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Dantedì, il sommo poeta oltre ogni tempo

3 ' di lettura

Ahi serva Italia, di dolore ostello/nave sanza nocchiere in gran tempesta/non donna di provincie, ma bordello! Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, canto VI, vv.76-78.

Settecento anni fa moriva Alighieri Durante, detto Dante, citando Alessandro Barbero. Dell’autore trecentista, dal profilo più noto al mondo, è sempre un po’ imbarazzante parlare. Uno dei capisaldi della cultura letteraria italiana, noto come il padre della lingua italiana e autore di quel geniale volgare eloquentia che già scopriva, fra il 1303 e il 1305, l’essenza del volgare scritto come lingua colta. Studiare Dante è un’azione senza fine, significa analizzare ed esaminare l’epoca medievale caratterizzata da quei “due soli”, potere temporale e potere spirituale. Quando nel manuale di letteratura italiana incontri Dante Alighieri puoi nutrire amore oppure odio, una delle ambivalenze più ricorrenti in letteratura – celebre il Carme 85 di Catullo, odi et amo-. Le parafrasi della Comedìa, (sarà Giovanni Boccaccio ad attribuirle l’aggettivo Divina) difficilmente si dimenticano, c’è chi ne ricorda ancora i versi a memoria.

Dante, con quella struggente storia fra Paolo Malatesta e Francesca da Rimini, ha regalato terzine a Jovanotti e al dolce primo amore liceale: Amor, ch’a nullo amato amar perdona/mi prese del costui piacer sì forte/che, come vedi, ancor non m’abbandona. Leggere e parafrasare quei cento canti è una sfida a tre livelli: nell’ultimo, il Paradiso, dovevi pregarli Cherubini e Serafini di essere investito di ispirazione divina.

Settecento anni di Dante Alighieri: il 25 marzo iniziava il suo viaggio nell’aldilà

È sempre stato un vanto per l’Italia aver dato natali e spoglie al sommo poeta, il 2021 è l’anno della celebrazione dell’uomo più crossmediale d’Italia e probabilmente del mondo. Dante Alighieri è diventato protagonista di videogiochi, canzoni e opere d’arte. Non ha più un volto ma 150 come nella mostra istituita a Ravenna nella Biblioteca Alfredo Oriani al fianco della sepoltura. Un’esposizione che “mira a dare nuova identità al poeta”, in occasione dei suoi teneri 700 anni.

Dante Alighieri

I severi dantisti, fedeli alla dottrina dantesca, hanno scoperto che l’inizio del viaggio fra le cantiche ebbe inizio il 25 marzo del 1300, l’anno del giubileo di papa Bonifacio VIII. Nulla perde di significato in Dante, è una continua rincorsa nel rintracciare allegorie, metafore e similitudini. Difatti, quello è l’anno della purificazione; Dante si trova nel mezzo del cammin della sua vita, in quella selva oscura in cui era persa la diritta via.

Gli eventi in programma

Ebbene, le istituzioni culturali del Paese in gran tempesta celebrano il Dantedì, giornata promossa nel 2020 dal Ministro della Cultura Dario Franceschini. Il Quirinale ospiterà la lettura Dantis di Roberto Benigni, in diretta su Rai Uno alle 19:00 – quelle di Vittorio Gassman sono su YouTube per chi volesse trovare un’alternativa al canto dantesco- Il Dantedì vedrà numerose iniziative, al centro non solo le tre città chiave per il poeta, Firenze, Ravenna e Verona, ma l’intera Penisola. Il Ministero dell’Istruzione già da un mese, attraverso i canali social, racconta i progetti delle scuole dedicati alle opere di Dante Alighieri. Un esempio è “la graphicommedia“, progetto degli studenti della classe 3° BT dell’Istituto Tecnico “G.Falcone” di Gallarate e ancora il droide Dante Alighieri Otto (D.A.8), costruito dalle giovani menti dell’Istituto Tecnico “G.Russo” di Paternò a Catania. Muovendosi su una mappa, il robot recita i canti dell’inferno. Si aggiunge Rai Cultura che dedica al sommo poeta uno speciale pieno di contenuti: commenti alla Divina Commedia di dantisti, filologi e critici letterari, la lettura dei suoi versi da parte di grandi interpreti, gli approfondimenti di esperti sulla sua biografia, le sue opere, la sua epoca.

Dante imperituro anche sui social

Sul fronte social chiunque è invitato a partecipare utilizzando l’hashtag #ioleggoDante, spinto anche dalle diverse associazioni culturali sparse nel territorio nazionale. Resta l’amarezza di una partecipazione solo virtuale, mentre i musei attrezzano le stanze digitali, viene a mancare il contatto. Non bisogna rammaricarsi troppo: Dante ha già permesso alle nostre teste di ritrovarsi insieme, uniti dallo stesso poetico pensiero.

I ricordi, sebbene un po’ offuscati, riportano alla mente di molti celebri personaggi e le pene dell’Inferno più simboliche: su tutte, la legge del contrapasso nella Divina Commedia, il rapporto per cui la pena alla quale sono sottoposti i peccatori nell’oltretomba riproduce – in estensione o in contrasto – i caratteri essenziali della colpa, o alcuni di essi. Così, i lussuriosi sono travolti da una tempesta senza fine come la passione che in vita li ha travolti; gli Ignavi sono coloro che in vita non si schierarono né con Dio né con Lucifero, adesso corrono per l’eternità nudi dietro ad un’insegna, punzecchiati da mosconi e vespe.

Dante ha permesso a tutte le generazioni di interrogare la propria anima e chiedersi fossi tu ateo, cristiano buddhista o musulmano: dove sarò dopo la morte? In quale girone infernale mi troverò? Parlerò con la tanto gentile e tanto onesta Beatrice? Chi non è stato mosso dalla curiosità e la voglia di percorrere l’aldilà ritrovando i propri cari e rivedere collocato ognuno nel proprio mondo, in una struttura perfetta e complessa come la vita stessa. Oggi non può che essere confortante il dialogo con l’amico musico e cantore Casella nel purgatorio, quell’abbraccio inconsistente perché lui spirito descritto dal poeta così:

Io vidi una di lor trarresi avante 
per abbracciarmi con sì grande affetto, 
che mosse me a far lo somigliante.                             

Ohi ombre vane, fuor che ne l’aspetto! 
tre volte dietro a lei le mani avvinsi, 
e tante mi tornai con esse al petto.                               

Di maraviglia, credo, mi dipinsi; 
per che l’ombra sorrise e si ritrasse, 
e io, seguendo lei, oltre mi pinsi.                                   

Soavemente disse ch’io posasse; 
allor conobbi chi era, e pregai 
che, per parlarmi, un poco s’arrestasse.                     

Rispuosemi: «Così com’io t’amai 
nel mortal corpo, così t’amo sciolta: 
però m’arresto; ma tu perché vai?».                             

«Casella mio, per tornar altra volta 
là dov’io son, fo io questo viaggio», 
diss’io; «ma a te com’è tanta ora tolta?».

Dante Alighieri, Divina commedia, Purgatorio, canto II, vv. 76-93.

Giorgia Persico

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