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I nazisti che mancarono all’appello

7 ' di lettura

Nell’immediato dopoguerra iniziò in modo assiduo la “caccia ai nazisti”, cercando di stanare chi aveva contribuito allo sterminio di quasi l’intera popolazione ebraica. Le indagini furono centinaia, ma mai abbastanza. Basti pensare che dei 170 mila nazisti individuati solo 6.700 vengono dichiarati colpevoli e successivamente condannati. Auschwitz, uno dei più tristemente conosciuti campi di sterminio, contava 6.500 nazisti tra uomini e donne. Di questi, solo circa una cinquantina è stata condannata dai tribunali tedeschi. La città di Norimberga, dove fino a qualche mese prima della presa venivano organizzate le adunate dei nazisti, ospitò il primo di una serie di procedimenti penali contro il nazismo. Vennero imputate 185 persone, tra medici, giuristi, SS, capi di industrie e funzionari di Stato nazisti che erano soprattutto stretti e fedeli collaboratori del führer. Accanto a capi d’accusa già esistenti, come “crimini contro la pace” e “crimini contro la guerra” si aggiunsero anche “crimini contro l’umanità” e “cospirazione contro la pace”.

Chi si è suicidato

Come vuole la storia, l’ideatore della follia nazista Adolf Hitler morì suicida nel suo bunker il 30 aprile 1945, in una Berlino ormai stretta nella morsa dell’Armata Rossa. Il giorno dopo, nella capitale tedesca, mise fine ai suoi giorni anche Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Reich. Alla giustizia, togliendosi la vita il 23 maggio 1945, si sottrasse anche Heinrich Himmler, numero uno delle SS, catturato da una pattuglia di soldati inglesi mentre cercava di fuggire usando una nuova identità.

Alla lista dei suicidi si aggiunge anche Hermann Göring, l’uomo che impartì per conto di Hitler l’ordine di preparare una soluzione finale al problema ebraico. Aveva già avuto la sua sentenza: condanna all’impiccagione per crimini di guerra contro l’umanità. Nonostante ciò, decise di togliersi la vita la notte prima dell’esecuzione.

Rudolph Hess invece, fu condannato all’ergastolo a Norimberga. Alla vigilia della sua scarcerazione, il 17 agosto 1987, trovato nel cortile del carcere con un cavo elettrico stretto al collo. Aveva 93 anni. Preferì morire piuttosto che tornare in libertà dopo una vita passata a contare le stelle dietro le sbarre. Troppo alto il prezzo da pagare, aggiungendo sempre più nomi alla lunga lista.

Chi è stato subito condannato

Per chi invece non era riuscito a sfuggire alla legge, le pene furono esemplari. Vennero condannati a morte il generale e comandante Wilhelm Keitel e il vice di quest’ultimo Alfred Jodl. Vennero pronunciate anche pene detentive, come l’ergastolo inflitto a Rudolf Hess, successore designato di Hitler e catturato dagli inglesi nel 1941 in Scozia, dove era giunto con un aereo con uno scopo che mai si è riusciti a chiarire. Non riuscì a sfuggire nemmeno Martin Bormann, segretario del partito nazista. Il padre delle teorie naziste e del Partito Nazista Alfred Rosenberg venne impiccato il 16 ottobre 1946.

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Tutti gli imputati condannati a morte vennero impiccati il 16 ottobre 1946 nel seguente ordine: Von Ribbentrop, Keitel, Kaltenbrunner, Rosenberg, Frank, Frick, Streicher, Sauckel, Jodl e Arthur Seyss- Inquart.

Chi è scappato: la linea dei topi

All’appello però, ancora molti risultavano assenti, avendo fatto perdere le proprie tracce dopo la guerra. Molti di loro vissero una seconda vita, non pagando mai i crimini commessi. Rats line (la linea dei topi), così chiamata dai servizi segreti americani, è lo schema della rete dei contatti che hanno permesso loro di rifarsi una vita.

Approfittando del fuggi fuggi generale, già nella primavera del 1945, i criminali di guerra cercarono di sfuggire alla legge. In un primo momento vivevano da clandestini, protetti da persone di fiducia, soprattutto ex amici influenti rimasti in Germania che fornirono loro passaporti falsi con una nuova identità. Nuovo Paese, nuovo nome, nuova vita ma con un passato innegabile.

Il continente più ospitale verso i nazisti fu in particolar modo il Sud America (nello specifico l’Argentina, il Brasile ed il Cile). Chi non attraversava l’Atlantico, mirò al Sudafrica, Australia o Medio Oriente. Molti uomini della Gestapo, esperti in tecniche di spionaggio. Vennero arruolati nei servizi segreti della CIA (USA), del KGB (Unione Sovietica) e di altri Paesi come spie “specializzate” da spendere nel nuovo conflitto mondiale: la Guerra fredda.

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Il fautore della soluzione finale (ossia lo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento) Adolf Eichmann, visse tranquillamente in Argentina fino al 1960, quando venne catturato da uomini del servizio segreto israeliano Mossad. Successivamente portato in Israele, non sfuggì alla condanna a morte per genocidio e crimini contro l’umanità. Al processo dichiarò di “aver solo eseguito gli ordini”, frase poi ripresa da molti suoi “fratelli”.

La giustizia fa il suo corso

Sebbene siano passati molti anni, la giustizia internazionale continua a dare la caccia ai criminali nazisti. Nonostante ciò, lo scorrere del tempo spesso deruba le vittime della giustizia ma l’allungamento dell’aspettativa di vita ha dato un più ampio margine di manovra per scovare i responsabili dell’Olocausto. Persone ormai molto anziane, novantenni ed in alcuni casi anche centenari. Reinhold Hanning, ex guardia del campo di concentramento di Auschwitz, è stata riconosciuta colpevole, nel giugno 2016, di aver collaborato allo sterminio di decine di migliaia di ebrei. Conseguentemente è stato condannato a cinque anni di carcere ma morì l’anno successivo. Il film “il contabile di Auschwitz” diretto da Matthew Shoychet, narra la vicenda di Oskar Gröning. Nel 2015 venne condannato a quattro anni di carcere, nonostante ciò, morì nel 2018.

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Hubert Zafke, lavorò come medico nel lager di Auschwitz. Il suo processo venne interrotto a causa della morte avvenuta nel 2018. Algimantas Mykolas Dallide, accusato di far parte della Saugumas, una sorta di Gestapo lituana, dopo essere fuggito negli Stati Uniti venne stanato negli anni ’90 ed espulso nel 2004. Un tribunale lituano l’ha condannato per i suoi crimini di guerra ma una successiva sentenza ha stabilito che le sue condizioni di salute non gli permettevano di scontare la pena. Morì nel 2015.

Chi non ha mai pagato

La lista dei più ricercati viene aggiornata di anno in anno perché qualcuno (pochi) viene scoperto e processato, ma molti nel frattempo muoiono senza essere mai finiti sul banco degli imputati. Josef Mengele, il sadico medico di Auschwitz, ne è l’esempio. Finì i suoi giorni in Sud America senza mai rendere conto delle atrocità compiute su donne e bambini. Rimase nascosto alcuni anni in Baviera, ottenendo poi documenti falsi a nome di “Helmut Gregor, nato nel comune di Termeno (Bolzano), di professione meccanico”, potendosi rifare una nuova vita oltre l’Atlantico. Mori d’infarto nel 1979, a 67 anni. Nel 1992 la salma fu riesumata e il suo DNA confrontato con quello del fratello: risultò una probabilità pari al 99,69% che Helmut Gregor fosse Josef Mengele.

Nel 2016, Hubert Zafke, medico delle SS nel campo di Auschwitz, doveva essere giudicato in Germania ma non aveva potuto presentarsi all’udienza. Il processo venne sospeso a causa della sua salute precaria. Morì nel 2018.

Algimantas Dailide, partecipò all’arresto di ebrei poi consegnati ai nazisti. Nonostante fosse stato espulso dagli Stati Uniti verso la Germania nel 2003, la giustizia della Lituania lo condannò a cinque anni di carcere mai scontati perché non rappresentava più una minaccia per la società. Morì nel 2015. Un altro criminale nazista, Jakob Palij, venne espulso dagli Usa. L’ex nazista non scontò mai nessuna pena e venne trasportato in ambulanza in una casa di cura per anziani vicino Dusseldorf. Morì nel 2019.

Helmut Oberlander, nato in Ucraina, è uno degli ultimi nazisti ancora a piede libero. È accusato di crimini commessi in Ucraina ma si è sempre difeso sostenendo di essere stato reclutato con la forza come traduttore dello squadrone della morte nazista. Nel 1954 è scappato in Canada dove, tacendo sulla sua vera identità, riuscì ad ottenere la cittadinanza. Il governo canadese ha revocato la cittadinanza all’uomo per tre volte a partire dal 1995 ma ogni volta la decisione è stata ribaltata in appello.

Negli ultimi giorni, il processo sarà ulteriormente rinviato dopo che i suoi avvocati hanno ottenuto un rinvio dell’udienza che doveva iniziare nei giorni precedenti. Gli avvocati dell’imputato hanno ottenuto dal tribunale federale l’ordine di sospendere il procedimento almeno fino al 19 marzo. Hanno detto che la pandemia COVID-19 e la cattiva salute dell’imputato hanno reso difficile preparare il caso con lui di persona.

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Johann Robert Riss è stato accusato di crimini commessi in Italia. Nel 2011, il tribunale militare di Roma lo ha condannato in contumacia all’ergastolo, chiedendo inoltre al governo tedesco un risarcimento per le vittime della strage. Risarcimento mai avvenuto in quanto la Germania ha rifiutato di pagare tale somma e ha rifiutato anche l’estradizione in Italia del soggetto. L’ex sergente nazista, seppur affetto da una forma di demenza senile, vive ancora nel suo Paese.

Bruno Dey, oggi di 94 anni, era diventato una guardia nel campo di concentramento di Stutthof, in Polonia, quando ne aveva soltanto 17. È stato condannato nel 2020 a due anni di carcere per l’omicidio di oltre 5mila prigionieri. La pena è stata sospesa a causa della sua età avanzata. Poichè Dey aveva meno di 18 anni all’epoca dei reati è stato processato dal tribunale per i minori. Poteva ricevere una condanna fino a 10 anni di carcere, ma vista l’età era stato considerato improbabile che potesse scontarla.

Il caso di Ivan il Terribile, il boia (forse) sopravvissuto di Treblinka

Seven Hills (Cleveland) era una normale e tranquilla città che venne totalmente travolta dal caos mediatico negli anni ‘70. Il motivo di tanta fama, fu la presenza all’interno della comunità di John Demjanjuk un (apparentemente?) normale cittadino migrato in America per iniziare una nuova vita. Padre e operaio presso l’industria Ford, venne accusato di essere “Ivan il terribile”, boia nazista del campo di sterminio di Treblinka (Polonia), dove morirono 850 mila ebrei.

28 è il numero di pagine che indicano tutti i crimini di guerra di cui l’uomo era accusato e processato quattro volte.

Come racconta il documentario “Il boia insospettabile” diretto da Daniel Sivan e Yossi Bloch, le indagini sul passato di Demjanjuk durante il periodo dell’Olocausto cominciano nel 1975. In seguito ai processi, l’uomo perse due volte la cittadinanza americana, subì una volta l’ordine di deportazione, venne poi estradato dagli Stati Uniti per ben due volte per poter essere processato, prima in Israele e poi in Germania.

Molti dei sopravvissuti ebrei identificarono Demjanjuk come “Ivan il Terribile” ma altrettanti sono i misteri. Secondo alcune testimonianze, poi smentite, Ivan era già morto in un’insurrezione dei prigionieri. Demjanjiuk naturalmente affermò sempre fermamente che si trattava di uno scambio d’identità. Una serie (quasi) infinita di svolte che si crearono in maniera perenne all’interno del processo, finché nel maggio del 2009, venne deportato dagli Stati Uniti in Germania, venendo poi trasferito nel carcere di Stadelheim a Monaco.

A metà marzo del 2011, il processo si è concluso ed il 12 maggio l’uomo è stato riconosciuto colpevole e condannato a cinque anni di prigione. In attesa del processo d’appello, Demjanjuk è stato liberato ed è poi morto in una clinica tedesca il 17 marzo 2012.

Il processo di John Demjanjuk ha attirato l’attenzione dei media internazionali per ben tre decenni. Queste lunghe battaglie legali hanno dimostrato come la possibilità di ottenere finalmente giustizia per le vittime dei crimini contro l’umanità sia estremamente legata alla possibilità di disporre della relativa documentazione storica.

Elevato il numero di criminali nazisti mai chiamati di fronte alla legge per malattie contratte con l’avanzare dell’età (demenza, Alzheimer ecc..) e moltissimi coloro che hanno ricevuto condanne minime. Vecchie e nuove vie di fuga. Giudici compassionevoli convinti dell’età avanzata degli imputati, cambi di nome, cittadinanza e residenza, corruzione e compassione a volontà.

Si pensa che siano “troppo anziani” per essere processati o condannati ma nessuno lo era per morire nei campi di sterminio.

Decine di migliaia di possibili colpevoli hanno trascorso gli ultimi anni della loro vita come persone rispettabili inserite nelle loro comunità, senza doversi mai coprire il viso in un’aula di tribunale o passare un solo giorno dietro le sbarre. 

Sofia Ciriaci

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