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Uccidere un uomo è una cosa che non si cancella

2 ' di lettura

Rocco Schiavone: in attesa delle riprese della quarta stagione

Fonte: crossproductions.tv

Raccontare bene qualcosa che ci appartiene può essere molto difficile. Scendere a patti con la realtà senza intestardirsi ad edulcorarla per farci apparire migliori, questo è Rocco Schiavone. Le rughe che solcano il suo viso raccontano di una realtà personale e italiana profonda, sfaccettata e scomoda, questa si snoda da Roma ad Aosta. La serie è tratta dalle opere letterarie di Antonio Manzini; è incentrata sulla figura di un burbero di mezza età, vicequestore della Polizia. Andata in onda per la prima volta nel 2016, un fulmine a ciel sereno nel panorama italiano. È composta da tre stagioni con una media di quattro episodi ciascuna meno la prima, ne ha sei. Interpretato da Marco Giallini, Rocco è un uomo dall’interiorità complessa, cinica e romanesca, ferita dalla morte improvvisa della moglie Marina, uccisa da proiettili destinati a lui e di cui si sente responsabile, nemmeno le numerose amanti tengono lontani gli incubi. 

Guardie e ladri

Rocco Schiavone
Fonte: mirko.frezza

I modi e le azioni del nostro protagonista sono sempre borderline tra giustizia privata e pubblica quella dell’istituzione di cui fa parte.  “Uccidere un uomo è una cosa che non si cancella”, la profonda verità delle parole pronunciate dall’allucinazione della moglie. In alcuni frangenti, dei cento minuti di ogni episodi, comparirà. Ad Aosta non fanno i tramezzini come a Roma, fa troppo freddo sempre, servono scarpe adatte alla neve e parlano una strana lingua. Sono troppo ligi al dovere, chi è cresciuto nella periferia romana lo sa. Gli amici di una vita di Rocco sono come fratelli, con loro condividi qualcosa oltre il sangue, l’occultamento di un cadavere o “lavoretti” per arrivare laddove la giustizia non arriva, per esempio. Tra guardie e ladri si può essere amici.

La squadra della questura è composta da varie parti d’Italia, compongono un quadretto comico drammatico perfettamente in linea con la serie che smorza un po’ i toni talvolta pesanti. Viene mostrato, inoltre, il lato paterno di Rocco; prende sotto la sua ala Gabriele, un ragazzo dolce ma dalla famiglia problematica, a cui lascerà una discreta somma di denaro e, quando sarà costretto ad allontanarsi dopo il ritrovamento dell’uomo, una casa in affitto.

La produzione

Nessuna luce o musica risulta essere fuori posto nella regia di Michele Soavi che nella terza stagione diventa di Simone Spada, il montaggio è incalzante dove necessario, lasciando rispettoso silenzio a ciò che ha bisogno di tempo. Le spiegazioni si spiegano da sole, le immagini dicono già tutto e le parole non servono per quella realtà neanche troppo romanzata, fatta di mille mozziconi di sigarette.

A causa dell’emergenza sanitaria le riprese della quarta stagione sono slittate di diversi mesi e trovano difficoltà. Sebbene fosse prevista alla fine del 2020 l’uscita, probabilmente ci sarà da mettersi comodi e attendere la ripresa dei lavori.

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