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Il male di San Donato

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Nell’estremo Salento, un relitto culturale rivela il fascino tremendo della pietà popolare meridionale. Montesano Salentino, comune della provincia di Lecce in Puglia, è un luogo desolato e diroccato, dove l’abitudinario silenzio dei malinconici luoghi viene (o per meglio dire veniva) infranto dalle voci lamentose e dal calvario di uomini e donne in preda al male di San Donato.

Le feste patronali odierne, laicizzate ed insterilite perché date in pasto all’industria culturale, si muovono fra processioni anonime ed individualiste, bancarelle, giochi pirotecnici e cantanti pop; facendo così cadere nell’oblio il folklore e la religione -delle “plebi rustiche del Mezzogiorno“- manifesto della loro eterna condizione storica e sociale. Ciò che rimane oggi del rito di San Donato (come di ogni rito religioso attuale) è l’adorazione votiva privata, di chi, toccato dal male cerca appiglio nella fede, tacendo e nascondendo agli altri la scandalosa malattia.

Rimane invece reclusa nel passato, quella forte connessione mimetica degli uomini di fede attraverso cui il male contagioso si dirama per tutto il paese, offrendo agli uomini tutti la possibilità di liberare i malesseri atavici, le repressioni, le angosce che finiscono per assumere forme patologiche. Un’adesione collettiva alla malattia che aveva il diritto di mostrarsi senza alcuna inibizione.

È in estate, tra i giorni più aridi dell’anno, precisamente il 6 e il 7 agosto che viene celebrata la festa patronale. San Donato oltre ad essere protettore degli epilettici è anche invocato come protettore contro il mal di testa e la follia perché una leggenda sostiene che morì decapitato, perdendo dunque la testa. Egli quindi, stranamente, protegge tutti quei “poveracci” che per follia, epilessia, o semplicemente per una forte emicrania “perdono la testa” in senso figurato.

A documentare l’autentico rito di San Donato, Luigi Di Gianni regista-antropologo, fascinato dall’intreccio tra ritualità pagana e cattolicesimo popolare nell’Italia del sud. Nel 1965 pubblicò il docufilm “Il male di San Donato”, in cui si tracciava la condizione magica ed arcaico-rurale del mondo contadino degli anni ’60.

Convulsioni, vere e proprie crisi epilettiche, grida disumane, dolori lancinanti al capo, esperienze allucinatorie ed altri sintomi poco descrivibili a parole, sono il demone maledetto che schiavizzano l’uomo. Nessun farmaco, nessuna soluzione medica o razionale è capace quanto meno di dar sollievo. Così non restava altra soluzione, se non quella di affidarsi completamente nelle mani di un Santo.

Chi di noi crede davvero che le sue proprie malattie fisiche e l’avvicinarsi della morte siano un fatto puramente naturale? Un evento insignificante nella catena infinita delle cause? Anche per il più razionale degli uomini civilizzati la salute, la malattia, la minaccia della morte ondeggiano in una oscura nebbia emozionale.

Maria Cristina Mazzei

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