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Quando e se torneremo al cinema

2 ' di lettura

“Ma non ti piace proprio niente di questo lavoro?” chiede il piccolo Salvatore. “Uno si abitua, e poi quando senti da qua sopra che il cinema è pieno, la gente ride e si diverte allora sei contento pure tu. Ti fa piacere che gli altri ridano, è come se fossi tu a farli ridere e gli fai scordare le disgrazie e le miserie, questo mi piace.”
Così Alfredo spiegava il lavoro del cinematografo al bambino, che stregato dal Cinema Paradiso, poi diventato “Nuovo” nell’omonimo film di Giuseppe Tornatore del 1988, voleva impararne tutti i segreti.
Oggi, di gente che ride e affolla la sala, non ce n’è.

Il cinema e la pandemia

Il settore del cinema negli ultimi anni ha vissuto, in Italia, un andamento altalenante, con una ripresa importante nel 2019: 13% di presenze in più rispetto all’anno precedente. Anche il 2020 era iniziato bene, ma, del resto come la maggior parte delle attività, ha subito una brusca battuta d’arresto a causa della Pandemia, con il primo DPCM dell’8 marzo. Piccole e grandi sale sono poi tornate a respirare soltanto il 15 giugno, quando hanno potuto riaprire. Le strategie per salvare il settore dalla crisi obbligata sono state diverse, tra cui, oltre alla classica sala, cinema all’aperto in luoghi suggestivi e un ritorno ai drive in, senza nulla a che vedere con le rassegne estive dei paesi di provincia, eterna riproposizione di classici e film usurati. Una seconda possibilità per i titoli che non ne avevano avute durante i mesi di chiusura e un “secondo giro” per i più premiati durante l’autunno precedente. Nonostante la schiera di appassionati della visione in sala e anche i meno affezionati, stanchi della visione esclusivamente casalinga, siano tornati a sedere di fronte al grande schermo, i numeri sono rimasti bassi, andando non oltre i 30 milioni di biglietti venduti. La nuova chiusura indistinta di ogni cinema o teatro, lo scorso 25 ottobre, indipendentemente dal livello di rischio delle singole regioni o territori mette nuovamente il comparto in gravi difficoltà. Per il momento, i film più importanti sono slittati al 2021 e le misure di sostegno per esercizi e lavoratori dovrebbero arrivare grazie al decreto-legge Ristori.

Cosa aspettarsi dal futuro prossimo

Forse non sarà questa la fine del cinema, che da oltre un secolo si adatta ai cambiamenti dell’epoca in cui si trova a proiettare le proprie immagini. Era già successo con l’epidemia di influenza spagnola, che nel 1918 mise in ginocchio ancora una volta, tra gli altri, le sale cinematografiche, favorendo l’ascesa di quelle che oggi sono le grandi companies, le quali rialzarono le sorti del cinema e gettarono le basi per lo studio system di Hollywood. Oggi il rischio è piuttosto, che a rimetterci sia proprio il rito collettivo dell’”andare al cinema”: dalla scelta del film, più agevole e ristretta rispetto alle migliaia di proposte di Netflix o Prime Video, alla corsa per arrivare in orario e non perdere nemmeno i primi minuti di pubblicità, la ricerca della propria poltrona al buio, la visione immersiva e la luce accecante a fine proiezione. Sempre meno sale aperte e una programmazione via via più esigua, direzione suggerita dalle nuove tecnologie che favoriscono la visione da casa anche per i nuovi film in uscita. Questo lo ha capito bene Disney, che ha sperimentato il lancio del suo ultimo film in live action, Mulan, ad un prezzo apparentemente fin troppo elevato sulla piattaforma Disney+, ma che equivale alla spesa di una famiglia che passi il sabato pomeriggio al cinema. La tendenza quindi va sempre più verso un’integrazione verticale, dominata dalle piattaforme digitali, senza passare dalla sala.
A quel punto ritornerebbero attuali le tristi parole del proprietario del Nuovo Cinema Paradiso poco prima di vedere quel luogo demolito: “Ormai, il cinematografo è solo un sogno…”.

Chiara Verra

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