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L’Irpinia 40 anni dopo il terremoto

1 ' di lettura

Il 23 novembre 1980,  una scossa di terremoto di magnitudo 6.9 rase al suolo i territori dell’intera Irpinia. Sono bastati 90 secondi per fare di tutto, cenere. Erano le 19.34, di un autunno inoltrato, troppo buio per riuscire a comprendere la gravità del danno. L’entità del caso si mescolò alla complessità dei luoghi. I soccorsi tardarono ad arrivare,  ed il troppo tempo trascorso tra il rumore del boato e l’arrivo dei soccorsi fece sì che ad essere recuperati furono più i corpi senza vita che i superstiti.  Quasi tremila i morti tra Campania, Puglia e Basilicata, 679 Comuni colpiti, 360 mila edifici distrutti o inagibili, ottomila i feriti, 280 mila gli sfollati.

L’uomo da vittima a carnefice

Il sisma dell’ Irpinia fu all’ora un caso mediatico di portata internazionale. La tragedia smosse l’indignazione del popolo italiano  e dello stesso presidente della Repubblica Sandro Pertini, che condannò pubblicamente il ritardo e le inadempienze dei soccorsi.  Cosa rimane oggi di quella tremenda pagina di storia che mescolò insieme fatalità ed evitabilità?

L’elevata sismicità di alcuni territori della penisola non è una novità. Ma la storia sismica dell’Italia non ha imparato nel tempo a responsabilizzarsi e a responsabilizzare. Lo testimonia l’ ancora elevato numero di morti in terremoti più recenti.  Alcuni edifici fatiscenti e la poca considerazione per la  realizzazione di un progetto edilizio antisismico generalizzato, trasformano una calamità naturale in una calamità “umana”. I fondi spesi per la ricostruzione ammonterebbero a 66 miliardi di euro, ma non sono bastati. C’è chi attende ancora le risorse per tornare a rendere agibile la propria casa. Il regista Antonello Matarazzo e il poeta Franco Arminio hanno prodotto uno short movie dal titolo <<Terracarne>> in ricordo del tragico evento presentato in esclusiva su Corriere della Sera.

Le fragili bellezze dell’Irpinia

“Cristo si è fermato ad Eboli” ad un’ ora di strada, più su c’è Avellino. Come tutti i territori che sanno di sud, L’Irpinia che  rappresenta l’osso del capoluogo, cela la sua bellezza nell’asprezza dei  volti e dei paesaggi montuosi e collinari.  Teatro di una straordinaria civiltà contadina e rurale, trattiene la dimensione sentimentale che racconta di una vita legata alla natura, predominio dell’istinto, antichi mestieri e atteggiamenti, passato e tradizione. Una civiltà particolare dove il bisogno crea forme progredite di cultura, e dove la novità della tecnica cede la sua parte alla cultura, o almeno alla tradizione di una cultura. 40 anni dopo, fare memoria è non solo doveroso, ma anche necessario.

Nelle foto: Conza della Campania, Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia e Calabritto fra i paesi maggiormente devastati dal Terremoto nella loro versione di integra bellezza.

Maria Cristina Mazzei

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