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Un fiore per Antonio, che salì al Sud

3 ' di lettura

Se è vero che Salgoalsud è un ponte, è altrettanto vero che a Parma c’è un ponte dove in qualche modo Salgoalsud è nato.

Quel ponte da nord a sud

Eravamo verso il Natale del 2019. Ed era emerso un problema, che sembra lontano anni luce oggi che la pandemia ci lega e ci svuota: il ricarico delle tariffe aeree per gli studenti fuorisede che si apprestavano al ritorno a casa per le festività. Nell’aula delle nostre lezioni universitarie, la grande maggioranza dei ragazzi e delle ragazze che mi ascoltavano veniva proprio dal Sud. Giovani aspiranti giornalisti che avevano iniziato a scrivermi i loro articoli: sulla politica, sulle vicende internazionali, sui temi del femminile, sullo sport… Ma quel giorno capii che i ragazzi che avevo davanti non erano solo futuri cronisti in qualche parte dell’Italia: erano loro stessi notizia, erano fotografia di un Paese troppo spesso spezzato in due con diverse opportunità e diverse risorse, erano i testimoni di un problema ed erano il problema stesso.

Antonio Turi

Nacque quel giorno un file sul mio pc denominato ParmaSud, con l’ipotesi vaga che la nostra Università potesse far nascere un gruppo e un insieme di “cunti”, come li chiama una scrittrice siciliana affermata e delicata che è Tea Ranno. Un insieme di storie scritte che a loro volta generassero una rete di contatti, notizie e studi per raccontare il Sud al Nord, e viceversa. Poteva restare un’idea astratta, un progetto nato e poi dimenticato come tanti. Ma poi sono successe due cose. La prima è che sono tornato sul Ponte delle Nazioni, quello delle bandiere che è il più vicino alla stazione ferroviaria. E lì ho di nuovo incontrato la storia di Antonio: ho visto la foto di quel ragazzo del sud di 17 anni che era arrivato a Parma da pochi giorni. Quella mattina del 5 maggio 1969 avrebbe dovuto avere in testa solo la ricerca di un lavoro, che forse aveva trovato e verso il quale si stava recando, e i suoi sogni di ragazzo.

Ma quando dal ponte udì le grida di aiuto e vide un pescatore che stava annaspando nelle acque del torrente non ebbe dubbi: una corsa giù per la scarpata e un tuffo nelle acque del torrente Parma, che a volte si fa rigagnolo ma a volte si fa fiume minaccioso e traditore. Fece di tutto, ma nel vano tentativo di salvare il pescatore Antonio Turi finì a sua volta per annaspare nell’acqua, “immolandosi nel generoso tentativo di salvare una vita umana” come è scritto sulla lapide che un anno dopo fu apposta a cura della Gazzetta di Parma. E una foto struggente di Giovanni Ferraguti ritrae la madre di Antonio, giunta da Matera, che si inginocchia a baciare sulla lapide il ritratto di quel figlio generoso e sfortunato.

E la storia continua

Ero già andato su quel ponte proprio il 5 maggio e avevo lasciato sotto la pioggia un fiore, per quella storia che 50 anni prima aveva unito Matera e Parma e che non dovrà essere mai dimenticata. E ripassandoci a distanza di qualche mese pensai che era proprio lì, in quella lezione di coraggio e di altruismo, il vero ponte – anche letteralmente – che ci può renderci uniti in questo meraviglioso quanto travagliato e disunito Paese.

Il resto l’hanno fatto loro. La seconda cosa, infatti, è che ragazze e ragazzi della redazione di Salgoalsud hanno trasformato una semplice idea da laboratorio universitario in avventura di intelligenza e di cuore. Non lo dico per sviolinare (nulla me ne verrebbe in tasca), ma non c’è settimana in cui Salgoalsud non ci proponga riflessioni profonde e importanti, sui tanti sud del mondo e di noi. Che cosa potrà diventare non lo so, ma mi piace pensare che in mezzo a queste ragazze e a questi ragazzi ci sia in qualche modo anche Antonio, con la sua voglia generosa di quel mattino per provare ad essere utile. Mi piace pensare che ci sia con loro la straordinaria bellezza della sua Matera, che oggi è un ammiratissimo presepe di sassi e di luce ma che fu anche straordinario “presepe” di cinema con il Vangelo di Pasolini. Antonio dovette andarsene da quella struggente Venezia di pietra che non dava lavoro e da là arrivò qui nella città del marmo di Antelami: e chissà se avrebbe ammirato un giorno la laboriosità dei Mesi nel Battistero e la scultura – anche quella “cinematografica” – della Deposizione nella Cattedrale.

Antonio ci ha lasciato a sua volta, nella lapide sul ponte, una dolente contemporanea scultura che nei secoli dovrà ricordare il valore della generosità e del pensare agli altri. E oggi a noi, e a questi ragazzi e ragazze fra Sud e Nord, spetta di raccogliere la sua eredità, spetta di trasformare quel ponte sul torrente in un ponte sul web, spetta di seminare cultura e valori. Perché se tutti saliremo al Sud come seppe fare Antonio, avremo davvero e finalmente un Paese unito e migliore.

Gabriele Balestrazzi

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