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Martedì di profilo: Giuseppe Novello e la parodia sociale

3 ' di lettura

«Addio, memoria addio/ che l’armata se ne va/

E se non svampissi anch’io/ sarebbe una viltà».

Così si presentava Giuseppe Novello, pittore e illustratore del 900. Pioniere della parodia sociale e profondo conoscitore della debolezza umana: perno discusso delle sue tavole, definite più volte profetiche per l’ acume e la sagace visione del mondo che lo hanno contraddistinto. Non è dunque un ossimoro definirlo un autore raffinatamente irriverente.

Oltre alla feroce ironia ben indirizzata, Novello non peccava di autoironia: «Sono nato il sette del sette del novantasette. Sono il primo a meravigliarmi di essere ancora vivo», disse in un’intervista a Marco Sorteni, «Faccio le mostre così la gente dice: “Ma come, è ancora vivo?” Le mostre, del resto, sono un poco come i funerali, tutti quelli che ci vanno si sentono in obbligo di parlare bene del protagonista».

Giuseppe Novello nasce a Codogno il 7 luglio 1897 da una famiglia benestante di provincia. Il padre, veneto, era direttore della locale Banca popolare. La madre proveniva invece da una famiglia di pittori lombardi. Appassionato di opera e loggionista alla Scala, capitano del 5º Reggimento alpini, pittore di ritratti e paesaggi, esposto alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma.

Le guerre da alpino

Nel 1917 viene chiamato alle armi nel battaglione alpini a Tirano, poi coinvolto nella disfatta di Caporetto. Dal 1925 Novello collabora con ‘L’ Alpino’, il quindicinale dell’Associazione Nazionale Alpini. Nella redazione incontra Paolo Monelli, che gli propone di pubblicare un volume di vignette e racconti canzonatori per l’editore Treves. Così nasce “La guerra è bella ma scomoda“, 1929, in cui narra i tragici accadimenti in linea in contrapposizione alle interpretazione di questi nella vita in paese. In questo libro ci si scontra con la questione del racconto di guerra: siamo di fronte a un approccio alternativo, ne risulta un testo dal tratto dolceamaro.

illustrazione Novello

«Ed è lì la magia, intatta a distanza di tanto tempo, de “La guerra è bella ma è scomoda”. Nel sottile, malinconico, miracoloso equilibrio che lo scrittore e il disegnatore riuscirono a trovare nel descrivere con affettuosa ironia gli eroismi e le debolezze di uomini buttati dentro una cosa spropositatamente più grande di loro».


Gian Antonio Stella

Durante la seconda guerra mondiale Novello è richiamato alle armi e prende parte alla spedizione italiana in Unione Sovietica, combattendo nella battaglia di Nikolajewka. Dopo la ritirata, nel gennaio 1943, torna in Italia, ma fu fatto prigioniero a Fortezza e trasferito nel campo d’internamento per ufficiali italiani a Częstochowa, in Polonia. Da qui è condotto a Benjaminovo e quindi nei lager tedeschi di Sandbostel e Wietzendorf. Potrebbe rientrare in Italia aderendo al partito fascista, grazie all’interessamento di don Gnocchi e del duca Marcello Visconti di Modrone, presidente della Croce Rossa. Novello rifiuta e condivide la prigionia con Giovannino Guareschi, Roberto Rebora, Giuseppe Lazzati e il filosofo Enzo Paci.

Ironicamente Novelliano

Paradossalmente, proprio la sua nascita in un ambiente dal sapore borghese alimentò la sua vocazione nel deridere le vanità della provincia, la devozione all’apparenza, la precarietà dei valori borghesi. Il dubbio comunque rimane: si stava scagliando contro la sua classe sociale o si limitava a illustrarla con ironica creanza?

Novello è considerato il pioniere della satira di costume in Italia. Nell’ambito della parodia sociale è il primo a spostare l’attenzione sugli aspetti più profondi e censurabili dal punto di vista morale dell’essere sociale borghese.

Giuseppe Novello

Le due vite di Novello

Dato per morto, rientra in Italia nell’autunno del 1945. Ha con sé una serie di disegni che pubblicherà in “Steppa e gabbia”, 1957.  La prima volta dunque, Giuseppe Novello morì nel 1945 nel campo di concentramento di Wietzendorf, in Bassa Sassonia. Era stato arrestato dai tedeschi due anni prima, appena dopo l’armistizio, il 9 settembre 1943. Novello, aveva rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò, consegnandosi ai lavori forzati dei lager nazisti in Polonia e in Germania. La notizia della morte di Novello venne diffusa dai giornali svizzeri. Arrivò in Italia nel passaparola di amici, intellettuali e giornalisti. A fine agosto arrivò la smentita. Novello era vivo. Stava attraversando il nord Italia per tornare a casa. Buzzati, sul Corriere lombardo, ne diede notizia per primo: “Del resto il redivivo che si gode i propri elogi funebri è abbastanza novelliano, ci sembra”. La retorica, il galateo, i riti di consolazione, la recita funebre senza il morto, “non si convengono forse alla tua fantasia irriverente e amara?”.

Giuseppe Novello

L’artista si spegne, per la seconda e ultima volta, a Codogno, sua città natale, il 2 febbraio 1988. La città vuole ricordarlo dedicandogli una sala del locale museo della Fondazione Lamberti e intitolando a suo nome il liceo locale.

Greta Contardi

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