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Stupro e matrimonio. La storia di Franca Viola che a 17 anni si è opposta al matrimonio riparatore

2 ' di lettura

Rapita, maltrattata, violentata e lasciata a digiuno per otto giorni. Franca Viola è colei che nella Sicilia degli anni ’60 disse no alla cosiddetta “paciata”, un accordo tra famiglie volto a rimediare allo stupro subito dalla donna tramite le nozze con il suo carnefice.

Il rapimento di Franca

Figlia di contadini, viveva con la sua famiglia ad Alcamo, nel trapanese. A 15 anni si fidanzò con il consenso dei genitori con Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rimi. Quando però il giovane fu arrestato per furto e il suo nome venne accostato all’organizzazione criminale di Cosa Nostra, il padre di lei – Bernardo Viola – la convinse a rompere il fidanzamento. Le minacce da parte di Filippo nei confronti della famiglia di Franca servirono a poco a far cambiare loro idea, motivo per cui il 26 dicembre 1965 si presentò in casa della ragazza con altri dodici uomini armati e dopo aver arrecato danni all’abitazione e aver picchiato la madre, la rapì insieme al fratello minore.

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Quest’ultimo venne rilasciato dopo poco tempo mentre la ragazza rimase per giorni segregata in un casolare, dove l’uomo abusò di lei in tutti i modi, dalla sfera sessuale a quella psichica. Nel giorno di Capodanno fu poi trasferita a casa della sorella di Filippo.

Il padre del ragazzo si mise in contatto con il padre di Franca e propose il matrimonio “riparatore” tra i due giovani per risolvere la questione e rimediare al disonore della figlia. Bernardo finse di accettare ma in realtà denunciò l’accaduto alla polizia, la quale irruppe in casa Melodia il 2 gennaio 1966, liberò la ragazza e mise agli arresti il rapinatore e i suoi complici.

L’aspetto più agghiacciante di tutta la vicenda, tuttavia, rimane il fatto che le persone del posto sapevano. Sapevano degli abusi, sapevano dove si trovava la ragazza quando venne rapita. Eppure, l’omertà regnava sovrana poiché la correlazione tra stupro e matrimonio riparatore era una consuetudine e non destava scalpore nella comunità.

Il processo

Una foto scattata durante il processo ritrae Filippo dietro le sbarre, troppo sorridente data la sua condizione. È il sorriso di chi è sicuro di riuscire a cavarsela, poiché una ragazza violentata era – per la mentalità del tempo – una ragazza svergognata.

Per salvare sé stessa e la sua famiglia dal disonore, Franca aveva come unica opportunità quella di sposarlo e lui sarebbe stato nuovamente libero. Grazie all’art. 544 del Codice penale, la legislazione italiana consentiva di estinguere il reato di stupro in caso di matrimonio tra la vittima e l’autore dell’abuso. Legge e giudizio sociale potevano essere raggirate solo in questo modo e – cosa non meno importante – lui avrebbe avuto Franca per sé.
Ma evidentemente Filippo conosceva poco la sua ex ragazza dato che né lei né la sua famiglia si lasciarono intimidire dai pregiudizi esterni e, anzi, si opposero alla paciata. L’uomo venne così condannato a 11 anni di carcere e i suoi complici a 5 anni ciascuno.

stupro
La regina senza re

Al contrario, Franca Viola divenne per le generazioni future un esempio emblematico di emancipazione femminile. È a lei che Otello Profazio dedicò nel 1970 la canzone La regina senza re, facendo riferimento al fatto che il suo coraggioso atto avrebbe portato a importanti cambiamenti sociali: le donne si sarebbero sentite libere di scegliere chi amare a chi dare il proprio corpo, il loro destino non sarebbe dipeso dal volere altrui, il ricatto non avrebbe avuto potere su di loro.

Così fu e il cambiamento avvenne anche dal punto di vista penale, seppur a distanza di anni. La determinazione di Franca, infatti, fu un passo cruciale verso l’abrogazione dell’art. 544 cpp, avvenuta nel 1981. Quindici anni dopo, vi fu una nuova “vittoria”: la violenza sessuale venne considerata reato contro la persona e non contro la morale.

Franca Viola oggi

Oggi Franca ha 72 anni, ha un “re” – Giuseppe Ruisi – e due figli. Nel 2014 ricevette al Quirinale il titolo di Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. In quell’occasione ringraziò gli uomini più importanti della sua vita: il marito, che l’ha sposata pur sapendo di essere in pericolo di vita, e il padre, che ha combattuto con lei per i suoi diritti.

Elda Napoli

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