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Venticinque sotto un tetto

2 ' di lettura

In un momento storico in cui l’Ungheria del primo ministro Viktor Òrban – distintosi negli ultimi mesi per ulteriori e numerose ostruzioni ai danni della comunità LGBTQI+ – limita le libertà dei suoi cittadini, un raccapricciante quanto esilarante avvenimento scuote, e a tratti ridicolizza, Fidesz, il partito conservatore, populista e democristiano a capo del governo.

Il sex-gate che ha sconvolto Bruxelles

È la notte tra il 27 e il 28 novembre scorso. La polizia, allertata da alcune segnalazioni da parte dei vicini disturbati dagli schiamazzi e allarmati da un’ipotetica violazione del lockdown belga, irrompono in un appartamento al centro della capitale europea. Pongono fine ad orgia omosessuale in cui, oltre alle 25 persone identificate, due di queste con passaporto diplomatico, ne viene bloccata una ventiseiesima.

Intento nel goffo tentativo di fuggire dalla grondaia dell’abitazione, József Szájer, eurodeputato ungherese, dopo un vano tentativo di appellarsi all’immunità parlamentare, viene identificato. Viene, inoltre trovato, con una mano sanguinante a causa della fuga fallita e uno zaino pieno di ecstasy. Le pillole, da quanto poi dichiarato, non erano ovviamente sue.

Neppure ventiquattrore dopo arrivano immediate e prevedibili le dimissioni dall’Europarlamento.

Di seguito, sono giunte dichiarazioni di rammarico accompagnate da scuse per la famiglia e per il partito.

Il perché delle azioni di József Szájer

József Szájer
József Szájer

Il braccio destro di Òrban, che lo definisce “indifendibile”, era già conosciuto dall’opinione pubblica per il suo impegno nella difesa del matrimonio tradizionale.

Nel 2011, era stato uno dei principali autori della nuova Costituzione ungherese dove, con sentimento e, all’epoca, profonda convinzione, aveva introdotto il divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso. Tale interdizione, presente nel comma 1 della lettera L della Costituzione, ha attirato nei confronti dell’eurodeputato l’ira della comunità LGBTQI+. Insomma, un cavaliere che si batte in nome dei principi  e valori cristiani di giorno e un curioso festaiolo di notte. Lungi dall’essere una condanna per il suo orientamento sessuale, quanto più una divertente osservazione su uno dei comportamenti più ipocriti degli ultimi decenni.

La sua caduta di stile non solo ha danneggiato la sua figura di politico, ormai decaduto, ma ha anche macchiato indelebilmente l’immagine dell’innegabilmente altrettanto ipocrita governo ungherese. L’amministrazione generale ha limitato sensibilmente la libertà di stampa sul caso, impedendo così, ai cittadini, di sapere tutti i dettagli della vicenda. Risulta chiaro, alla luce dei fatti espletati e delle azioni compiute dal finto conservatore più famoso d’Europa, come il suo disprezzo, la discriminazione e le leggi denigratorie si applicassero solo alle persone LGBTQI+.

Per sé aveva, sicuramente, predisposto un modus operandi decisamente diverso.

Alla luce di ciò, è lecito interrogarsi e chiedersi se si trattasse di omofobia interiorizzata. Infatti, se pur involontario, quello di József Szájer è stato un modo per togliersi una maschera e smettere di vestire i panni di un sovranista e omofobo censore. Ad ogni modo, volontario o meno, quanto appreso ha sicuramente cambiato gli equilibri in Europa, se non altro sotto questo punto di vista.

Se avessimo saputo che sarebbero bastati venticinque uomini nudi avremmo sicuramente provveduto subito.

Cristina Conversano

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