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Il partigiano Pappalardo

1 ' di lettura

Il partigiano Pappalardo, che fa rima con “soldato palla di lardo”, è una persona semplice, tutto sangue e terra, casa e chiesa, baffi e complottismo. Nasce a Palermo nel 1946, all’indomani di una guerra che dichiara non essere mai esistita. A due anni presenta già i tratti del pugnante legionario: mustacchi folti, un bel gilet e il manuale di dietrologia avanzata per principianti.

Aneddoti


Un giorno mentre sta giocando sul marciapiede con dei camioncini di latta sente uno strillone dire “repubblicaaaa o monarchiaaa?” e lui, che non aveva ancora pronunciato una parola in vita sua, risponde “cù vinci vinci, su tutti cùrnuti!”. Da quel momento la sua vita prende una piega decisa e la sua carriera comincia a delinearsi nitidamente: si laurea in giurisprudenza, entra nelle forze armate, fonda movimenti, concorre a elezioni, organizza proteste e manifestazioni, si laurea in virologia. A proposito di elezioni, non si possono non citare quelle regionali umbre in cui il buon partigiano si candida come presidente alla guida dei Gilet Arancioni; come un ariete ritiene di poter sfondare il muro della politica becera e meschina, ma a causa di un “buttanissimo” golpe riesce a malapena a raccogliere 587 voti che tradotti in percentuale sono poco più dello 0,10% rispetto all’intera platea votante.

Oggi


Eppure il suo progetto della Lira umbra sembrava interessante, tanto da fomentare gli esperti di numismatica che hanno cominciato a proporre modelli per il nuovo conio, partendo dallo scudo fino ad arrivare al tarì. Un partigiano però non si arrende mai!
E così, per lasciarsi alle spalle le scorie del golpe che ha comportato la sua sconfitta alle elezioni, decide di gettarsi nell’agone politico con più decisione. Seguito dal suo manipolo e foraggiato dal malcontento popolare decide di invadere le piazze d’Italia al grido di “la pandemia non esiste”, facendo arrabbiare perfino gli alleati di un tempo – come il turboprotocriptocapitalista Diego Fusaro – che lo accusano di incoscienza e di egocentrismo.
Non mancheranno le repliche, soprattutto sul campo, per il momento però nessuna risposta.


Chi è stato partigiano lo sarà per tutta la vita e questo Antonio Pappalardo lo sa, per questo nel nome della resistenza, non smetterà mai di combattere per tutti noi.

Dario Amighetti

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