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Covid e disturbo alimentare: in nove mesi boom di DCA

4 ' di lettura

«Mi trovo a casa con la paranoia da cibo. La sto vivendo male».

«Sono tornata a casa coi miei quindi devo sottostare ai loro ritmi alimentari e mi spaventa».

Vomito. Abbuffate. Restrizioni. Sensi di colpa. Attività fisica compulsiva. Controllo. Perdita del controllo. Questo fa parte della vita di chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare, o DCA.

Sono aumentati del 30% durante il periodo dell’emergenza coronavirus i casi di disturbi alimentari, così come il loro tasso di mortalità, stando ai dati forniti da Laura Dalla Ragione, direttrice del Centro Disturbi del Comportamento Alimentare Palazzo Francisci di Todi.

«Durante il lockdown sono aumentati i casi di esordi della malattia e si sono aggravati quelli preesistenti» riferisce, la dottoressa Dalla Ragione, in un’intervista al Messaggero Umbria.

Ritrovarsi costretti tra le mura di casa, con la sospensione o l’allentamento delle terapie causati dal lockdown, è stato, per molte persone affette da disturbi alimentari, un fattore aggravante della malattia. Sono però anche tanti i nuovi casi, non diagnosticati in precedenza, di chi ha sviluppato questo tipo di disordini proprio in quarantena: «i DCA hanno origini traumatiche e la situazione legata alla pandemia è certamente un trauma».

«Si parla solo di fare dieta, di quanto prenderemo in questa quarantena e ho la testa che scoppia»: così scrive una ragazza affetta da un DCA. L’ironia sui supermercati svuotati, sull’improvvisa passione per la cucina che sembra aver coinvolto tutti, le battute sul possibile aumento di peso e il bisogno di fare attività fisica sono stati costanti durante la quarantena.

Prima la Pasqua, poi il Natale. Per molti lauree e compleanni trascorsi in casa. Situazioni in cui il pasto e il cibo sono elementi centrali, impegnative per chi soffre di un disturbo alimentare, senza la possibilità di uscire o di decidere con chi viverle, senza la possibilità di distrarsi. Con la mente focalizzata sul cibo.

Già prima del Covid-19 la situazione era seria, soprattutto per l’abbassamento dell’età media in cui insorgono questo tipo di disturbi. «L’età di esordio dei disturbi del comportamento alimentare si è abbassata ai 7 o agli 8 anni» spiega in un’intervista per Vanity Fair Maruska Albertazzi, sceneggiatrice, filmmaker e attrice. Ha combattuto contro l’anoressia, l’ha vinta e ora si batte per aiutare chi soffre di questo tipo di disturbi e le loro famiglie.

«L’anoressia è la prima causa di morte tra le malattie psichiatriche e la seconda, in generale, per gli adolescenti, dopo gli incidenti automobilistici. Uno studio britannico ha stabilito che il 70% delle bambine di 7 anni si crede grassa e pensa di aver bisogno di dimagrire e che il 50% di loro, entro i 10 anni, avrà iniziato una dieta senza essere seguita da uno specialista. Eppure, solo una piccola parte delle persone con disturbi alimentari riceve una diagnosi. Molte sono malate senza nemmeno sapere di esserlo».

Il disturbo alimentare può inoltre essere causa di suicidio. Queste patologie minano l’intera vita di chi ne soffre, dal punto di vista fisico ma anche e soprattutto psicologico e sociale. Con la pandemia a molte persone sono state sospese le cure e si sono ritrovate da sole a combattere il mostro della malattia, difficile da gestire senza poter mai uscire di casa. Per guarire da un disturbo alimentare c’è bisogno di controllo, di visite mediche e psicologiche. Bisogna monitorare il peso, l’alimentazione e soprattutto l’umore, messo a dura prova dalla situazione attuale.

Allo stesso tempo chi si trovava ricoverato in cliniche private o in ospedale non ha avuto la possibilità di uscire, tornare a casa per qualche giorno o ricevere visite. L’isolamento non favorisce la guarigione di queste patologie, anzi, spesso le aggrava. Anche perché per chi ha un’ossessione è terribilmente pericoloso rimanere tra le mura di casa, senza stimoli e con rapporti limitati.

Ma che cosa sono di preciso i DCA?

«Sono patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo», secondo la definizione che ne offre la Società Italiana di Psicopatologia dell’Alimentazione.

Malattie particolari, molto soggettive e a volte difficili da catalogare. Alcuni dei sintomi possono essere digiuno, restrizione dell’alimentazione, abbuffate, vomito autoindotto, assunzione di lassativi per cercare di contrastare l’aumento di peso, intensa attività fisica con lo stesso scopo. Anche «l’alterazione della propria immagine corporea» è una caratteristica diffusa per queste patologie.

Tra i principali disturbi alimentari ci sono l’Anoressia Nervosa, la Bulimia Nervosa, il Binge Eating Disorder, caratterizzato da abbuffate senza tentativi di smaltimento. Esistono anche «i Disturbi Alimentari Non Altrimenti Specificati (NAS), categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che, pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena».

Ciò che è centrale e comune è l’ossessione per il cibo, la mancanza di un rapporto sano ed equilibrato con l’alimentazione e di serenità. Le cause sono varie e soggettive, e comprendono fattori genetici, psicologici e ambientali. C’è chi non mangia e chi mangia troppo, chi alterna i due comportamenti, chi ingrassa, chi dimagrisce.

Quello che conta è la salute fisica ma anche e soprattutto mentale, fortemente compromessa da queste malattie.

Chi è coinvolto dai DCA?

Potenzialmente tutti. È ormai lontana l’idea che si ammalino solo le modelle e qualche adolescente, che colpiscano solo le persone di sesso femminile e mai qualcuno vicino a noi. I disturbi alimentari non sono rari, coinvolgono uomini e donne, bambine e bambini, persone di tutte le età. A volte sono più facili da vedere, a volte restano invisibili o difficili da notare. Anche persone normopeso possono soffrire di un DCA, persone che sembrano stare bene.

Come già detto in precedenza, molti soffrono di una patologia di questo tipo senza nemmeno saperlo. «La maggior parte dei disturbi alimentari non si vede: si nascondono dentro corpi atletici, corpi che ci appaiono naturalmente magri, si nascondono dietro persone che hanno poco appetito o che mangiano tanto perché si godono la vita. Si nascondono dietro una donna dalle curve morbide che giura che “per un mese non tocco cibo, giuro”. È molto facile, in una società in cui l’industria delle diete vale svariati miliardi l’anno, confondere le acque. È facile far passare per una dieta salutare quello che è, a tutti gli effetti, un disturbo mentale», spiega Maruska Albertazzi.

E io, cosa posso fare?

Se pensi di essere coinvolta o coinvolto in prima persona, se non sei serena o sereno, puoi chiedere aiuto. Parlandone con qualcuno e rivolgendoti a un professionista. Bisogna abbattere il tabù sull’argomento e il frequente senso di vergogna che prova chi soffre di questo tipo di problematiche.

Se pensi che qualcuno intorno a te viva una situazione simile renditi disponibile e presta il tuo aiuto come puoi. Rivolgiti a dei professionisti che ti consiglino sul da farsi. Se pensi di non essere minimamente coinvolto dalla situazione, sappi che stai sbagliando. Ognuno di noi è coinvolto, in maniera più o meno diretta.

Ricordati di essere gentile e comprensivo con chi hai di fronte: non sai cosa sta vivendo né come si sente. E pensaci due volte prima di sputare in testa, dal balcone, a chi esce per fare una passeggiata.

One Comment

  1. Mario Mario 12 Gennaio, 2021

    Non va bene neppure questo articolo.

    L’argomento è giusto ma è molto banale proposto in questi termini.

    Si dice che ora a causa del Covid la gente ha difficoltà a curarsi per anoressia, e altri problemi psicologici che sono legati al cibo.
    Si sarebbe invece dovuto parlare dei tagli alla sanità che rendono impossibile curare non solo questo problema, ma anche tutte le altre malattie, come le malattie oncologiche dove tanti pazienti sono mesi che non fanno più visite.

    Si sarebbe dovuto quindi parlare dei tagli alla sanità che sono iniziati in modo massiccio con Monti, mandato in Italia dall’Europa, proprio quell’Europa che piace al mondo radical chic, lennonistico, salottiero che va alla festa multiculturale ma si guarda bene dal fare amicizia con i neri.

    Quindi il nocciolo della questione sono i tagli alla sanità che è gestita male ovunque in quasi tutti le regione, non solo la Lombardia come ci ricorda il radical chic maximo.

    In Italia c’è un problema sanitario e se guardiamo i soldi che che questo governo Pd-m5s vuole spendere per la sanità sono ancora molto pochi.

    Il tema dei problemi legati all’alimentazione e problemi psicologici che non vengono curati e passati in secondo piano causa covid fanno parte di un tema molto più complesso che sicuramente un certo mondo pseudo intellettuale ha diffcoltà ad ammetere perchè si tratterebbe di dare grosse responsabilità a Monti voluto dalla “cara” Europa.

    Però poi vorrei dire un’altra cosa. Si dice tanto che il problema sono i modelli che la televisione e i giornali ci propongono, il corpo perefetto. Allora mi chiedo l’utilità magari di un giornale locale online che ogni settimana proponeva scatti di modelle che volevano, per gioco e divertimento , fare le modelle, tra l’altro scatti dove il corpo della donna era abbastanza provocante. Un modello di donna quasi perfetto nelle forme.
    Se una lettrice guarda queste immagini di donne magari si guarda allo specchio e non si piace.

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