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Crisi di governo, finiamola di dire che non era il momento

3 ' di lettura

Ingenua retorica quella che incrimina Matteo Renzi come irresponsabile. Il Governo cadrà – è vero – e la sedia dietro le gambe l’ha tolta proprio lui, l’irriducibile leader di Italia Viva (alle ultime elezioni votato dal 4% della popolazione). Ma certo, l’ex premier non è uscito vincitore dopo la mossa sferrata a Conte.

C’era da aspettarselo

Martedì sera in conferenza stampa Matteo Renzi ha annunciato le dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetti di Italia Viva, rispettivamente Agricoltura e Pari Opportunità, dopo che, già lunedì si erano astenute sul voto per il Recovery Fund. Per chi si fosse connesso solo adesso, trattasi del pacchetto di soldi europei che verrà utilizzato per risollevare il Paese dalla crisi economica inasprita dall’emergenza sanitaria. Il mancato voto si è concretizzato nell’apertura della crisi dopo una estenuante giornata di Tweet. Vengono così a mancare i numeri in Parlamento per una maggioranza, rendendo impossibile governare. Il piano, che per qualche ragione è stato chiamato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, stanzierà fondi per un totale di 210 miliardi di euro, di cui circa 82 a fondo perduto e tra cui 65,7 destinati a progetti già esistenti e i restanti 144, 2 a nuovi progetti ancora da attuare.

Ufficialmente, la gestione di queste risorse sarebbe la ragione che ha scatenato la crisi. Lo stesso Renzi ne aveva parlato in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio lo scorso 17 dicembre, in cui si diceva preoccupato su chi avrebbe dovuto materialmente gestire il denaro. Nella prima bozza del Piano, Conte aveva proposto la costituzione di una sorta di cabina di regia composta dal Premier, Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia in quota PD e Stefano Colombo, espressione del M5s. Sarebbero stati affiancati da manager che avrebbero dovuto sovrintendere il lavoro dei tecnici. E Italia Viva? Decisamente esclusa. Renzi sostiene che questa formula – parallela ai ministeri che normalmente gestiscono i fondi – avrebbe ostacolato il processo decisionale. Secondariamente, ha fatto emergere nel tempo un’altra serie di problemi (per lo meno dal suo punto di vista): ha criticato il fatto che Domenico Arcuri – commissario all’emergenza COVID – abbia troppi poteri decisionali; ha denunciato una mancanza di visione progettuale del Governo; ha espresso il suo dissenso sulla quantità di risorse destinate alla Sanità (9 miliardi nella prima bozza, 12 nella versione definitiva del piano). Infine, ha fatto presente la sua preferenza circa l’utilizzo della linea di credito del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).

Metodo Renzi

Nessun fulmine a ciel sereno dunque. Renzi subiva da tempo tutte le sofferenze del Governo, mentre Conte i meriti. Tanti lo hanno etichettato come irresponsabile per aver scatenato una crisi di Governo in un momento delicato come questo, inquadrando i fatti più come una questione personale del leader di Italia Viva. Sicuramente, per un personaggio come Renzi, prima donna quale è, era una situazione insopportabile. Durante la conferenza di martedì in effetti, ha mostrato una certa ambiguità. Ha inizialmente descritto i suoi attriti con il Governo in tre punti, parlando di problemi di metodo (lo stile da performer di Conte), merito (gestione fallimentare dell’epidemia) e problemi legati al MES. Nella stessa conferenza esprime da un lato durezza ritirando le ministre, per poi cambiare atteggiamento e la sua stessa posizione, aprendo alla possibilità di uscire comunque dal Governo, ma garantendo un supporto esterno. Italia Viva continuerebbe comunque a votare per esempio alcune leggi sullo scostamento di Bilancio e i vari ristori. Dichiarando infine: «Tocca al presidente del Consiglio, noi siamo pronti a discutere di tutto. Non abbiamo nessuna pregiudiziale né su formule né su nomi» ha dato l’impressione di voler strappare ma non troppo, come se la trattativa non fosse chiusa.

da sx l’ex ministra Bonetti, Matteo Renzi, l’ex ministra Bellanova

Possibili scenari

Ora a Conte servono un Governo e una maggioranza che lo approvi: cercherà un rimpiazzo o proverà a far pace con Renzi? Cadrà forse la sua testa in favore di un nuovo nome? Andremo al voto? No, questo non lo vuole nessuno, neanche la maggioranza. È entrato in vigore il referendum che dimezza i parlamentari, e siamo abbastanza certi che nessuno in Parlamento voglia ritrovarsi fuori dalla porta. Più probabilmente, come non dovrebbe stupire in politica, ognuno guarderà ai propri interessi, optando per ciò che fa bene al proprio partito. Del resto, il Governo di oggi è il frutto delle elezioni del 2018 che non ebbero né vincitori né vinti; sono stati i cittadini, in altre parole, a decretare gli incredibili scenari del Conte uno, sposalizio con le destre e del Conte bis, sposalizio con la sinistra. Allora, vale la pena concedere il beneficio del dubbio, del resto, ogni strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Occhio a distinguere i fatti dalla propaganda: sarà un circo.

Sofia D’Arrigo

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