Accanto, un piccolo forno a semicerchio. La zona in cui ancora oggi si trova l’abitazione è all’interno del Parco Nazionale della Maiella, fra rari fiori e pietre secolari, probabili testimoni della vita di Luigi.

Le coltivazioni si estendevano per lunghi chilometri, unica forma di sostentamento oltre all’allevamento. I pastori, nei versi dall’esteta abruzzese Gabriele D’annunzio, sono protagonisti della migrazione stagionale, nota come transumanza. Negli anni della guerra quelle distese di terra sono stati teatro di morte, accogliendo gli accampamenti nazisti e i loro fucili puntati contro il nemico: sono i più anziani a farne memoria.

Il tempo si è fermato da Luigi: una sedia di legno riversata in terra, l’edera ha preso residenza tra le mura della casa. Ci fu un tempo in cui i giorni trascorrevano sereni: la campagna, il fuoco acceso e i bambini a rincorrere le galline. Quando invece si faceva scuro il giorno, scarseggiava il pane, sopraggiungeva il freddo e il raccolto non bastava, i bambini rimanevano di fianco a spartirsi l’ultimo tozzo. Resta immutato l’odore della valle, oltre le finestre delle mura in pietra, gli occhi fissi sul sole calante fra le montagne madri.

Giorgia Persico

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