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#SalgoaSanremo – Commento prima serata

3 ' di lettura

Abbiamo messo in evidenza un teatro vuoto, perché -ahinoi, ahi tutti – ha fatto tutta la differenza.

Su il sipario

La prima serata della kermesse è già in archivio. È stata tutto sommato divertente, anche se Amadeus tende a ripetere gli errori che gli sono stati addebitati nella passata edizione: lunghezza e retorica.
Lunghezza perché nonostante Fiorello sia lì a reggere da solo il Festival, è chiaro che superate le 23 dovrebbe farsi da parte, lui e il suo umorismo da boomer, per lasciare spazio al motivo per cui è lì: la gara. Il secondo errore è quello retorico, e se è davvero apprezzabile portare sul palco dell’Ariston il tema orribile di Patrick Zaky, e parlarne due minuti soli prima che “finisca in caciara”, dall’altro lato era abbastanza evitabile l’ospitata dell’infermiera-modella Alessia Bonari, arrivata dopo aver ripetuto già diciotto volte che quest’anno è stato particolare per tutti. Ce ne siamo accorti eh. (Mucedola)

Per la prima volta, da quando seguo con attenzione il Festival, mi sono presa la licenza di ignorare i siparietti di Fiorello. Avevo la sensazione che non avesse niente da dirmi. Chi ha detto che squadra vincente non si cambia, aveva ragione, ma il copione non è la ricetta della Nutella: è più una dieta, meglio variare. Altrimenti c’è il rischio che i temi pandemici risultino l’unica novità dell’edizione. A proposito, Alessia Bonari: occasione sprecata. (D’Arrigo)

Uno strano momento della serata

Le canzoni le canzoni fanno male

Il lato musicale dell’Amadeus bis è invece ancora in divenire, a parte qualche picco rappresentato da Colapesce-Dimartino, Ghemon, Maneskin, Coma_Cose e Madame che va comunque riascoltata, la prima serata scivola nel binario del “senza infamia né lode”. A volte per carenze carismatiche (Annalisa e Noemi su tutte), soprattutto per carenze musicali (Fedez, Aiello, Arisa, Renga). È chiaro che qualche ascolto in più potrà aiutare a tirare le somme. La classifica parziale, che attualmente premia Annalisa ed il duetto tra Fasma e il suo software per l’autotune, riflette un pensiero che mi porto dentro dal 2000: quando avrò un mio Sanremo, la giuria demoscopica non conterà più del 20%. (Mario, va bé ora ci chiamiamo per nome e non perché lo dicono Michielin e Fedez).

Il primo ascolto è quasi sempre una bugia. Solo Fedez poteva avere un attacco d’ansia senza neanche il pubblico in sala. Mistero? Io non penso. Resta il più abile a costruire una narrazione attorno alla sua partecipazione al Festival, tutto qui. Anche se, gole profonde riferiscono di un Aiello spregiudicato e cacacazzi nei retroscena. Ma alla fine, per fruire demoscopicamente la musica, che si deve fare? (Sofia).


In fondo, era solo la prima serata

Gli ospiti musicali di questa prima serata sono stati Diodato e Loredana Bertè. Il primo ha dato spiegazione dell’ormai famoso “paradosso di Diodato”, quello per cui fai una canzone che si chiama “Fai Rumore” ma poi la canti solo di fronte al nulla. Ecco, magari la prossima volta se scrivi “Zitto e mosca” non succede tutto ‘sto casino.
La Bertè si manifesta sul palco come la Fata Turchina a Pinocchio ma in versione punk. Lei rientra in quella schiera di artisti che a un certo punto della sua carriera avrebbe anche potuto fermarsi e “campare di rendita” coi pezzi storici. Invece no, ogni due anni ci molla una canzone nuova, sempre meno necessaria. Finché ha cantato il suo medley, alzo le mani, che le vuoi dire? Ma “Figli di”, l’ultimo singolo era davvero poca roba. (Mario)

Antonio Diodato mi ricorda il mio compagno di classe anemico che viveva la sua vita nell’orlo dello svenimento un giorno sì e l’altro pure. La Bertè invece, mi ha regalato l’unico momento “scimmia che balla” della serata. Tutto perdonato, Lori: lo so, sono una figlia di…(Sofia)

Con il resto di tre


Più di tutto, però, saranno due momenti di questa prima serata in particolare ad essere ricordati. Il primo è l’apparizione di Achille Lauro. Un inno alla fluidità del genere, all’essere semplicemente quel che si sente di essere senza perdersi dietro etichette, usi, convenzioni. È stato un momento toccante, ma dopo che me l’hanno spiegato. Sicuramente dietro c’è tanto lavoro ed una lettura stratificata ma, complice anche l’orario, potrebbe darsi che non a tutti arrivi il messaggio. Il secondo momento topico della serata è stato ogni momento in cui Matilda De Angelis ha calcato le assi del palco. La si conosceva già come attrice ma ieri si è dimostrata anche una buona cantante e non è mai stata a disagio durante la conduzione, non lesinando anche alcune battute fulminee. Insomma Matilda promossa: brava, bella, preparata e se ci stai leggendo il mio numero è 38077%$@#&.
Da rivedere invece sia la presenza sia l’utilità di Zlatan Ibrahimovic. Un siparietto continuo in cui resta prigioniero del proprio egotismo ma zero contributo reale alla serata. Zlatan, se ci stai leggendo questa frase l’ha scritta Sofia, eh. (Mario)

Solo la pasta al forno riscaldata il giorno dopo è più buona. Nulla da dire ad Achille Lauro che ha fatto Achille Lauro sul palco dell’Ariston. Ovvero, esattamente ciò per cui è stato voluto: portare dei messaggi attraverso il modo di esprimere la sua arte. I problemi sono due: a chi quel messaggio serve, bisognerà spiegarglielo di nuovo con una parafrasi; tutti gli altri, avevano già acquisito il concetto l’anno scorso, per cui resta bollato come “già visto”. Insomma, lacrime di sangue per cui nessuno griderà al miracolo. La co-conduzione di Matilda De Angelis è stata sicuramente inaspettata e gradevole. Perché si è presa il suo spazio, ha mostrato la sua bravura, ha recitato, cantato, ma sopra ogni cosa lo ha fatto in modo disinteressato e costante. Meglio di quanto abbia fatto ciascun conduttore uomo insieme, e Zlatan Ibrahimovic che poteva risultare alienato e alienare sul palco, invece ha capito qual è il segreto, se mai ce ne fosse uno: essere se stesso. Davvero, l’ho trovato autentico, autenticamente superfluo. Come doveva essere. (Sofia)


Questa sera la seconda serata, dove si esibiranno altri 13 big e la seguiremo sempre su queste pagine. Non perdetevi #SalgoaSanremo, che di sicuro ha più ritmo della serata su Raiuno.

Sofia D’Arrigo, Mario Mucedola

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