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La Francia vieterà i voli interni di breve durata, ma è abbastanza?

2 ' di lettura

I più attenti alla cura per l’ambiente sorridono alla notizia arrivata recentemente dalla Francia.  Si è deciso infatti di eliminare i voli per tragitti che in treno, mezzo decisamente più ecologico, si possono coprire in un tempo inferiore a due ore e trenta minuti. Una scelta compiuta in direzione green dunque, approvata dall’Assemblea Nazionale Francese, volta a ridurre l’inquinamento causato dalle tratte aeree più brevi, agilmente sostituibili con un viaggio su rotaie.  Ma è importante considerare, oltre ai manifesti aspetti positivi, i possibili risvolti e punti deboli di questa decisione.

Cosa cambierà e perché

Al momento, le tratte che potrebbero venire soppresse se fosse approvata la misura, riguardano il tragitto Parigi-Bordeaux, Bordeaux-Nantes. In forse anche Lione-Marsiglia e Parigi Rennes per dirne alcune. Si tratta proprio delle distanze che possono essere raggiunte con un treno che impiega meno di 150 minuti. Questa decisione rientra nel piano che ha come obiettivo una riduzione del 40% delle emissioni entro il 2030. I velivoli, infatti, emettono circa 285 grammi di Co2 per chilometro, contro i soli 14 grammi prodotti da un treno.  
La misura, dopo il primo passaggio in Assemblea, dovrà subire la votazione successiva al Senato. Questo a sua volta, in caso di approvazione, ripasserà l’ultima parola all’Assemblea per l’approvazione definitiva.

voli

Sul lato economico

Facile immaginare come una simile iniziativa necessiti di compromessi sul piano economico, e con chi se non con Air France in particolare. Il settore aereo, già messo in seria difficoltà dalla pandemia che ha fatto registrare un calo, solo per gli aeroporti di Parigi, vicino al 70%, con l’aggiunta di questa prospettiva ha necessariamente bisogno di una riorganizzazione. A vantaggio del governo d’oltralpe, il via libera della Commissione Europea per un piano di aiuti francese, pari a quattro miliardi di euro, destinato proprio alla ricapitalizzazione compagnia di bandiera.  Quest’ultima fa parte della Air France-KLM holding, in cui lo Stato partecipa con una quota del 14,3%. Importante infatti ricordare come si tratti pur sempre di un’azienda che dà lavoro a oltre 80mila dipendenti, da tenere in considerazione nel ripensare i trasporti interni alla Francia.

A che punto è l’Italia?

E se a proporre questo provvedimento fosse il governo italiano, si cavalcherebbe in realtà una tendenza già in crescita verso questa direzione. Guardando alle statistiche, nel nostro Paese il treno ha recuperato terreno rispetto all’aereo nell’arco degli ultimi dieci anni. L’Huffington post riporta una crescita nell’ordine di milioni, nel periodo preso in considerazione, sul percorso dell’alta velocità Roma-Milano: da uno a 3,6 milioni. Non un aumento di passeggeri, ma una sempre crescente preferenza espressa per il treno. I passeggeri prediligono ormai anche Milano-Napoli in vagone, ma l’itinerario si complica scendendo ulteriormente verso sud. Per una ripianificazione efficiente ed ecologica dei trasporti, la prospettiva migliore è allora quella di potenziare le corse in treno e migliorare ulteriormente i tempi dell’alta velocità. Diversamente si potrebbe incentivare, come alternativa, il sorgere di piccoli aeroporti che mettano in collegamento le medie città della Penisola.

Ancora non si festeggia

Gli ecologisti ancora non sono soddisfatti di questa disposizione. La richiesta originaria consisteva nell’applicare la strategia ai tragitti percorribili fino ad un tempo di quattro ore. In particolare a non essere soddisfatta è la Convention citoyenne sur le climat, un gruppo istituito dal presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. Si compone di 150 cittadini estratti a sorte, affiancati da esperti sul tema climatico. L’obiettivo della squadra è quello di produrre delle proposte adatte a fronteggiare il cambiamento climatico, tra cui proprio questa riguardante il traffico aereo.

In tal modo, specifica la Convention, limitando i tagli invece che coinvolgere tutti i voli interni -quasi tutti sostituibili con un viaggio ferroviario- il traffico degli aeroporti si ridurrebbe soltanto del 10%. È pur vero che contro questa protesta, non ci sono solo motivazioni economiche: alcune zone risulterebbero più isolate senza una via aerea dedicata, come le città del Massiccio Centrale. Ma bisogna anche considerare i tempi che comportano le dinamiche aeroportuali, da aggiungere all’effettivo minutaggio del volo (solo mezz’ora si impiega per scendere dall’aereo dopo l’atterraggio).
Rischia di essere un ulteriore esempio di greenwashing: nascondere un finto grande progresso per l’ambiente, dietro al minor danno possibile per chi detiene gli interessi economici qui coinvolti. Ovviamente, c’è già qualcuno pronto a puntare il dito contro l’influenza delle lobby delle compagnie aeree.

Chiara Verra

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