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A sud del Tibet: la storia degli Sherpa, scalatori devoti alla montagna

3 ' di lettura

Dove l’ossigeno è poco

Il termine “sherpa”, di origini tibetane, significa ‘gente che vive a est’. Si tratta della resiliente comunità che vive sulle vette della zona orientale del Nepal, concentrata principalmente nella Rolwaling Valley, sul versante meridionale dell’Himalaya. Ebbene sì: ci sono esseri umani che hanno dimostrato di essere all’altezza, letteralmente, di adattarsi all’ipossia iperbarica, ovvero alla ridotta disponibilità di ossigeno. E a quell’altezza coltiva, alleva, vive. Questa interessante capacità è stata fulcro di ricerche e approfondimenti in ambito medico e biomedico per la comprensione del patrimonio genetico degli abitanti di queste zone così ispide, con lo scopo di ricostruirne la storia biologica e demografica.

La comunità Sherpa si compone in diversi clan a loro volta suddivisi in due gruppi, in un sistema simile alle caste: i khaedeu e i khamendeu. Dei primi fanno parte le persone benestanti, dei secondi i meno abbienti. Una persona appartenente a una categoria può sedersi a tavola con una dell’altra, ma non possono bere dallo stesso bicchiere, consuetudine durante i banchetti. I villaggi Sherpa solitamente sorgono sulle fiancate delle montagne o in cima a ripide scarpate, formati da piccoli agglomerati di case in pietra e comunicanti tra loro con sentieri; la merce si trasporta su schiena o con il bestiame.

Cielo e Terra

La loro devozione più grande è per le montagne, regolarmente venerate secondo pratiche autoctone e abitate da spiriti e divinità che proteggono gli Sherpa durante le scalate. Il monte Everest è ‘Madre del mondo’. Queste comunità oggi note per una spiccata propensione all’arrampicata e all’alpinismo, fino al 1800 temevano di tentare imprese e scalate per la paura di profanarlo, quell’ambiente sacro. Ancora oggi infatti, in nome del rispetto per le cime glorificate, cercano di dissuadere turisti e scalatori stranieri a compiere azioni che potrebbero disturbare e infuriare le divinità. Popolazione a religione buddista, sistema del quale i Lama sono i leader e si occupano delle questioni quotidiane dei villaggi. Il mondo soprannaturale invece è affidato a streghe e sciamani. Nel folklore ha un’importanza rilevante L’abominevole uomo delle nevi, lo Yeti, secondo credenze locali una creatura temuta capace di terrore e aggressioni tra gli abitanti dei villaggi. La divina salvaguardia passa attraverso opere concrete. Durante la chiusura globale della scorsa primavera, gli Sherpa si sono proposti di replicare la proficua campagna di pulizia sull’Everest avviata dallo stesso governo l’anno precedente, al fine di rimuovere rifiuti come bombole d’ossigeno abbandonate, tende di accampamenti e purtroppo anche cadaveri. Nel periodo di chiusura c’era inoltre il vantaggio di essere gli unici alpinisti presenti sulle pendici del monte, si poteva dunque approfittare dell’assenza di turisti per la rimozione di rifiuti ingombranti e pericolosi.

La crisi provocata dalla pandemia in Nepal

“Con la montagna deserta il nostro lavoro sarebbe stato molto più facile e veloce. Avremmo potuto riportare a valle anche rifiuti vecchi di anni – riferisce Pasang Nuru Sherpa, membro della spedizione di pulizia della scorsa primavera .- In questo modo la prossima stagione, troveremo solo più strati di neve a ricoprire il materiale e il lavoro si farà molto più duro”. La risposta da parte del governo nepalese fu negativa, così l’encomiabile operazione fu negata, ribadendo che il versante nepalese dell’Everest dovrà rimanere deserto almeno fino alla fine dell’emergenza sanitaria. Continua così, una lunga stagione di disoccupazione per la comunità sherpa, che perderà praticamente per intero l’introito dell’annata 2020.

L’approfondita conoscenza del territorio indigeno ha fatto sì che potessero contribuire in modo significativo alle prime spedizione sull’Himalaya. La scia è stata un’ attività turistica e alpinistica oggi ben avviata, per la quale gli Sherpa in particolare sono celebrati.

L’impresa sul K2

Mancavano venti metri per raggiungere la vetta del K2, quando il gruppo di scalatori sherpa si è radunato e con la voce fievole, strappata dall’aria rarefatta ha intonato l’inno nazionale nepalese, a rivendicare l’impresa storica.

Ma che impatto ha avuto questo evento? Prima della guerra civile e della nuova costituzione, agli sherpa era riservato uno spazio molto limitato, n quanto minoranza etnica. C’è una figura che ha particolarmente a cuore la vicenda e che si è espressa con entusiasmo e razionalità: l’antropologa Hildegard Diemberger, esperta delle culture e popolazioni himalayane e profonda conoscitrice di alpinismo grazie alle imprese del padre Kurt Diemberger. “Gli sherpa, come molti popoli di cultura tibetana, occupano un posto intermedio nella gerarchia delle caste. Ma oggi, sulla spinta di alpinismo e turismo, hanno acquisito una posizione politica di grande profilo nazionale, eroi del Paese. Dopo la guerra civile, l’istituzione della nuova Costituzione ha dato più spazio alle minoranze etniche rispetto alla monarchia; la costruzione della narrativa nazionale nepalese ha iniziato a celebrare gli sherpa mettendoli al di sopra della loro posizione di casta, in un sistema meno rigido rispetto al passato, ma che continua a impattare sulla società moderna”.

La storia di Apa (“amato da tutti”) giovane Sherpa del Nepal raccontata nel cortometraggio Loved By All, The story of Apa Sherpa, che propone una visuale antropologica e geografica del mondo Sherpa.
Sherpa Cinemas, 2018 © Sherpa Cinemas.

Vale la pena insomma, continuare a riporre un certo interesse nei confronti di queste popolazioni, scoprirne l’origine demografica e approfondirne e lasciarsi affascinare dalla valenza antropologica. Perché se la montagna è una palestra di vita, le loro cime, del mondo, sono i tetti.

Greta Contardi

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