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Terramarina, dove la vita canta

1 ' di lettura

Non sono solo consolazioni sulla carta: nel momento in cui la vita ci è limitata e rubata dal virus, proprio i libri ci consentono ancora di viaggiare con la mente e col cuore. Grande gioia è trovare pagine che sappiano confortarci o addirittura farci sorridere anche in questi giorni bui.  E anche questa volta, gioia grandissima è trovare tutto questo, e di più, nelle pagine scritte da una amica senza che l’amicizia faccia velo ai giudizi.

Tea Ranno, con il suo Terramarina, ha del resto scalato anche le classifiche nazionali ed ha avuto spazio e belle parole sui principali quotidiani e sui loro inserti letterari, oltre che sulle tv nazionali. La sua crescita costante è quindi già talmente e autorevolmente certificata che davvero ci si può concedere di parlarne nella più assoluta trasparenza. Che è poi caratteristica fondamentale della persona e della scrittrice, perché quella maggior risonanza mediatica non ha minimamente intaccato l’animo quasi fanciullesco che in Tea colpisce dal primo incontro. Anzi, semmai è proprio da qui che sembrano nascere le storie e le pagine, che poi si compongono con una musicalità e facilità di parola che rende Tea Ranno una autrice davvero particolare nel panorama attuale.

Così non stupisce che sia romanzo ma anche fiaba, questo Terramarina che riparte dalla bella Amurusanza con cui la Ranno ci aveva lasciati e fin dall’avvio ci porta in una vigilia di Natale destinata a lasciare traccia straordinaria nel borgo siciliano affacciato sul mare che già avevamo imparato a conoscere nel libro precedente. C’è una straordinaria delicatezza nella trama, che viaggia in sintonia con la danza delle parole: danza che sicuramente sarà frutto di paziente lavoro di cesellatura, ma che sembra sgorgare dalle penne e dai quaderni di Tea, prima di farsi parola da pc, con una invidiabile e godibilissima naturalezza alla quale la sicilianità non fa certo barriera: anzi, ci sentiamo anche noi tutti abitanti di quel borgo di mare…

Ed è questa delicata danza di parole che, prima ancora che si dipani la trama con i suoi slanci e le sue meschinità, avvolge il lettore come una soffice e tenera nevicata. Anche se quella notte di Natale si tingerà presto di gelo e di angoscia, per una storia prima misteriosa, poi solidale, poi triste e disperata, e poi… Poi lo leggerete sul libro, anche se si può già dire che la favola Terramarina ci spiega il valore della solidarietà e del sapersi unire. In giorni come questi, una delle più belle lezioni che possa dare un libro.

Gabriele Balestrazzi

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