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Chi ha paura delle streghe?

2 ' di lettura

La leggenda delle streghe di Benevento

Il sabato, al chiaro di luna, danzano, ai piedi dell’albero di noce le cui radici profonde mai gelano. Sui monti di Benevento, tra i due fiumi del panorama campano, si narra la leggenda delle streghe più pericolose d’Europa, solite riunirsi proprio in questo luogo sacro e magico per praticare rituali pagani di adorazione a Satana.

“‘nguento ‘nguento, mànname a lu nocio ‘e Beneviente, sott’a ll’acqua e sotto ô viento, sotto â ogne maletiempo”. 

Donna di cattiva condotta e reputazione, fattucchiera, incantatrice…strega. La paura degli stolti venne usata per uccidere delle povere sciagurate la cui unica colpa è stata la conoscenza e l’intelligenza.

Tra il 1400 e il 1600 circa 15.000 donne vennero condannate a morte, tutte levatrici,  erboriste, indovine, le donne che sfuggivano ai dogmi imposti dalla chiesa, ribelli nei confronti dei mariti e desiderose di sapere. La caccia alle streghe è stata una caccia alla donne, una repressione basata su assunti di tipo biologico. La giustificazione di tale persecuzione? Debolezza, fragilità e propensione al peccato. Per secoli l’esecuzione delle streghe è stata premiata con la santificazione di alcuni elementi appartenenti alla chiesa, con il benestare dei concittadini delle vittime, convinti di aver contribuito ad estirpare il maligno. Ancora oggi tristi episodi, come quello di Don Andrea Leonesi di Macerata, ci ricordano che la caccia alle donne non è finita, sebbene in seguito si sia pentito delle sue affermazioni.

La leggenda della streghe di Benevento ha ispirato anche diverse opere tra cui il film horror “Janara” di Roberto Bontà Polito che fu presentato al Social World Film Festival di Vico Equense e vinse il premio come miglior lungometraggio della selezione Focus. Un tentativo per avvicinare il pubblico meridionale al cinema socialmente impegnato. 

L’origine della leggenda

fonte: passaggilenti

I Longobardi governarono in alcune zone della Campania a partire dal VI secolo dopo Cristo e, nonostante la popolazione si convertì al Cristianesimo, continuò a praticare riti pagani.

San Bernardino di Siena nel XV secolo è stato uno dei primi ad accanirsi sulle donne. Le riteneva streghe e, durante i suoi sermoni, denunciava i loro riti; rapivano bambini e il loro sangue era acqua con cui lavarsi. Durante le varie sessioni di tortura Matteuccia da Todi fece più volte il nome di Benevento.  La donna era molto famosa principalmente per la sua conoscenza botanica con la quale aiutava anche chi voleva interrompere, in segreto, gravidanze scomode.

Venne bruciata sul rogo nel 1428 dopo aver confessato di aver volato, nei pressi del famoso noce di Benevento, trasformata in gatta. Nel 1456 Benevento è nuovamente al centro di processo per stregoneria; vengono citati i rituali, i sabba e il noce che sembra essere la parte più importante del racconto. Secondo la leggenda, l’albero seppur sradicato, continuò a crescere in modo inspiegabile. La misoginia e la paura dell’ignoto spinsero sempre più spesso alle accuse di stregoneria e si consolidò lo stereotipo della donna strega, malvagia e rapitrice di bambini. 

La Janara di Benevento, il cui nome ha origine da Diana (dea del culto pagano), ha come punto debole i capelli, se strattonati la costringono alla fuga. Secondo la leggenda, è solita intrufolarsi nelle stalle di notte e fare le treccine alle criniere dei cavalli per poi cavalcarli tutta la notte fino a morire. Per evitare ciò, ancora oggi, gli abitanti di Benevento posizionano dei sacchi di sale davanti alle porte delle stalle. 

Volano come sussurri nella notte, le streghe tra noi.

Giulia Cerami

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