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La strage di Ciaculli: ultimo atto di una Palermo dilaniata dalla prima guerra di mafia

3 ' di lettura

Corpi dilaniati, fuoco e polvere. Una Alfa Romeo Giulietta piena di tritolo e sette carabinieri morti. Venne scritta una triste pagina di cronaca dell’Italia degli anni sessanta. La strage di Ciacculli fu l’ultimo capitolo della prima guerra di mafia. 

La Palermo criminale degli anni ’60 è una città divisa in due fazioni, i fratelli La Barbera da una parte e Salvatore Greco dall’altra. In mezzo decine di nomi come Tommaso Buscetta; Michele Cavataio, Pietro Torretta. 

Quel giorno – il 30 giugno del 1963 – dopo l’ora di pranzo, verso le 13:30, una telefonata anonima avvisa le forze dell’ordine della presenza di una macchina, un Alfa Romeo Giulietta, nei pressi di Ciaculli, zona situata nelle vicinanze della statale Gibilrossa-Villabate. Un comando di forze dell’ordine si dirige sul luogo per verificare la segnalazione. All’interno dell’abitacolo una bombola di gas collegata ad una miccia bruciata. Gli artificieri concludono le operazioni di disinnesco mettendo in sicurezza l’abitacolo e l’area e allontanano i curiosi giunti sul posto. Da un controllo superficiale, riferiscono della messa in sicurezza e affidano ai carabinieri gli ulteriori controlli sulla vettura. I carabinieri ritornano in direzione dell’auto per concludere le verifiche e, nel momento in cui il tenente Mario Malausa poggia il dito sul cofano spingendo sul pulsante di apertura del portabagagli, si innesca un’esplosione devastante.

Il bagagliaio era stato imbottito di tritolo mentre una bombola, posta sui sedili posteriori, serviva per confondere. L’autobomba era destinata a Salvatore greco. L’esplosione uccide i sette carabinieri in servizio.

Il clima politico da teso diventa impossibile, arriva una durissima condanna verso le istituzioni statali che faticavano ancora, alla soglia degli anni ’60, a riconoscere e dare un’identità al sistema mafioso e a gestirlo come organizzazione radicata. Il due luglio i carabinieri arrivano ad un punto di svolta arrestando, nei pressi del luogo della strage, quaranta persone e diversi carichi di armi. 

La strage di Ciaculli segna profondamente gli apparati dello stato. Si capì subito l’esigenza di dover trattare la mafia come un fenomeno senza precedenti e ad un mese dalla strage furono avviati i lavori per costituire la Commissione Parlamentare Antimafia – che si occuperà esclusivamente di soprassedere le inchieste su fenomeni mafiosi e di associali criminali. 

Nei mesi successivi alla strage lo Stato inizia una dura repressione arrivando, in poco tempo, ad arrestare più di duemila persone. La reazione della mafia fu drastica. Si racconta che nemmeno il pizzo si chiedeva più a Palermo. Salvatore Greco e Tommaso Buscetta scapparono oltreoceano a cercare rifugio e protezione. Sarà proprio Tommaso Buscetta, dopo molti anni, a pentirsi e indicare Michele Cavataio come responsabile della strage di Ciaculli. 

La prima guerra di mafia

Durante la prima metà degli anni ’60 Palermo fu teatro della prima guerra di mafia, che terminerà con il dissolversi dei vari Boss in seguito alla strage di Ciaculli. Sul piatto c’erano i posti d’onore nella commissione generale mafiosa. Il conflitto venne innescato dalle cosche di Resuttana, San Lorenzo e Boccadifalco, con la prima linea costituita da Michele Cavataio e Salvatore Greco contro i fratelli La Barbera, capimafia del centro di Palermo. La guerra si scatenò in seguito alla sempre maggiore potenza che i fratelli La Barbera volevano acquisire per escludere le altre famiglie ed ottenere un posto nella commissione centrale. Il 17 Gennaio scompare Salvatore La Barbera e non verrà mai più ritrovato; il collaboratore di giustizia Antonino Calderone riferirà agli inquirenti che Salvatore fu attirato in inganno da Greco in una riunione della Commissione, dove fu strangolato e seppellito.

La indagini sulla strage di Ciaculli portano ad indagare Michele Cavataio e Tommasso Buscetta assieme a Pietro Torretta e Gerlando Alberti come mandanti dell’autobomba contro la figura di Salvatore Greco. Nel 1984, Tommaso Buscetta, nel frattempo pentitosi, indicherà Michele Cavataio come unico responsabile della strage di Ciaculli

La figura di Michele Cavataio, responsabile della strage di Ciaculli

Michele Cavataio detto Il cobra è stato tra i killer più temuti della prima guerra di mafia. E’ stato lui, attraverso un gioco di colpe, a far scoppiare il conflitto che è culminato nella strage di Ciacculli. 

Nel processo svoltosi a Catanzaro, dopo la strage che portò sette vittime nel corpo dei carabinieri, venne giudicato colpevole e tra i responsabili della prima guerra di mafia. Una volta fuori, il Cobra cercò di ricostituire la Commissione, ma questo durò pochissimo, un nuovo gruppo si era fatto strada nel frattempo. Totò Rina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella sono alcuni dei protagonisti della ricostruzione della Commissione mafiosa degli anni ’70 e del successivo periodo d’oro con le trattative Stato-mafia.

Con il sentore che Cavataio fosse l’artefice della prima guerra di mafia, il 10 dicembre del 1969 un commando travestito da polizia entrò negli uffici di un’impresa edile dove Cavataio era con i suoi uomini. Nessuno scampo per Michele Cavataio, venne lasciato a terra e finito da Bernardo Provenzano in quella che sarà chiamata la <<strage di via Lazio>>

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