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A Natale togli un posto a tavola

3 ' di lettura

Più larghi e più liberi?

“A Natale puoi fare quello che non puoi fare mai”, cantava così un’esile voce in un noto spot pubblicitario. A sentirla intonare oggi apparirebbe fuori contesto, Conte sente già accapponare la pelle. Le settimane prima della fine dell’anno stavolta sono diverse. Si scelga poi, se in senso positivo o negativo. Saranno feste intime e silenziose, c’è chi non ha scelto neppure di addobbare con un abete di Natale, i troppi lutti hanno spento quell’aria di serenità data dall’intermittenza delle lucine; fastidiose mentre è accesa la tv.

Nessun grande ricongiungimento familiare attorno a una tavola, e va da sé, molto meno cibo preparato. Tavolate rosse nettamente dimezzate, con la concessione di due ospiti in casa oltre ai conviventi. La grande confusione delle norme descritte nell’ultimo DPCM, lasciano più dubbi che risposte. Insomma, c’è chi continua a chiedersi: “Ma quindi che si può fare?”. Il cuoco o la cuoca della giornata dovrà rivedere la lista della spesa, un po’ perché l’emergenza sanitaria ha segnato una forte crisi nei conti bancari e un po’ perché: “Siamo pochi, che cuciniamo a fare come l’anno scorso?

A Natale più poveri ma più sostenibili

Il budget di Natale, come registra Confoesercenti, è calato.

Quest’anno il 64% degli italiani – quasi due su tre- progetta di spendere meno dello scorso anno per i regali e gli altri acquisti di Natale, dalla tavola alla casa solo il 3% prevede di aumentare il budget”

Confoesercenti

Dal 70 % al 40% la percentuale degli italiani che comprerà per sé, la propria famiglia o per prodotti enogastronomici. Continuano i dati: “La flessione generale segnalata induce a stimare una contrazione complessiva della spesa per il Natale in -4,7 miliardi di euro (-20,6% sullo scorso anno), di cui -1,3 miliardi per i regali (-17,9%) e -3,4 miliardi (-21,8%) per le altre spese”

“Per il 41% l’emergenza pandemica e le conseguenti restrizioni cancellano del tutto o parzialmente la festa, mentre solo il 29% ritiene che il Natale resti parzialmente o del tutto intatto. Anche le decorazioni sono più modeste: le famiglie che faranno l’Albero passano dal 73 al 67%; il Presepe dal 49 al 40%. A sostituirli, villaggi di Natale (scelti dal 3%, contro il 2% dello scorso anno) e le piccole decorazioni domestiche (23%), mentre il 16% – era il 14% lo scorso anno – non metterà nulla”.

Dati che si mescolano alle grandi folle sguinzagliate nelle principali vie dello shopping, forse il negozio è il nuovo museo? Per la legge: Guardare ma non toccare o meglio non comprare.

Per quanto riguarda l’alimentazione, meno cibo non sarà poi tanto una tragedia. Andrea Segè, fondatore di Spreco Zero – l’unica campagna di sensibilizzazione, in Italia, sul tema dello spreco alimentare nata nel 2010 – ha raccontato a Domani, all’ambientalista Fabio Conte, i dati. E’ stato selezionato un campione di 400 famiglie a cui è stato chiesto di compilare un diario dello spreco; i ricercatori sono poi andati nelle case per controllare. “Rispetto al mezzo chilo di spreco pro capite dichiarato a settimana, si arrivava a 700 grammi”. “Secondo una ricerca all’Università di Bologna le famiglie sottostimano di quasi un terzo la quantità di cibo che non consumano”, spiega Domani.

Non sono solo i grammi nella pattumiera ad essere registrati ma una più ampia visione, nella nostra tremenda società dei consumi, “Lo spreco assume una funzione sociale superiore, è la rappresentazione dell’abbondanza e il cibo ha perso valore”.

Solo in Europa buttiamo nell’immondizia 88 milioni di tonnellate di cibo, numeri che, Secondo il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, contribuiscono per l’8% delle emissioni totali di gas terra

Domani

I dati non sembrano poi così male. L’Osservatorio Waste Watcher registra “una notizia storica per le rilevazioni dell’ultimo decennio sullo spreco alimentare, è in deciso calo quello nelle nostre case, la vera voragine degli sprechi”.

Stima uno spreco settimanale medio di 4,90 euro per un totale di circa 6,5 miliardi di euro. Il nuovo dato, sommato allo spreco di filiera produzione/distribuzione 2020 – oltre 3 miliardi 293 milioni di euro- porta ad un costo complessivo di poco meno di 10 miliardi di euro per lo spreco annuale in Italia. L’ultimo rapporto Waste Watcher, diffuso nel corso del 2019, si era attestato su un valore medio di 6,6 euro settimanali per nucleo famigliare, per un totale di circa 8,4 miliardi di euro. La tendenza 2020 di circa il 25 % in meno in termini di spreco alimentare nelle case degli italiani.

Waste Watcher

Il 5 Febbraio si celebrerà la settima Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare. Questo magro Natale porterà verso un mondo più sostenibile?

Giorgia Persico

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