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Fortnite, il Metaverso e tutto quanto

3 ' di lettura

David Foster Wallace una volta ha scritto: “Si litigava; i professori dicevano: Non usate riferimenti alla cultura pop, primo: perché sono banali e stupidi, e secondo: perché rendono datato quello che scrivete […]. Ma io e molti degli altri giovani scrittori che conosco usiamo questi riferimenti un po’ come i poeti romantici usano i laghi e gli alberi. Cioè, fanno semplicemente parte dell’arredo mentale. Che uno si porta sempre dietro”. Se la cultura pop è l’arredo mentale che le nuove generazioni si portano sempre dietro, allora questa diventa una specie di mitologia moderna – gli antichi avevano Ulisse, noi abbiamo Superman –, cioè un immaginario collettivo condiviso da tutti. Chi non è cresciuto guardando i cartoni animati su Italia1? Chi non è mai entrato in un McDonald’s? Chi non conosce Ariana Grande?

Fortnite

Chi non conosce Fortnite? Lo sparatutto multiplayer di Epic Games è diventato in pochi anni uno dei titoli più giocati e di maggior successo al mondo – si parla di 3000 euro al minuto di introiti –, e il suo nome è conosciuto anche da chi non ha mai preso in mano un joystick.

Fortnite
Uno screen del gioco

Uno dei punti di forza di Fortnite – e che sicuramente ne ha sancito il successo – è la sua natura free-to-play, cioè la possibilità di giocare senza spendere un centesimo. La domanda che le persone si pongono è: che senso ha spendere 70 euro per un gioco che potrebbe deludermi, quando posso essere deluso gratis da Fortnite?. Certo, all’interno del gioco si possono fare acquisti – e spendere una decina di euro per sbloccare certe funzionalità rende tutto più divertente –, ma di base non c’è nulla di imposto. Il videogioco – parafrasando il giornalista Mark Millian – “ha un tono giocoso, ironico e colorato: non si prende sul serio, non ci sono schizzi di sangue e crudeltà, la morte si risolve in una beffarda danza, ed è tutto esagerato e inverosimile”. In effetti, in Fortnite non ci sono spargimenti di sangue – quando si muore ci si dissolve semplicemente –, i personaggi sembrano usciti da un cartone animato e anche le armi sono allegre e colorate. Non prendendosi troppo sul serio – vedi i balletti scemi –, Fortnite si presta a diventare un terreno fertile per un continuo gioco di citazioni e rimandi che la cultura pop adora.

Il Metaverso

Prendiamo come esempio i personaggi sbloccabili o acquistabili. Nel corso del tempo, il gioco ha messo a disposizione John Wick, Aquaman, Deadpool, il T-1000, il Master Chief di Halo, Predator, lo Xenomorfo di Alien e Kratos; c’è stato un crossover con Star Wars in occasione di Episodio IX e un’intera stagione a tema Marvel. Il trailer dell’attuale fase di gioco è il sogno di ogni nerd.

La funzione potenzialmente più grandiosa, però, è il Party Royale. Questa modalità consente ai giocatori di incontrarsi su un’isola diversa da quella di gioco per interagire senza armi come in una specie di social network. Durante il primo lockdown, per esempio, è proprio su questo atollo che Travis Scott ha fatto un concerto, mentre al drive-in dell’isola sono stati proiettati tre film di Nolan – The Prestige, Batman Begins e Inception – per chiunque avesse voluto collegarsi e vedere un film attraverso il videogioco. Considerando cosa succede sull’isola di Party Royale, e considerando tutti i personaggi giocabili che provengono da quasi ogni universo pop esistente – soltanto su Fortnite Kratos e Neymar possono ballare fianco a fianco –, si può definire il videogioco come l’embrione del Metaverso. Il Metaverso, secondo la Treccani, è “uno spazio tridimensionale all’interno del quale persone fisiche possono muoversi, condividere e interagire attraverso avatar personalizza”. Se avete visto il film o letto il libro Ready Player One sapete già di cosa si tratta, perché in pratica il Metaverso è quello: un luogo che – secondo il giornalista Nick Statt“può ospitare tutte le forme della cultura popolare in un universo condiviso e abitato da centinaia di milioni di persone”.

Gene Park, del Washington Post, descrive il Metaverso come un mondo virtuale che esiste sempre, anche quando non si è loggati e che funziona come quello vero. Ha un’economia tutta sua, luoghi per fare acquisti o passare il tempo libero e lavori retribuiti che si possono svolgere online. Fortnite, in effetti, ha un’economia propria – la moneta del gioco ha un “tasso di cambio” coi soldi reali –, e ci sono anche luoghi per fare acquisti e passare il tempo libero – lo shop del gioco e il cinema, per dirne due. Certo, all’interno del gioco non esistono lavori retribuiti – per ora – e ogni commistione pop è frutto di contratti fra aziende, ma solo qui i giocatori da ogni parte del mondo possono incontrarsi nei panni di Batman per guardare un concerto dei BTS.

locandina ready player one
La locandina di Ready Player One. Già qui si possono vedere il Gigante di ferro dell’omonimo film, Gundam e la DeLorean di Ritorno al futuro

Un Metaverso perfettamente funzionante ancora non esiste, ma secondo molti è comunque inevitabile. La strada, in teoria, sembra tracciata: nonostante diverse critiche – spesso ci si scorda che un po’ macabramente i balletti si usano per festeggiare le uccisioni –, Fortnite assomiglia al Metaverso più di qualsiasi altra cosa attualmente esistente. Se questo è il futuro, viene da chiedersi che tipo di futuro sarà. Un’utopia? Una distopia? Nessuno dei due?

Alessandro Mambelli

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