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Zaia, i vaccini e le promesse mai mantenute

4 ' di lettura

Alla fine sui vaccini avrò ragione io”. Con questa dichiarazione, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia difende le sue scelte, forte di un consenso che si attesta al 75% e che lo legittima a poter dire tutto e il contrario di tutto, nel giro di pochi giorni. Il governatore – persona di polso – è convinto che sia necessario accelerare il ritmo di somministrazione delle dosi.

La quantità di vaccini destinata alla regione, a detta del presidente, non è sufficiente, poiché “noi in 100 giorni saremmo in grado di vaccinare oltre 5 milioni di veneti”. Affermazione grave se la si analizza dal punto di vista etico: bypassare lo Stato, credersi migliori di esso, o di saper gestire una pandemia in modo più accorto – questo è il messaggio che si intende far passare. Parla così alla pancia degli elettori, ancora legati al motto “Roma ladrona, la Lega non perdona”. A leggere l’affermazione dal punto di vista politico invece, emerge la convinzione di saper fare le cose in modo migliore e più veloce dello Stato, in piena armonia con il fondamento leghista: chi fa da sé, fa per tre. Fare, fare, fare. Senza pensarci mezza volta.

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I fatti

Pochi giorni dopo la proposta di Letizia Moratti, neo assessore lombardo alla sanità, di distribuire i vaccini in base al Pil delle regioni, anche Zaia dichiara: “arriveranno 27 milioni di dosi per i veneti“. Di nuovo parole mirate e contenuto surreale, pronunciate durante una delle quotidiane conferenze stampa, che lasciano i veneti confusi. Zaia insiste. Sostiene ci siano accordi con due case farmaceutiche, per ottenere 12 milioni di dosi da una e 15 milioni dall’altra. Non è chiaro però, se i vaccini siano certificati o meno.
Arcuri, l’ex commissario straordinario per la gestione dell’emergenza epidemiologica, chiede di avere il numero dei lotti per poter verificare l’attendibilità della proposta che i mediatori hanno avanzato a Zaia. Ci si avvicina così al momento apice di questo simpatico siparietto, se non stessimo parlando della salute dei cittadini. Ecco il bello: uno degli intermediari si dilegua e l’altro non ha ancora fornito il numero del lotto, dato necessario per ottenere l’autorizzazione dall’Agenzia italiana per il farmaco (AIFA) e imprescindibile per l’eventuale autorizzazione. Ad oggi non è dato sapere se queste presunte dosi siano mai esistite davvero.

La procedura

La procedura prevederebbe la fornitura del numero di lotto da parte del produttore, un momento di trattativa e l’eventuale acquisto finale. Zaia però, non considera che sarebbe estremamente rischioso acquistare un prodotto salvavita sul mercato parallelo: non si è a conoscenza del viaggio fatto da quei vaccini, non si sa se abbiano rispettato il ciclo del freddo per tutto il tragitto; inoltre, stanno crescendo i tentativi di frode su questo fronte: tanto che l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha avvertito che ci sono diverse segnalazioni di truffatori che si offrono di vendere vaccini ai governi di tutta l’Unione Europea. Si pensa possa trattarsi di dosi destinate a Paesi esteri finite nelle mani di altri oppure può trattarsi di dosi destinate a Paesi che hanno disdetto l’acquisto.

Raccolta delle principali dichiarazioni di Zaia durante la prima ondata: emblematica per capire il suo modus operandi

Ma da dove arrivano gli intermediari?

Un’inchiesta di Piazzapulita ha cercato di far luce sulla faccenda: uno dei fornitori di mascherine del Veneto ha dichiarato di poter fornire anche i vaccini. Il fornitore si è poi rivolto a Luciano Rattà, che Zaia dice di non aver mai visto né cercato. Rattà si presenta come un imprenditore poliedrico: ama il lusso, frequenta personaggi noti ed è titolare di diverse società. Quella attraverso cui doveva avvenire la compravendita di vaccini con il Veneto è la Aesthetic Spa SRL., che ha un capitale sociale di 1000 euro all’anno. La società ha come oggetto sociale molte attività, tra cui la gestione di centri benessere e il commercio online di veicoli nuovi e usati.
Da marzo 2020, con lo scoppio della pandemia, l’attività principale dell’impresa diventa il commercio all’ingrosso di articoli medicali ed ortopedici.

Ma davvero una società con questo fatturato, e una liquidità di 45 euro in cassa, può proporre un accordo da 187,5 milioni di euro alla regione Veneto? Grazie all’inchiesta di Piazzapulita si scopre che la proprietaria della società è una delle figlie di Rattà, a lei e alla primogenita risultano intestate simulatamente anche una grande villa a Rho e una Lamborghini.
Rattà è inseguito dai creditori da un decennio. Ai microfoni di La7 dichiara di avere i vaccini e accusa i giornalisti di essere immorali perché avrebbero raccontato una realtà tendenziosa. A causa loro Rattà non avrebbe potuto vendere le dosi alla regione Veneto. Chiude dicendo: “Se volete fare i moralisti, i buonisti e siete preoccupati per la gente che muore, lasciate che la gente lavori per salvare le persone e non per farle morire“.

Zaia, agire immorale

Il professor Crisanti, il virologo che aveva affiancato Zaia durante la prima ondata e che era poi stato estromesso perché la giunta si era presa tutti i meriti della gestione della pandemia, critica duramente la posizione del governatore: definisce immorale qualsiasi cosa possa danneggiare altre persone. In questo caso i vaccini potrebbero essere contraffatti, mettendo a rischio l’incolumità della popolazione; oppure essere sottratti ad altri, dato che le multinazionali Pfizer, Moderna e Astrazeneca stanno ritardando le consegne ai paesi europei. Inoltre, se tutte le regioni agissero come il Veneto il prezzo delle dosi lieviterebbe: si creerebbe una tensione sul mercato, i prezzi aumenterebbero, e non tutte le nazioni potrebbero permettersi una spesa di questo tipo.

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La narrazione del terrore

Il caso dei vaccini è soltanto uno degli esempi della modalità di agire del governatore del Veneto. Ogni giorno alle 12.00 la sua conferenza stampa viene trasmessa da tutte le tv locali e in diretta streaming. Si approrpia di uno spazio concesso, ma a mettere in fila i temi espunti di volta in volta, ne viene fuori una narrazione del terrore: il primo focolaio a Vo’ Euganeo, i primi morti, il morbo che dilaga, il terrore dei contagi, le famiglie in isolamento, le scuole chiuse, i negozi con le serrande abbassate e ora i vaccini che tardano ad arrivare. Si propone così come figura di riferimento alla gente: si rivolge alle famiglie, aggiornandole sull’andamento del contagio. Utilizza termini chiari, semplici e immediati, ricorre spesso all’uso del dialetto in captatio benevolentiae e diventa così uno del popolo.

Da buon padre di famiglia, pur di fare bene ai propri figli, è disposto a ricorrere al mercato parallelo, purché si abbiano i vaccini. Ogni contraddizione in parole sragionate, viene sistematicamente ignorata.

Avete fatto un’inquisitoria contro il Veneto, avete deciso che è immorale, che è sperequativo, che non si fanno ste robe perché è da bambini cattivi. Fate una festa senza l’invitato… cioè senza festeggiato!

Zaia commenta così l’indagine di Piazzapulita

La prossima volta che si sentirà escluso dalla festa, governatore, si ricordi che il protagonista non è lei!

Erica Marconato

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