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Tutte le volte che lo Stato ha salvato l’Ilva

6 ' di lettura

1) D.Lgs 155/2010 (Governo Berlusconi IV, ministro Prestigiacomo)

Nel 1994 la legislazione italiana, con il Decreto Ministeriale del 25 novembre prevedeva di attenersi al di sotto del limite massimo di 1 ng/m3 di benzo(a)pirene nelle città con popolazione superiore a 150mila abitanti, a partire dall’1 gennaio 1999. Successivamente, la direttiva comunitaria 2004/107/CE fissa per tutti gli Stati membri il 31 dicembre 2012 come termine ultimo per scendere sotto lo stesso valore obiettivo di emissioni inquinanti da benzo(a)pirene, regolando anche i livelli massimi di arsenico, cadmio e nichel fatta salva la possibilità, per i singoli Stati, di porre in essere prima di quella data dei regolamenti più restrittivi, come effettivamente in quel momento era in Italia. Il D.Lgs 152/2007, recependo la normativa europea, conferma la legge già vigente in Italia. La CE adotterà poi la direttiva 2008/50/CErelativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa, in cui vengono disciplinate anche le emissioni di biossido di zolfo, ossidi e biossidi di azoto, e il piombo. Il Governo italiano allora recepisce quest’ulteriore normativa con il D.Lgs 155, che però abroga la precedente normativa, spostando, come all’art.9 comma 2 il raggiungimento dei valori obiettivo entro il 31 dicembre 2012. Questo sta ad indicare che viene rimosso il limite che invece andava già rispettato in base alla disciplina precedente.

2) AIA 4/08/2011 (Governo Berlusconi IV, ministro Prestigiacomo)

Nel 2008 l’Ordinanza della Regione Puglia stabiliva il divieto di pascolo nel raggio di 20km dalla zona industriale di Taranto. Nel 2010 iniziavano le indagini che avrebbero portato, nel 2012, al sequestro degli impianti produttivi. Qualcosa si iniziava a muovere e il Governo decise di cucire un’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) su misura per l’Ilva. Il documento prevedeva ben 462 prescrizioni. Si concedeva alla fabbrica di continuare a produrre ma nel frattempo avrebbe dovuto adempiere a una marea di interventi, molti dei quali cruciali per evitare ulteriori danni ambientali. L’Aia appariva, dunque, come un abito cucito su misura. Un numero così elevato di prescrizioni voleva dire solo una cosa: l’azienda produceva acciaio e avrebbe continuato a farlo in totale illegalità.

3) DL 207/2012, convertito in L.231/2012 (Governo Monti, ministro Clini)

Subito dopo il sequestro degli impianti della fabbrica ordinato dal GIP Todisco, il Governo Monti si affretta a dichiarare l’Ilva come Stabilimento d’Interesse Strategico Nazionale, adducendo la motivazione di voler salvare i posti di lavoro ma di fatto prodigandosi per salvare la produzione dell’acciaio. Viene concessa così la facoltà d’uso degli impianti, seppur confiscati, dall’art.1 comma 4 che prevede espressamente: Le disposizioni trovano applicazione anche quando l’autorità giudiziaria abbia adottato provvedimenti di sequestro sui beni dell’impresa titolare dello stabilimento. In tale caso i provvedimenti di sequestro non impediscono […] l’esercizio dell’attività d’impresa.

4) DL 61/2013 convertito in L.89/2013 (Governo Letta, ministro Orlando)

Valutata la sussistenza di pericoli ambientali e per la salute derivanti anche dalla mancata attuazione dell’AIA, il Governo commissaria l’Ilva nominando commissario straordinario Enrico Bondi, che verrà poi sostituito da Piero Gnudi. L’attività del commissariamento rappresenta un modo per aggirare la revoca dell’AIA, che vincolava al suo rispetto la prosecuzione dell’attività dell’Ilva. Questo viene specificato dalla L.89, cui viene aggiunto il comma 1-ter che sostanzialmente determina che, in caso di inadempienze, non si applichi la norma che determina la revoca dell’AIA ma il Commissario provveda a verificare gli adempimenti previsti.

5) DL 101/2013 convertito in L.125/2013 (Governo Letta, ministro Orlando)

L’articolo 12 della legge 125, denominato “Disposizioni in materia di imprese di interesse strategico nazionale” stabilisce, al comma 1 e 2 l’autorizzazione a costruire due discariche per rifiuti pericolosi e non pericolosi, da destinarsi esclusivamente al conferimento dei rifiuti prodotti dall’attività dello stabilimento, al fine di garantire l’attuazione del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria necessarie per assicurare il rispetto delle prescrizioni di legge e dell’autorizzazione integrata ambientale rilasciata allo stabilimento ILVA di Taranto.

6) DL 136/2013 convertito in L.6/2014 (Governo Letta, ministro Orlando)

Il DL convertito poi in legge corregge alcuni punti del DL 61/2013 convertito in L.89/2013 esonerando il Commissario dalle sanzioni previste per atti o comportamenti imputabili alla gestione commissariale.

7) DPCM 14 marzo 2014 (Governo Renzi)

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 marzo 2014 approva il Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria elaborato dal Commissario, volto a ridurre le emissioni e a predisporre la fabbrica per il rispetto dell’AIA entro l’agosto 2016.

8) DL 91/2014 convertito in L.116/2014 (Governo Renzi, ministro Galletti)

Il DL 91/2014 contiene delle modifiche al DL 61/2013 che commissariava lo stabilimento siderurgico di Taranto. L’art. 22-quater introdotto dalla legge di conversione, contiene disposizioni rilevanti che riguardano l’ ILVA. Il comma 2 prevede la possibilità di “svincolare” le somme sequestrate in sede penale (anche in relazione a procedimenti penali diversi da quelli per reati ambientali o connessi all’attuazione dell’AIA a carico del titolare dell’impresa) ai fini dell’attuazione e della realizzazione del piano delle misure. Il comma 3 invece afferma che gli interventi previsti dal Piano sono dichiarati indifferibili, urgenti e di pubblica utilità.

9) DL 1/2015 convertito in L.20/2015 (Governo Renzi, ministro Galletti)

La fabbrica di Taranto viene sottoposta ad Amministrazione Straordinaria e vengono nominati tre commissari: Piero Gnudi, Corrado Carruba e Enrico Laghi. Ai Commissari viene applicato uno scudo penale dall’art.2 comma 6 del DL: Le condotte poste in essere in attuazione del Piano non possono dare luogo a responsabilità penalo o amministrativa del commissario straordinario e dei soggetti da questo funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell’incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro. Il comma 5, invece, stabilisce una nuova proroga parziale dell’AIA, stabilendo che Il Piano […] si intende attuato se entro il 31 luglio 2015 sono realizzate, almeno nella misura dell’80 per cento, le prescrizioni in scadenza a quella data, col restante 20 per cento delegato ad un futuro ulteriore intervento legislativo.

10) DL 92/2015 – decaduto per mancata conversione (Governo Renzi, ministro Galletti)

Il DL contiene “Misure urgenti per l’esercizio dell’attività di impresa di stabilimenti oggetto di sequestro giudiziario”. L’art. 3 prevedeva la prosecuzione dell’utilizzo dell’altoforno “Afo2” nonostante il sequestro preventivo disposto dalla procura nell’ambito del procedimento penale per la morte di un operaio, investito da un potente getto ad elevata temperatura proveniente dall’altoforno stesso, che ha causato gravissime ustioni che ne hanno portato al decesso. Il fermo dell’altoforno 2 avrebbe comportato uno stop di tutta l’acciaieria, che in quel periodo operava con due altoforni su quattro. Il Governo emana allora il DL 92/2015 che, appellandosi alla continuità produttiva di uno stabilimento strategico per l’economia nazionale, dispone la riapertura del forno e che l’azienda si occupi dei lavori di messa a norma. È lo stesso GIP di Taranto Rosati ad impugnare il decreto davanti alla Corte Costituzionale che, con la pronuncia 58/2018 ne dichiara l’illegittimità costituzionale. La motivazione di tale decisione risiede nel fatto che il legislatore non ha rispettato l’esigenza di bilanciare, secondo criteri di proporzionalità e ragionevolezza, tutti gli interessi costituzionali rilevanti, incorrendo in un vizio di illegittimità costituzionale per non aver tenuto in adeguata considerazione le esigenze di tutela della salute, sicurezza e incolumità dei lavoratori, a fronte di situazioni che espongono questi ultimi a rischio della stessa vita.

11) DL 191/2015 convertito in L.13/2016 (Governo Renzi, ministro Galletti)

Nel seguente DL è disposta l’erogazione di 300 milioni di euro in favore dell’amministrazione straordinaria, erogazione indispensabile per fare fronte alle indilazionabili esigenze finanziare del Gruppo Ilva in AS. Inoltre, il DL 191 sposta, secondo l’art.1 comma 7 il termine per l’AIA al 31 dicembre 2016. Nelle modificazioni apportate in sede di conversione del DL, si legge esplicitamente: al comma 7, le parole «31 dicembre 2016» sono sostituite dalle seguenti: «30 giugno 2017».

12) DL 98/2016 convertito in L.151/2016 (Governo Renzi, ministro Galletti)

Nel DL che correda il DEF annuale, vengono completate le procedure di cessione dei complessi aziendali del Gruppo Ilva con una modifica che prevede che l’immunità del commissario straordinario venga estesa anche all’affittuario o acquirente. L’art. 1 comma 4 inoltre riporta la seguente dicitura: dopo le parole «è fissato al 30 giugno 2017» (il termine per la scadenza dell’AIA di cui al DL 191, ndr) sono stati inseriti i seguenti periodi: «Tale termine può essere prorogato, su istanza dell’aggiudicatario […] per un periodo non superiore a 18 mesi», spostando di fatto nuovamente la scadenza al 31.12.2018.

13) DL 244/2016 convertito in L.19/2017 (Governo Gentiloni, ministro Galletti)

Uno dei primi atti nel neo Presidente del Consiglio Gentiloni è quello di confermare per 18 mesi la clausola di esenzione da responsabilità amministrativa e penale per l’acquirente dello stabilimento siderurgico, oltre a prorogare la scadenza dell’Aia per lo stabilimento Ilva di Taranto. Il DL stabilisce infatti che la realizzazione degli interventi è da attuare entro la scadenza dell’Aia dello stabilimento siderurgico Ilva S.p.A. in corso di validità, ossia il 23 agosto 2023.

14) DPCM 29 settembre 2017 (Governo Gentiloni)

Il Presidente Gentiloni, con apposito DPCM controfirmato dal Ministro dell’Ambiente Galletti e dal Ministro dello Sviluppo Economico Calenda, approva le modifiche al Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria descritte dal DPCM del 14 marzo 2014. Con queto decreto si conclude l’esame e l’approvazione del piano ambientale presentato al Governo da Arcelor Mittal. Il piano prevede la limitazione della produzione di acciaio a sei milioni di tonnellate l’anno rispetto alle otto autorizzate dalla legge, finché nonsaranno completati tutti gli interventi di ambientalizzazione. Inoltre viene anticipata la copertura dei parchi minerali e vengono confermati i limiti alle emissioni. A carico dell’amministrazione straordinaria restano gli interventi ambientali esterni al perimetro della cessione. In tutto, tra gli interventi a carico di Arcelor Mittal e quelli spettanti all’A.S. il piano va a destinare oltre 2 miliardi di euro agli interventi ambientali. L’art.5 comma 2 aggiorna le disposizioni del Piano, stabilendo come nuovo termine per l’AIA il 23 agosto 2023.

15) DL 34/2019 convertito con L.58/2019 (Governo Conte I, ministro Costa)

L’art.46 del DL 34, il cosiddetto “Decreto Crescita” ha modificato l’art.2 comma 5 del DL 1/2015 che applicava lo scudo penale al commissario straordinario prima e all’affittuario o acquirente poi, riducendone l’ambito di applicazione alle sole norme ambientali, escludendo quelle a tutela della salute, dell’incolumità pubblica e della sicurezza sul lavoro. L’immunità viene inoltre estesa fino al 6 settembre 2019.

16) DL 101/2019 convertito con L. 128/2019 (Governo Conte II, ministro Costa)

Il DL 101, conosciuto come “Decreto Imprese”, all’art.14 comma 1, proroga fino all’attuazione dell’AIA (e quindi fino al 2023) l’esimente della responsabilità. Nella legge di conversione del decreto, la L.128 l’art.14 viene semplicemente stralciato, facendo venir meno la copertura garantita dall’art.2 del DL 1/2015 e togliendo di fatto lo scudo penale agli affittuari o acquirenti dell’Ilva. Quest’abolizione porterà al ritiro di Arcelor Mittal dalla trattativa e al successivo subentro dello Stato nel siderurgico tramite Invitalia.

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