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La Deforestazione è ancora un punto cruciale nell’agenda politica mondiale

5 ' di lettura

Se 8.000 anni fa la metà della superficie era ricoperta da foreste, oggi, più del 30% di quest’area è ridotta. Negli ultimi anni sono andati perduti più di 43 milioni di ettari di foresta tropicale e sub-tropicale. Mentre l’altra metà ha subito delle trasformazioni, soprattutto in quei paesi che ospitano alcune delle comunità più vulnerabili. La causa principale che minaccia la terra amazzonica è la deforestazione.  Il WWF è la prima organizzazione che ha contribuito a svelare il problema, mettendo in primo piano gli equilibri del pianeta e la perdita di biodiversità ad essa collegata. Lo conferma il suo nuovo studio globale “Fronti di deforestazione: cause e risposte in un mondo che cambia”. 

Lo studio analizza 24 principali fronti in 29 paesi, tra Africa, Asia e America Latina. Per ognuno, il WWF ha stimato l’andamento delle cause che stanno alla base della cancellazione dell’ecosistema. Valutando le risposte da parte del governo e altri soggetti, infine evidenziando come l’influenza dei diversi fattori tenda a cambiare nel tempo. Variando da una regione all’altra, a seconda dei cambiamenti politici e climatici.

Che cosa ha provocato la deforestazione

La “deforestazione”, intesa come distruzione o riduzione dei boschi causata delle attività umane, è avvertita in tutto il pianeta. Avviene attraverso l’incendio delle foreste pluviali da parte di piccoli agricoltori. Lo scopo di prepararsi alla coltivazione, per poi rivendere i vari raccolti alle grandi multinazionali. Dal 2011, si possono contare quasi 865.000 ettari di foreste andate completamente distrutte gran parte concentrate al confine tra Brasile e Bolivia. La deforestazione amazzonica riguarda anche le aree legate allo sfruttamento minerario per l’estrazione di oro, diamanti e niobio (un metallo raro). 

In Brasile, i piccoli agricoltori sono stati responsabili di quasi il 14% della deforestazione totale in Amazzonia tra il 2004 e il 2011, con la loro quota di disboscamento in aumento durante questo periodo. Inoltre, nel Cerrado brasiliano, i terreni che ospitano ogni specie animale e vegetale sono stati deforestati per l’allevamento del bestiame e per la produzione di soia. Nell’Amazzonia peruviana, l’estrazione artigianale dell’oro ha portato a 100.000 ettari di deforestazione tra il 1984 e il 2017, insieme alla contaminazione da mercurio dei fiumi nelle aree disboscate. 

Un terzo della deforestazione dell’Amazzonia venezuelana, dal 2011 al 2015, si è verificata nell’arco minerario di Orinoco. Qui il governo ha istituito una zona economica speciale stimolando l’estrazione dell’oro con scarsa sorveglianza ambientale, con effetti devastanti sugli ecosistemi locali. In Ghana, l’estrazione illegale dell’oro è servita sia come motore economico, contribuendo ad aumentare il prodotto interno lordo del paese negli ultimi 30 anni, sia come motore dominante della perdita di foreste.

La prima grande causa della deforestazione riguarda proprio l’agricoltura che va a soddisfare la domanda di mercato, specialmente in Asia e America Latina. Mentre in Africa aumenta la pressione sui piccoli lavoratori, i quali rilevano od occupano terreni ricoperti da foresta appiccando incendi con lo scopo di coltivare terreni fertilizzati dalla cenere.

Un ulteriore motivo riguarda la costruzione di strade d’accesso, ferrovie e centrali energetiche, che permettono di collegare le zone di sfruttamento a quelle adibite all’esportazione e al rifornimento dei mercati interni. Le strade d’accesso hanno determinato il 12% della perdita dei paesaggi forestali intatti tra il 2000 e 2013. Quella più famosa è la “Nuova via della seta”, destinata a collegare l’Asia, l’Europa e l’Africa. Da sola, nei prossimi anni, metterà a rischio 4.138 specie di animali e 7,371 specie vegetali.

Richiesta di un’azione per ripristinare la foresta globale

Governi, aziende multinazionali, gruppi indigeni e ONG hanno aderito alla Dichiarazione di New York sulle foreste (NYDF), a partire dal 2014, con scopo principale di porre fine alla perdita delle foreste entro il 2030. Il NYDF è una dichiarazione internazionale volontaria e non vincolante volta a chiedere un’azione per proteggere e ripristinare le foreste globali.

Gli obiettivi principali della NYDF sono di accelerare l’eliminazione della deforestazione dalle catene di approvvigionamento dei principali prodotti agricoli e fornire un sostegno finanziario per ridurre le emissioni legate alla deforestazione e al degrado forestale. Partendo da un’esigenza base come l’agricoltura e la raccolta di combustibili legnosi e richiedendo il ripristino di 350 milioni di ettari di terre degradate e disboscate entro il 2030 e una superficie maggiore della dimensione dell’India. Ciò porterebbe notevoli benefici climatici e sposterebbe la pressione fuori dalle foreste primarie.

La deforestazione e la degradazione delle foreste figurano pertanto tra le maggiori cause di perdita di biodiversità e di incremento delle emissioni di CO2. Questo ha scaturito la nascita del progetto REDD+, Riduzione delle Emissioni da Deforestazione e Degrado forestale, messo in piedi grazie a una collaborazione tra ONU e FAO. Lo scopo è di ridurre la deforestazione nei paesi in via di sviluppo e contrastare così il cambiamento climatico. Uno degli strumenti principali è quello di creare i mercati delle quote di emissioni di gas serra. Infatti, circa l’11% delle emissioni di gas serra determinate da attività umane sono causate dalla distruzione di foreste tropicali. 

Alla base del progetto vi è un sistema di incentivi utili a mantenere le foreste intatte piuttosto che ad abbatterle. Il programma si basa su Pagamenti per servizi ecosistemici (PES), un nuovo modo di finanziare le gestioni delle risorse naturali e la conservazione da parte delle comunità locali. Sono molti i governi che stanno istituendo questo programma per accedere ai pagamenti per le emissioni forestali. Dei 18 governi, solo nove hanno adottato queste politiche. Esse comprendono la pianificazione e la gestione integrata del territorio, l’adozione di strategie di imboschimento e l’applicazione delle foreste.

Il governo brasiliano per raccogliere tutti gli investimenti non rimborsabili con scopo di prevenire, monitorare e combattere la deforestazione ha dato al via al “Fondo Amazzonia”. Il fondo è stato creato nel 2008 e ha come principale finanziatore il governo norvegese. Infatti, il Brasile aveva fatto un accordo con la Norvegia, secondo il quale quest’ultima avrebbe donato un’ingente somma di denaro al Brasile, solo se quest’ultimo avesse diminuito la deforestazione in Amazzonia. Il Brasile ha mantenuto il patto introducendo norme ambientali più rigide. Infatti dal 2008 fino al 2015 la deforestazione è diminuita del 75%. Le donazioni norvegesi erano senza ritorno, ma solo a scopo pubblicitario per il governo e il paese norvegese.

Negli ultimi dodici mesi, nonostante la pandemia, la deforestazione è aumentata del 64%. Il governo norvegese ha deciso di bloccare questi finanziamenti dopo che il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha trattenuto parte dei fondi destinati all’ONG. Il vicepresidente brasiliano Hamilton Mourao ha promesso un impegno serio, annunciando una sospensiva degli incendi attraverso l’esercito per preservare l’Amazzonia. Questa operazione militare comprende l’invio di 3.600 tra soldati e agenti di polizia ambientale al fine di evitare la crescita degli incendi. 

Come ha dichiarato la rivista “Science”, il 22% di carne brasiliana proviene da foreste disboscate. L’Italia è il primo importatore europeo di carni, mentre l’Olanda della soia. Questa provenienza dei prodotti brasiliani potrebbe far saltare l’accordo UE-Mercosur. Si tratta di un patto commerciale di libero scambio che coinvolge l’Europa e i paesi del Mercosur, quali Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile, stipulato nel luglio 2019. L’accordo però rischia di aumentare ancora di più la distruzione dell’Amazzonia e la violazione dei diritti umani. Così, è stata richiesta la sospensione del patto almeno finche le foreste non saranno protette.

La deforestazione è tra i motivi del cambiamento climatico globale

Ogni qual volta che una foresta viene bruciata, questa cattura un terzo dell’anidride carbonica rilasciata ogni anno a causa della combustione di gas, petrolio e carbonio e causa alterazioni nel clima globale. Quindi senza anidride carbonica si rischia di perdere quasi tra il 17% e 20% di acqua per il Pianeta.

Nell’ultimo periodo il WWF ha richiesto il blocco della deforestazione come unica strategia per fermare il cambiamento climatico. Ha anche richiesto una serie di azioni urgenti da parte dei governi e autorità. Tra queste azioni, la principale è quella rivolta ai governi, i quali dovranno creare leggi o pratiche per garantire che tutti i prodotti importati siano liberi dalla forestazione e dalla conversione dell’ecosistema nel rispetto dei diritti umani. Ma i governi dovranno anche introdurre delle leggi che vietino l’importazione delle materie prime e di prodotti legati alla deforestazione. 

Il nuovo studio si rivolge anche ai cittadini, i quali devono tenere in considerazione che il loro comportamento influenza molto la deforestazione. Per questo il WWF ha richiesto loro di ridurre la carne e tutti quei prodotti che contengono materie prime contaminate. Tra queste la soia o olio di palma, e preferire quei prodotti che hanno una provenienza estranea alla forestazione.

La campagna “#Together4Forests”, ha già tentato una richiesta di legge all’UE affinché questi prodotti legati alla deforestazione siano fuori dal mercato europeo, e così che non causino violazione ai diritti umani.

Giulia Mastrocicco

One Comment

  1. Debora Debora 20 Febbraio, 2021

    Bellissimo Articolo , complimenti

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